Archivio dell'autore: Tiziano Motti

Nativi digitali, le opportunità e i pericoli delle nuove tecnologie

internet. minoriI nativi digitali, figli di quest’epoca iper-tecnologica, sono bambini e ragazzi per i quali computer e smartphone sono familiari come qualsiasi altro oggetto con il quale interagiscono nella quotidianità. Essi sono in numero crescente, e la loro età media scende sempre di più, tanto che si parla addirittura di “mobile born”, i piccoli che giocano con il tablet e il cellulare ancora prima di imparare a camminare o a parlare. Poiché le tecnologie fanno ormai parte della vita ordinaria, impedire ad un bambino di conoscerle significherebbe eliminare un aspetto importante del contesto in cui vive; i genitori e gli educatori dovrebbero piuttosto guidare i più giovani verso un uso consapevole di questi strumenti.

Tra i principali rischi inerenti alle nuove tecnologie delle comunicazione ci sono la dipendenza e l’abuso. Esse rischiano di sostituirsi all’esperienza diretta, e di diventare uno scudo con il quale proteggersi dall’interazione concreta con gli altri, piuttosto che semplici appendici di comunicazione e informazione.
Il più grave pericolo cui sono esposti i ragazzi è però quello di usare la rete con leggerezza, in particolare le chat e i social network, dei quali si servono spesso i pedofili per adescare le proprie vittime. Nelle interazioni virtuali, le barriere nei confronti degli estranei sono meno rigide, in quanto si ha l’errata percezione di comunicare in un luogo “sicuro”; ciò che avviene in rete, non è però immune dai rischi del reale, perché se il contesto è virtuale, i protagonisti sono persone in carne e ossa. Questa percezione è perniciosa per tutti gli utenti del web, ma lo è ancora di più per i ragazzi e i bambini, che si lanciano ad altissima velocità sulle strade della rete senza alcuna cintura di sicurezza.

Le insidie del web sono importanti anche per Tiziano Motti, che ha progettato un sistema di allarme rapido europeo per impedire il dilagare della pedopornografia e della pedofilia online. Il presidente di Europa dei diritti, che si sta recentemente dedicando alla carriera musicale, sostiene inoltre iniziative che permettono ai più giovani di esprimere i propri talenti, come il concorso letterario We write 2013, e il recentissimo laverità#talent , un contest nel quale si “remixa” il singolo La verità, e si rappa quello che si pensa della politica.

Al di là del loro “lato oscuro”, le nuove tecnologie possono rappresentare anche un’opportunità, per esempio, se utilizzate come sussidi didattici. L’interazione di strumenti “tradizionali” e tecnologie nella lezione frontale e nello studio, si rivela infatti molto stimolante per i nativi digitali; durante i compiti a casa, inoltre, spesso i ragazzi comunicano con i compagni tramite chat di gruppo, social network, e voip, per scambiarsi opinioni e aiutarsi, e utilizzano il computer e le ricerche in rete per creare elaborati.
C’è chi è preoccupato per questa digitalizzazione delle conoscenze scolastiche, ma occorre tenere sempre a mente che tablet e pc non sono senzienti, né trasmettono emozioni, e dunque non potranno mai sostituirsi al rapporto che si crea tra insegnante e studenti, che è alla base delle dinamiche di apprendimento.

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Ecoturismo nei parchi naturali, educazione ambientale e accessibilità

