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L’austerità salva-crisi penalizza le categorie vulnerabili

sanità

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L’EMPL, la commissione per l’occupazione e gli affari sociali in Europa, è preoccupata per le conseguenze che avranno le misure di austerità adottate per arginare la crisi sulle categorie vulnerabili; al fine di risanare il loro deficit statale, alcuni paesi europei hanno infatti ridotto i servizi di assistenza ad anziani, disabili, donne, minori, e immigrati. I tagli all’offerta non hanno però bloccato la domanda, che è aumentata vertiginosamente: in Europa il numero di persone a rischio di povertà è enorme, quello dei senzatetto è in crescita, e le disuguaglianze sociali sono sempre più marcate.

Il settore socio – sanitario è stato il primo a subire tagli, e, attualmente, nell’Unione europea, gli immigrati irregolari, i lavoratori precari, e quelli occasionali sono spesso esclusi dalle tutele sanitarie. Le donne sono più svantaggiate degli uomini, in particolare quelle migranti, per le quali l’accesso alle prestazioni ginecologiche è problematico; i paesi europei dovrebbero impegnarsi maggiormente nel rafforzare le tutele per la maternità e il lavoro, e per promuovere la parità di genere.
La riduzione dei servizi sanitari si accompagna a un aumento indiscriminato dei costi di farmaci e terapie, che ha costretto molti europei a mettere in secondo piano le spese per la propria salute. I tagli al personale per l’assistenza, appesantiti da una burocrazia farraginosa e da pratiche amministrative troppo complesse, ostacolano l’accesso alle prestazioni sanitarie.

Una recente proposta di Risoluzione parlamentare ha evidenziato l’importanza della prevenzione e dell’informazione per il miglioramento delle condizioni dei più deboli e per combattere la crisi: l’Europa dovrebbe mettere da parte l’austerità ed effettuare investimenti mirati nel sociale, che garantirebbero un beneficio all’intera società.
La risoluzione è stata firmata anche dall’onorevole Tiziano Motti, che è impegnato a diffondere la conoscenza dei diritti dei cittadini tramite le attività della sua associazione Europa dei diritti. L’eurodeputato di Reggio Emilia conduce inoltre da anni una battaglia per la difesa delle categorie vulnerabili, portando avanti numerose iniziative benefiche.

Una categoria ampiamente colpita dalla crisi è quella dei disabili; la diminuzione dei servizi di supporto, che influisce negativamente sulla qualità della vita di queste persone, non è coerente con il raggiungimento del modello di autonomia prescritto nella convenzione dell’ONU, cui dovrebbe sottostare l’Europa.
La riduzione degli investimenti nel sociale colpisce anche gli anziani; in alcuni paesi sono state eliminate le prestazioni assistenziali a lungo termine, e, quando vengono fornite, non sono del tutto gratuite. Per questo motivo, la cura di queste persone viene solitamente effettuata in modo informale da un membro della famiglia, solitamente privo di un’adeguata preparazione e delle conoscenze necessarie.
Nell’UE sono stati registrati numerosi casi di minori costretti ad occuparsi dei fratelli più piccoli o addirittura a badare a un adulto con comportamenti problematici.
I minori sono proprio tra le categorie più oppresse dalla crisi; oggi, circa un quarto di europei è a rischio di povertà ed esclusione sociale, e 25 milioni di essi sono bambini.
In alcuni paesi dell’UE non sono garantite le tutele sanitarie per i più piccoli, come ad esempio le vaccinazioni di base, e la situazione si aggrava nelle zone rurali, spesso isolate.
Infine, è allarmante il numero di episodi di discriminazione e di violenza nei confronti dei più deboli, che si accompagna a una maggiore diffusione delle idee razziste e di odio; esse sono fomentate dalla paura e dalla pressione cui sono costantemente sottoposti molti cittadini europei, e dalla concezione secondo la quale assistere i vulnerabili sarebbe inutilmente costoso.

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L’attività di tutela e divulgazione dei diritti dei consumatori dell’IMCO

diritti consumatori

diritti consumatori

Secondo i dati del 9° quadro di valutazione dei consumatori europei, il Consumer Conditions Scoreboard, la maggioranza di essi non conosce i propri diritti.

Come sostiene anche l’onorevole del PPE Tiziano Motti, questo è dovuto principalmente alla scarsa informazione al riguardo; l’eurodeputato è membro dell’IMCO, la Commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori, che coordina le norme e la libera circolazione delle merci nel mercato unico dell’UE.

