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Se sono in rete esisto: neknomination e cyberbullismo

CyberBullismoCome sono, oggi, gli adolescenti? Cosa amano, cosa odiano, di cosa hanno paura?
La risposta a queste domande è molto più complicata di quanto si pensi, e non è sufficiente liquidare le stranezze e le contraddizioni dei ragazzi, con un banale “è colpa dell’età”. I fenomeni come la neknomination, la febbre della condivisione di “selfie”, e il cyberbullismo, figli di quest’epoca iper-digitalizzata, sono basati sul comune intento di mostrarsi, farsi apprezzare, di “esistere”, e testimoniano che le aspirazioni e le istanze dei ragazzi dovrebbero essere ascoltate – e comprese -, molto di più.

La neknomination è un gioco che si svolge su Facebook; consiste nel produrre un video nel quale si beve alla goccia una birra o un superalcolico, e si nominano altri amici che devono fare altrettanto, pena l’umiliazione di non avercela fatta, e l’obbligo di pagare da bere.
Il gioco nasce in Australia, e si diffonde viralmente tra i più giovani in Inghilterra, Irlanda e in altri paesi, per poi approdare recentemente in Italia, a Bologna, e diffondersi in molte altre città italiane. I rischi per la salute della neknomination sono evidenti, e alcuni ragazzi ventenni hanno perso la vita per cercare di vincere la sfida. Le bevute sono spesso accompagnate da performance pericolose, come sfidare il traffico, o esibirsi in tuffi acrobatici nell’acqua gelida.

C’è chi ha proposto di censurare i video delle nomination, ma questo sarebbe inutile, e, probabilmente, produrrebbe l’effetto contrario, arricchendo il gioco di un affascinante alone di “proibito”, che lo renderebbe ancora più appetibile agli occhi dei ragazzi. La soluzione non è, dunque, il “proibizionismo.” È invece necessario proporre ai ragazzi modelli alternativi che siano validi, positivi, e credibili, tali da poter scuoter il loro apparente cinismo, la loro disillusione, e, soprattutto, la loro paura di non esistere senza l’approvazione degli altri.
La musica, l’arte, lo sport, l’espressione del proprio corpo e delle proprie potenzialità in genere, sono elementi fondamentali per rafforzare la consapevolezza di sé. La pensa così anche Tiziano Motti che ha finanziato il concorso per giovanissimi autori esordienti “We Write 2013”, un’iniziativa per dimostrare che i ragazzi hanno gli strumenti e la volontà di costruire un futuro migliore. Motti sostiene inoltre l’iniziativa Non fare autogol, che sensibilizza i giovani sull’importanza dello sport, dello stile di vita, e di un’alimentazione sana nella prevenzione delle malattie.

Il bisogno di approvazione influenza le scelte di moltissimi adolescenti; dunque, il suo opposto, il rifiuto, è uno dei loro incubi peggiori, ed è anche ciò che dà potere ai “bulli”, i ragazzini che se la prendono con i compagni di scuola più piccoli o più deboli. La rete, la possibilità di fare video con il cellulare, e, ovviamente, di condividere le proprie “imprese”, hanno creato terreno fertile per il cyberbullismo; con esso, quello che nasce come un gioco, seppure sadico, si trasforma in una prigione per chi lo subisce, come dimostra il caso di cronaca della ragazzina che si è tolta la vita perché i compagni la prendevano in giro sui social, a causa del suo peso.