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Usato, riciclo e baratto, le basi per un’economia più sostenibile

riciclo riuso

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La tendenza ecologica del riuso, che da anni coinvolge numerosi paesi europei, si sta diffondendo rapidamente anche in Italia. Dopo i primi anni di crisi economica, che di riflesso è diventata quasi “crisi personale” di ognuno, le persone hanno deciso di cercare soluzioni alternative e intelligenti al loro limitato potere d’acquisto. Il tradizionale commercio di oggetti usati si sta trasformando in qualcosa di più: è diventato un gesto sostenibile, grazie al quale lentamente si delineano i contorni di una società più ecologica e meno disposta a sprecare.

Secondo i dati del IV Rapporto Nazionale sul Riutilizzo, gli utenti dell’usato sono circa il 48 % degli italiani, e le persone impiegate nel comparto sono 80.000. Si vendono soprattutto capi d’abbigliamento, in particolare per bambini, mobili, piccoli elettrodomestici, complementi d’arredo e oggettistica per la casa in genere, mentre i settori del collezionismo e del superfluo sono in calo rispetto a qualche anno fa.

L’unico ostacolo a questa forma di economia sostenibile è l’informalità del 70% dei “negozi”; molti venditori protestano infatti per la mancanza di un’adeguata legislazione che tuteli la loro attività di riutilizzatori, e che potrebbe essere utile anche per inserire i mercati dell’usato tra i progetti di utilità sociale nelle città o nelle zone cittadine più povere. A Roma e Milano, ad esempio, molti disoccupati e cassaintegrati, insieme a studenti e a lavoratori precari, hanno ideato progetti di riconversione partecipata di industrie fallite, che sono basati sul riciclo creativo.
Il valore sociale del riuso è in linea con il concetto di crescita sostenibile promosso dall’onorevole Tiziano Motti. L’eurodeputato del PPE è impegnato da anni nell’attività di tutela dei diritti dei cittadini, che porta avanti tramite le iniziative della sua associazione Europa dei diritti e il progetto editoriale di comunicazione sociale Noi cittadini.

L’acquisto dell’usato cresce rapidamente anche online; la rete è un efficientissimo canale di contatto tra domanda e offerta di un oggetto, in particolare di quelli del “riciclo”. Oltre ai tradizionali siti di vendita e di aste online che vanno per la maggiore, il web offre sempre nuove alternative, come il portale senzaNeuro, che permette alle persone di barattare oggetti gratuitamente. Il progetto unisce il valore del risparmio, e l’intraprendenza di due giovanissimi ragazzi che si sono inventati un lavoro, all’etica, in quanto l’iniziativa sostiene un ideale basato sui concetti di condivisione e comunità.

Il riutilizzo degli oggetti può assumere inoltre una funzione artistica. Il cosiddetto “upcycling”, che in Italia viene erroneamente chiamato “riciclo”, è una forma di arte che si sviluppa in un circuito aperto, nel quale l’oggetto usato, invece che sparire in quanto “scarto”, rinasce con una nuova funzione. La community Ricreo, ad esempio, è un’iniziativa che consiste nel riutilizzare gli scarti e i rifiuti, dall’umido ai RAEE, per creare complementi d’arredo e oggetti di uso quotidiano in genere; chiunque vi può partecipare con le proprie idee, e l’obiettivo finale è quello di ricreare il “saper fare”e la manualità che sono tipiche dell’artigianato.

In una società in cui ogni cosa è immediatamente a disposizione, e il valore di un prodotto non viene quindi riconosciuto, la conseguenza inevitabile è lo spreco. Le iniziative che danno nuova vita a un oggetto permettono invece di apprendere l’importanza di ogni singolo oggetto con il quale si interagisce nella propria quotidianità.