Gli obiettivi della Commissione sono descritti nell’Agenda europea dei consumatori, documento nel quale l’Unione europea raccoglie, innanzitutto, la sfida offerta dalla rivoluzione digitale.
Le nuove tecnologie da essa veicolate consentono la diffusione immediata e capillare delle notizie, e possono essere utilizzate per divulgare i diritti del cittadino; a tal proposito è indispensabile che sia rafforzata l’accessibilità di questi strumenti, affinché possano usufruirne anche i disabili e gli anziani.

La semplicità nel reperire informazioni rende allo stesso tempo complicato discriminare quelle utili da quelle che non lo sono; al momento di scegliere come comportarsi in caso di mancato riconoscimento dei propri diritti, purtroppo, la maggior parte dei cittadini si affida a canali come i siti web, che spesso sono poco affidabili.
La scarsa conoscenza delle regole caratterizza anche l’e-commerce, un settore in rapida crescita, in particolare per i prodotti provenienti dai paesi extra-europei. La Commissione per il mercato interno sta rafforzando e diffondendo le norme sugli acquisti online; secondo i dati raccolti risulta infatti che 7 europei su 10 non sanno come comportarsi se ricevono un prodotto che non hanno ordinato.

L’Agenda analizza altri settori chiave nella tutela del consumatore, quali i servizi finanziari, i viaggi e i trasporti, e l’energia.
Lo sviluppo delle tecnologie nel settore finanziario ha condotto alla diffusione dei servizi bancari a domicilio, che semplificano la vita ai cittadini, ma verso i quali si nutre molta diffidenza; quello finanziario è un mercato nel quale c’è poca trasparenza, e necessita di leggi più chiare.
La liberalizzazione nei trasporti ha accresciuto la concorrenza, offrendo molteplici possibilità di scelta al viaggiatore, senza garantirne, però, la sicurezza. Per tutelare concretamente il passeggero si deve operare per eliminare le pratiche sleali e le irregolarità.
Per quanto concerne il settore dell’energia, anche in questo caso la liberalizzazione ha migliorato la vita dei consumatori, dando loro la possibilità di scegliere il proprio gestore. Solo poche persone riescono, però, ad usufruire concretamente di questo vantaggio: la misurazione e individuazione dei consumi effettivi, è un’operazione complessa.
I cittadini europei hanno, inoltre, una ridotta conoscenza delle misure di efficienza energetica e delle energie rinnovabili.

Il settore più importante in una politica dei diritti del consumatore è quello relativo alla sicurezza dei prodotti, dei servizi e degli alimenti.
Un fenomeno preoccupante, al riguardo, è la mondializzazione della catena di produzione; l’85% dei giocattoli, ad esempio, è prodotto in Cina. La mondializzazione abbatte notevolmente i costi, un fattore determinante in tempi di crisi economica, aumentando, però, i rischi.
Il rischio più grave è, attualmente, quello alimentare; l’Unione europea sta potenziando i controlli e le norme in questa direzione, ma c’è ancora molta strada da fare.
Per rendere davvero sicuro il mercato unico occorre la cooperazione delle autorità nazionali e delle forze dell’ordine, all’interno e all’esterno dell’UE, in un processo che deve coinvolgere i consumatori e i produttori di ogni singolo Stato membro.

Creme solari: attenzione alle sostanze tossiche

protezione creme solari

protezione creme solari

È recentemente entrato in vigore il nuovo regolamento dell’Unione europea sui cosmetici, tra i quali sono comprese anche le creme solari. Il rafforzamento della tutela dei consumatori nell’acquisto ed utilizzo dei prodotti cosmetici è molto importante, vista la loro diffusione e le scarse informazioni relative alle sostanze in essi contenuti.
Un cambiamento in tal senso era stato già introdotto qualche anno fa, quando la Commissione europea ha gettato le basi per norme più severe riguardo alle etichette dei cosmetici.

Come spiega l’onorevole Tiziano Motti, durante una puntata della trasmissione “Vivere meglio”, i prodotti solari definiti “a protezione totale” non dovrebbero essere venduti, in quanto riportano un’informazione non veritiera. Motti sottolinea che è impossibile garantire un così elevato livello di protezione, pertanto le aziende dovrebbero invece utilizzare la corretta dicitura “ad alta protezione”.

La creme attualmente in vendita sono in linea con la Raccomandazione della Commissione appena citata – che prevede, tra l’altro, di indicare l’eventuale presenza di filtri che proteggono dai raggi UVA, più dannosi degli UVB perché penetrano in profondità -, ma non con il nuovo Regolamento. Nell’acquisto di un prodotto solare occorre, quindi, scegliere con attenzione, verificando autonomamente che sia un prodotto sicuro e a norma.
Per quanto concerne i metodi di produzione, nei paesi dell’UE vige il divieto di vendita e importazione di cosmetici prodotti da aziende che utilizzano la sperimentazione animale, una pratica disumana che viene utilizzata frequentemente, anche da marchi che si dichiarano cruelty-free. Il divieto tutela anche i diritti degli animali, ai quali può essere evitato questo trattamento scegliendo metodi di testing alternativi, promossi dallo stesso Regolamento.

Le nuove norme prevedono anche una semplificazione nelle indicazioni delle etichette di cosmetici e creme solari. Esse, oltre ad essere scritte in caratteri troppo piccoli, sono incomprensibili per il consumatore medio, che non conosce le denominazioni chimiche di molti ingredienti contenuti nei prodotti. Le nuove etichette dovranno, quindi, riportare in modo chiaro e comprensibile gli ingredienti del cosmetico, la data di scadenza, le precauzioni nell’uso, il paese di importazione e il nome del responsabile del prodotto.

Sono stati, inoltre, eliminati dalle creme solari numerosi conservanti, coloranti, filtri UV e sostanze Cmr, ovvero quelle mutagene, cancerogene o che causano infertilità.
Sono previsti controlli più severi anche per quanto concerne l’impiego di nanomateriali – sostanze di dimensioni inferiori ai 100 nanometri, e per questo facilmente assimilabili dalla pelle –, che è limitato nei cosmetici anti-aging, ma molto comune nelle creme solari.
Si tratta di sostanze tossiche come il biossido di titanio e l’ossido di zinco. Il biossido di titanio, utilizzato anche come additivo alimentare, viene impiegato come filtro che protegge dai raggi UVA, in quanto è molto efficace; la sua capacità di penetrare in profondità e di persistere nei tessuti, però, lo rende altamente tossico e cancerogeno.
Per quanto riguarda l’altra sostanza incriminata, ovvero l’ossido di zinco, è anch’esso dotato di un ottimo potere di filtraggio del sole, ma comporta il terribile effetto di deteriorare le cellule; infatti, le nanoparticelle di questa sostanza assorbono i raggi UV efficientemente, ma nel loro compito rilasciano anche elettroni, i quali producono radicali liberi, che parassitano altre molecole, danneggiandole.

Il 112 come strumento per tutelare gli anziani e i disabili

112-Carabinieri

In molti Stati membri dell’Unione europea, l’azione di supporto agli anziani e ai disabili, da essi svolta, non riesce a soddisfare tutte le pressanti necessità di queste due categorie svantaggiate.
Recentemente, alcuni eurodeputati, tra i quali l’onorevole del PPE Tiziano Motti, hanno richiamato l’attenzione della Commissione europea su un aspetto di questo problema, tramite un’interrogazione parlamentare. Essa è uno strumento diretto di controllo parlamentare sull’operato delle istituzioni e degli organi dell’Unione europea, e consiste nella richiesta di informazioni riguardo a una notizia e agli eventuali provvedimenti che l’UE intende prendere in merito.
Gli eurodeputati hanno posto alla Commissione alcuni quesiti riguardanti il potenziamento del numero di emergenza 112 – che era stato oggetto di una risoluzione parlamentare del 2011, – quale strumento di supporto per tutti i cittadini dell’UE, poiché solo il 27 % di essi ne è a conoscenza. Hanno chiesto, dunque,  alla Commissione di agire per sostenere i paesi membri nel mettere in atto campagne di promozione e sensibilizzazione sull’utilizzo del 112, e che ne fosse, inoltre, garantita l’accessibilità anche ai disabili e agli anziani.
L’eurodeputato Tiziano Motti, tramite la sua associazione Europa dei diritti e la Fondazione Tiziano Motti, svolge da tempo un’attività di informazione e di aiuto ai cittadini, per quanto concerne i loro diritti e i servizi a loro disposizione sul territorio; in tal senso, Motti pone una particolare attenzione verso le categorie svantaggiate, quali i minori, le donne, gli anziani  e i disabili. L’europarlamentare, tra l’altro, è promotore del progetto Mobilità Gratuita, che sopperisce al servizio di trasporto disabili, nei comuni che non sono in grado di fornirlo.

Molti stati membri dell’UE, Italia compresa, non hanno trovato una soluzione definitiva al problema degli anziani che vivono da soli, che con l’estate diventa più urgente.
Una persona anziana con mobilità ridotta, o affetta da gravi patologie, così come una persona disabile, non può vivere da sola, in quanto ha bisogno di un ausilio costante per poter svolgere le normali attività quotidiane. A tal proposito, le residenze e gli istituti di cura privati o comunali, o le assistenti familiari, possono risolvere il problema, ma non tutti gli anziani possono permettersi una spesa del genere.
Il numero degli anziani che vivono da soli è piuttosto alto: questo avviene, oltre che per i già citati motivi economici, perché molti di essi non hanno figli o un coniuge che si occupi di loro, o perché, purtroppo, le persone a loro care li lasciano soli. L’abbandono più grave che essi subiscono, però, è da parte delle istituzioni, le quali, a causa dei continui tagli alle spese, sono costrette a  relegare il sociale in secondo piano.
In estate le cose si complicano, in quanto, oltre al fatto che la città si svuota e i servizi diminuiscono, arriva il caldo, e gli anziani sono tra i soggetti più a rischio di malori e disidratazione. Per questo motivo, numerose associazioni di volontariato e strutture comunali organizzano iniziative di prevenzione e supporto. Si tratta, innanzitutto, della distribuzione di vademecum per difendersi dal caldo; in parallelo a queste guide, esse offrono anche attività ludico-ricreative o laboratori, assistenza sociosanitaria e psicologica, e una serie di preziosi gesti di aiuto all’anziano, come ad esempio tenergli compagnia, o fare delle piccole commissioni per lui.
Per quanto vitali per il buon funzionamento della struttura sociale, queste iniziative non garantiscono, però, la sicurezza degli anziani e dei disabili nei contesti di emergenza; per questo motivo, è indispensabile che la richiesta fatta durante l’interrogazione parlamentare, inerente al potenziamento del 112, sia seguita da un concreto cambiamento.

Lo zucchero nascosto nelle etichette alimentari

zuccheroLo zucchero è una delle sostanze più utilizzate nei cibi industriali. Se le etichette alimentari fossero più chiare e leggibili, i consumatori potrebbero verificare con i loro occhi la veridicità di questa informazione, ma purtroppo non è così. Numerose aziende  produttrici nascondono la reale percentuale di zucchero contenuta negli alimenti, utilizzando strategie di marketing ben collaudate, e approfittando della generale disinformazione e inconsapevolezza alimentare. Molte persone, infatti, non sanno con esattezza come venga ottenuto lo zucchero contenuto negli alimenti, e quali effetti ne provochi l’assunzione, ma ne conoscono soltanto il potere dolcificante. Le industrie alimentari utilizzano diversi tipi di zuccheri: bianco, di canna, fruttosio, glucosio, aspartame, xilitolo, il miele, stevia, melassa, ecc., ma il più usato è quello raffinato, che, tra l’altro, è anche il più conosciuto. Apprendere come si ottiene e quali siano le caratteristiche nutrizionali di questa sostanza è, dunque, fondamentale.

Lo zucchero bianco è il prodotto di un elaborato processo di raffinazione della canna o della barbabietola da zucchero, che gli toglie progressivamente le sostanze nutritive; nello stesso processo, al prodotto vengono inoltre aggiunte sostanze dannose per l’organismo, come il bario, l’anidride carbonica e l’anidride solforosa, quest’ultima utilizzata al solo scopo di fargli assumere il caratteristico colore bianco.
Durante la lavorazione, lo zucchero perde i nutrienti essenziali, in particolare il calcio; per questo motivo, cercherà di sottrarlo dal corpo, indebolendo, oltre ai denti e alle ossa, l’intero organismo, dato che questo elemento è responsabile del buon funzionamento del sistema immunitario. E’ proprio per questo motivo, oltre che per il suo alto apporto calorico e per i suoi effetti negativi sul tasso glicemico, che molti produttori cercano di mascherare la  presenza dello zucchero negli alimenti.

Durante una puntata delle trasmissione Vivere Meglio, l’eurodeputato Tiziano Motti è stato interpellato da uno spettatore che aveva notato alcune ambiguità nell’etichetta di un alimento. Motti ha spiegato che, alcune aziende, per occultare la quantità di zucchero presente in un alimento, ricorrono all’escamotage di elencare gli zuccheri singolarmente – ad esempio: saccarosio, glucosio, fruttosio – per non rivelarne la percentuale complessiva contenuta.
C’è dunque da chiedersi come ci si possa tutelare dagli inganni delle industrie alimentari.
Il primo strumento di difesa, che lo stesso onorevole del PPE ha sempre messo al primo posto nella sua attività politica e sociale, è l’informazione; per Motti uno dei diritti più importanti dei cittadini è poter conoscere e scegliere ciò che si mangia.
Un secondo passo verso la consapevolezza alimentare è, inoltre, quello di osservare con attenzione le etichette dei cibi, e di riflettere sui messaggi veicolati dalle pubblicità.

E’ di pochi mesi fa il caso di una famosa azienda produttrice di marmellate, che è stata multata per aver divulgato pubblicità ingannevole e informazioni non veritiere sulle etichette dei propri prodotti. Per quanto l’azienda in questione possa essere  considerata“virtuosa” proprio per il fatto di non utilizzare zucchero bianco, coloranti, additivi e altre sostanze dannose per l’organismo, a onor del vero bisogna dire che non è stata fino in fondo trasparente nei confronti dei consumatori; le etichette dei prodotti in questione, che riportavano la dicitura “senza zuccheri aggiunti”,  inducevano infatti  le persone a credere che i prodotti fossero dietetici o adatti ai diabetici, anche se non era così.
Secondo il Regolamento (CE) n. 1924/2006  del Parlamento europeo e del Consiglio dell’Unione Europea, se un alimento contiene in natura zuccheri (come quelli della frutta), nella sua etichetta dovrebbe figurare la dicitura “contiene in natura zuccheri” , prescrizione che l’azienda non ha rispettato.
Il caso delle marmellate senza zuccheri aggiunti mostra quanto sia importante il potere dei messaggi trasmessi al consumatore, e lo invita, ancora una volta, a tenere gli occhi aperti.

Abbandoni estivi: chi tutela i diritti degli animali?

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In Italia, il fenomeno dell’abbandono degli animali in estate è molto frequente e non accenna a diminuire. Questo a causa della diffusa concezione secondo la quale gli animali sarebbero equiparabili ad oggetti o a giocattoli animati, e della scarsa efficacia delle leggi a loro tutela. Il nostro paese è l’immediato riferimento di queste informazioni, ma nel resto dell’Unione Europea le cose vanno anche peggio, specie per quanto concerne il trattamento che viene riservato ai randagi. Lo scorso anno, infatti, l’eurodeputato del PPE Tiziano Motti, tramite un’interrogazione parlamentare, ha denunciato i terribili maltrattamenti subiti dai randagi in paesi molto vicino al nostro, ossia la Romania e la Spagna. Motti ha inoltre chiesto al Parlamento Europeo di agire per fermare il lungo massacro di cani che si stava perpetrando in Ucraina per “liberare” gli spazi adibiti ad ospitare gli Europei di Calcio.

Il problema del randagismo – per quanto questo sia palesemente in contraddizione con l’art. 13 del trattato di Lisbona che definisce gli animali esseri senzienti – non rientra fra le competenze dell’UE, bensì è di competenza dei singoli Stati membri.
Cosa fa, dunque, l’Italia per tutelare gli animali domestici? Nel nostro paese ci sono due leggi di riferimento: la prima è la 281/1991, che rende obbligatoria la sterilizzazione dei randagi, mentre la seconda è la 189/2004, che rende perseguibile il reato di maltrattamento di animali, prevedendo per esso una pena fino a 15 mesi di detenzione e una multa da 3000 a 18000 euro.
Purtroppo, basta guardarsi intorno per rendersi conto che queste norme non vengono rispettate: i canili, ad esempio, sono sempre più pieni del dovuto, con tutte le conseguenze che questo comporta; come ha denunciato lo stesso Motti durante una puntata della trasmissione Vivere Meglio, i gestori dei canili hanno tutto l’interesse ad averli pieni, in quanto lo stato garantisce loro una quota per ogni animale ospitato.

Viste le numerose inadempienze, è evidente che anche il fenomeno dell’abbandono estivo non sia oggetto di effettiva tutela; devono dunque essere i singoli cittadini a difendere gli animali e i loro diritti, optando per soluzioni alternative a questa pratica disumana, o segnalando eventuali episodi di abbandono.
Chi possiede un cane o un gatto, e vuole portarlo con se in vacanza, può infatti scegliere di alloggiare in un albergo attrezzato per ospitare animali domestici; esistono inoltre numerose spiagge italiane che accettano cani.  Si può invece decidere di affidare il proprio animale alle cure di una pensione o di un’associazione specializzata, ma è prima indispensabile raccogliere informazioni su di essa e fare un sopralluogo per verificare che al suo interno si garantisca una sistemazione dignitosa e un nutrimento adeguato agli ospiti, e che non li si lasci soli per troppe ore al giorno.

Per quanto concerne, invece, gli episodi di abbandono, nel caso in cui si assista a uno di essi, o si trovi un animale impaurito sul ciglio della strada, è dovere morale (di ognuno) prestargli soccorso.
Nel primo caso, si dovrebbe documentare l’accaduto o memorizzare più informazioni possibili dell’evento; questo, al fine di sporgere denuncia, perché l’abbandono rientra nel reato di maltrattamento degli animali.
Nel secondo caso, occorre chiamare il 112 o il 115, oppure due numeri più mirati, che sono l’ 800.25.36.08, ossia  il servizio avvistamento cani in pericolo, oppure il 3341051030, il numero del team anti-abbandono.
E’ inoltre molto utile diffondere la notizia del ritrovamento sui social network, perché qualcuno potrebbe leggerla e decidere di prendersi cura dell’animale abbandonato.

Save the Children lancia l’allarme: in Italia 1 bambino su 3 è a rischio povertà

L’Italia è uno dei peggiori paesi d’Europa per quanto concerne la tutela dei diritti dei minori. E’ quanto riporta l’ultimo rapporto di Save the Children, che descrive le condizioni di vita precarie in cui vertono migliaia di bambini nel nostro paese.
In quanto stato membro dell’Unione Europea , l’Italia dovrebbe vigilare sulla tutela dei diritti dell’infanzia, che sono parte integrante dei diritti dell’uomo, ma essa non adempie ai suoi doveri.
Nel nostro paese, infatti, si calpestano quotidianamente le esigenze fondamentali di moltissimi bambini, ai quali non viene garantita un’alimentazione adeguata, né tantomeno il diritto alla salute e all’istruzione, precludendo dunque loro la possibilità di trascorrere un’infanzia serena.
L’eurodeputato Tiziano Motti è impegnato da anni nella battaglia per la difesa dei diritti dei minori, tramite la sua associazione Europa dei Diritti, la quale ha lo scopo di tutelare le categorie svantaggiate e mediante la sua attività politica.
L’europarlamentare ha inoltre ottenuto dal Parlamento Europeo l’approvazione di una risoluzione per la messa in atto di un sistema informatico volto a proteggere i bambini dal pericolo della pedopornografia online, che è un problema ampiamente diffuso nei territori dell’UE .

Non è un paese per bambini
Secondo l’ultimo rapporto di Save the Children, Allarme infanzia, in questo momento l’Italia è uno dei paesi peggiori d’Europa in cui essere bambini, con 720mila minori che vivono in assoluta povertà. In termini pratici,

significa che questi bambini non hanno abbastanza da mangiare, non usufruiscono dell’assistenza sanitaria di base, compresi i vaccini più importanti e i controlli all’udito e alla vista. Inoltre in molti casi non vanno a scuola o se ci vanno sono troppo affamati o turbati per concentrarsi. Significa anche che non vivono la loro infanzia come dovrebbero poter fare, perché sono troppo occupati a sopravvivere. L’ultimo rapporto di Save the Children per l’Italia è a dir poco deprimente.

Il 20 maggio l’ong ha organizzato manifestazioni di protesta in sedici città, facendo sfilare i bambini davanti ad alcuni dei più importanti monumenti del paese. Davanti alla torre di Pisa portavano sagome di cartone di bambini a rappresentare la generazione perduta del paese e cartelli con scritte come “Ci avete rubato il futuro” e “Ci state rubando il cibo”. L’iniziativa, che continuerà fino al 5 giugno con manifestazioni di sensibilizzazione in tutto il paese, vuole essere un campanello d’allarme per i politici. Gli organizzatori sostengono che se non si interverrà al più presto, un numero sempre maggiore di bambini e adolescenti italiani rischierà di avere un futuro senza speranza.

L’Italia è molto al di sotto della media europea in base ai dodici indicatori socioeconomici standard per l’infanzia. Tra questi ci sono il livello di nutrizione, l’accesso regolare all’istruzione, l’inclusione sociale, le condizioni economiche generali e le opportunità di lavoro future. In Europa, solo la Grecia e la Bulgaria hanno una situazione peggiore. “Siamo preoccupati per il futuro dei bambini di questo paese”, ha dichiarato Valerio Neri, direttore generale di Save the Children Italia. “In base a tutti gli indicatori, le prospettive dei ragazzi italiani sono estremamente negative”.

La crisi economica complica le cose. Il rapporto di Save the Children denuncia un preoccupante tasso di abbandono scolastico, il che significa che la crisi attuale si ripercuoterà anche nei prossimi anni, quando i bambini italiani diventeranno adulti e rischieranno di essere poco istruiti e senza alcuna specializzazione. Un ragazzo su cinque – il 18 per cento degli adolescenti – lascia la scuola dopo le

medie, intorno ai 14 anni, per andare a lavorare nel mercato nero o nell’azienda di famiglia, o per occuparsi dei fratelli più piccoli, per permettere ai genitori di guadagnarsi da vivere. La media europea è del 10 per cento. A volte lasciano la scuola perché i genitori non riescono più a pagare i libri, i pasti e il trasporto o

peggio ancora perché si vergognano di non avere vestiti e scarpe adeguati. Tra quelli che completano il corso di studi superiore, solo una minima parte, meno del 30 per cento, si iscrive all’università. E se riescono a finire l’università, devono affrontare un tasso di disoccupazione che per i laureati è intorno al 40 per cento. Alla luce di queste statistiche, non c’è da stupirsi se, a livello di opportunità educative, l’Italia è al quart’ultimo posto in Europa, seguita solo da Malta, Portogallo e Spagna. Ma forse la cosa più grave che emerge dal rapporto di Save the Children è che lo stato italiano ha praticamente abbandonato i suoi giovani.

L’Italia è ventiduesima su 27 nella lista degli stati che non garantiscono servizi adeguati per i bambini. Solo due su dieci frequentano nidi e asili pubblici, per cui spesso i genitori non possono lavorare perché devono occuparsi di loro. A parte i

servizi, in Italia stanno diminuendo anche i parchi giochi e gli spazi verdi a causa della cementificazione dovuta all’espansione delle industrie. Save the Children calcola che sette bambini italiani su cento crescono vicino a fabbriche inquinanti. E quando ci sono i servizi, spesso le famiglie sono troppo povere per offrire ai loro figli le opportunità più basilari. Nell’ultimo anno, quasi il 20 per cento di loro non è mai stato al cinema, e

più del 25 per cento non pratica nessuno sport, anche perché la crisi ha costretto le scuole a tagliare i programmi sportivi. Più del 33 per cento dei ragazzi italiani dai 6 ai 17 anni non ha mai usato internet e quasi il 36 per cento non ha mai usato un computer. Ma la cosa più grave è che il 39,5 per cento non ha mai letto un libro. Save the Children, e altre ong, hanno avviato una serie di iniziative di base nelle città più povere. In alcuni casi, come a Bari, offrono assistenza gratuita ai bambini per permettere alle madri di cercare un lavoro. Altri programmi mirano alla costruzione di parchi giochi nei quartieri dove i ragazzi che non vanno a scuola possano incontrarsi e socializzare, per sviluppare le capacità linguistiche e aprirsi a nuove idee.

In Italia si moltiplicano le iniziative per insegnare ai genitori come nutrire correttamente i bambini anche con risorse limitate. Save the Children ha chiesto ai genitori di scrivere un messaggio sul futuro dei loro figli da postare sul sito della campagna. Uno dei più commoventi recita: “I bambini sono le creature più pure che esistono…hanno diritto di vivere in pace e, soprattutto, noi abbiamo il diritto di fare l’impossibile per realizzare i loro sogni”. Purtroppo, in alcune zone d’Italia, sopravvivere all’infanzia è diventato l’ostacolo più difficile da superare.