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L’offerta turistica italiana si sta ampliando grazie ai percorsi sostenibili all’interno dei numerosi parchi del territorio. L’Italia ospita infatti 24 parchi naturali nazionali, e ben 152 regionali, che comprendono 871 aree naturali protette. Le aree naturali protette, conosciute anche come “oasi” o “riserve naturali”, hanno la funzione di tutelare l’identità degli ecosistemi, di conservare gli habitat naturali, e di proteggere le specie vegetali e animali che essi ospitano.
Il patrimonio naturale delle riserve costituisce una ricchezza inestimabile, e deve quindi essere preservato; tuttavia, “preservare” non significa “occultare”, e dunque, la maggior parte delle oasi sono visitabili da moltissimi turisti, desiderosi di fare un’esperienza di viaggio più sostenibile. La crescente domanda di ecoturismo ha costituito, indirettamente, una risorsa decisiva per finanziare le aree protette; nel 2013 i parchi italiani hanno infatti registrato ben 101 milioni di presenze, con un fatturato di miliardi di euro. Si tratta del connubio vincente tra “green society” e “green economy”, e, se il turismo ambientale italiano fosse continuativamente supportato da politiche adeguate, potrebbe crescere ulteriormente, e garantire nuovi posti di lavoro nel settore.
Secondo le informazioni riportate dalla Federparchi, in molti progetti di ecoturismo delle aree protette, la parola “sostenibilità” fa rima con “accessibilità”. A differenza di quel che si pensa, l’accessibilità di uno spazio verde non si può limitare alla costruzione di rampe per agevolare lo spostamento delle sedie a rotelle, bensì deve garantire la fruibilità di uno spazio a tutti, ovvero agli anziani, ai bambini, alle persone disabilità motoria, psichica, sensoriale, ai cardiopatici, ecc. Il progetto di accessibilità “Sentieri per tutti i sensi”, realizzato del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, o quello della Riserva Regionale lago di Penne “Sentiero natura, percorso vita e centro lontra fruibili dai disabili motori, percorso botanico per non vedenti”, ad esempio, sono nati con l’obiettivo di permettere a chiunque di relazionarsi efficacemente con la natura, in base alle proprie personali possibilità percettive e cognitive. L’accessibilità è importante anche per Tiziano Motti, il presidente di Europa dei diritti, che sostiene numerosi iniziative per tutelare le categorie vulnerabili, come il progetto di mobilità gratuita per aiutare i comuni italiani a colmare il vuoto nei servizi, dovuto ai tagli al settore socio-sanitario cui essi sono soggetti.
Le riserva naturali italiane sono inoltre al centro di numerosi progetti di educazione ambientale, uno strumento fondamentale per stimolare la “coscienza verde” dei cittadini. Le iniziative di EA sono basate innanzitutto sull’informazione; da questo punto di partenza, esse si articolano in proposte di tipo esperienziale, come, ad esempio, la partecipazione attiva al lavoro agricolo, o artigianale all’interno della riserva naturale. I più giovani sono coinvolti principalmente attraverso le scuole; esistono alcuni campi scuola indirizzati allo sviluppo di specifiche professionalità, come “Panta rei” del Parco del lago Trasimeno, che permette di approfondire il tema della bioedilizia, oppure il percorso tematico “I paesaggi dell’uomo” del Parco Nazionale delle Cinque Terre, nel quale si apprendono le caratteristiche di un ambiente antropizzato, e dei nuovi equilibri ecosistemici che si vengono a creare a seguito dell’intervento umano.

Se sono in rete esisto: neknomination e cyberbullismo

CyberBullismoCome sono, oggi, gli adolescenti? Cosa amano, cosa odiano, di cosa hanno paura?
La risposta a queste domande è molto più complicata di quanto si pensi, e non è sufficiente liquidare le stranezze e le contraddizioni dei ragazzi, con un banale “è colpa dell’età”. I fenomeni come la neknomination, la febbre della condivisione di “selfie”, e il cyberbullismo, figli di quest’epoca iper-digitalizzata, sono basati sul comune intento di mostrarsi, farsi apprezzare, di “esistere”, e testimoniano che le aspirazioni e le istanze dei ragazzi dovrebbero essere ascoltate – e comprese -, molto di più.

La neknomination è un gioco che si svolge su Facebook; consiste nel produrre un video nel quale si beve alla goccia una birra o un superalcolico, e si nominano altri amici che devono fare altrettanto, pena l’umiliazione di non avercela fatta, e l’obbligo di pagare da bere.
Il gioco nasce in Australia, e si diffonde viralmente tra i più giovani in Inghilterra, Irlanda e in altri paesi, per poi approdare recentemente in Italia, a Bologna, e diffondersi in molte altre città italiane. I rischi per la salute della neknomination sono evidenti, e alcuni ragazzi ventenni hanno perso la vita per cercare di vincere la sfida. Le bevute sono spesso accompagnate da performance pericolose, come sfidare il traffico, o esibirsi in tuffi acrobatici nell’acqua gelida.

C’è chi ha proposto di censurare i video delle nomination, ma questo sarebbe inutile, e, probabilmente, produrrebbe l’effetto contrario, arricchendo il gioco di un affascinante alone di “proibito”, che lo renderebbe ancora più appetibile agli occhi dei ragazzi. La soluzione non è, dunque, il “proibizionismo.” È invece necessario proporre ai ragazzi modelli alternativi che siano validi, positivi, e credibili, tali da poter scuoter il loro apparente cinismo, la loro disillusione, e, soprattutto, la loro paura di non esistere senza l’approvazione degli altri.
La musica, l’arte, lo sport, l’espressione del proprio corpo e delle proprie potenzialità in genere, sono elementi fondamentali per rafforzare la consapevolezza di sé. La pensa così anche Tiziano Motti che ha finanziato il concorso per giovanissimi autori esordienti “We Write 2013”, un’iniziativa per dimostrare che i ragazzi hanno gli strumenti e la volontà di costruire un futuro migliore. Motti sostiene inoltre l’iniziativa Non fare autogol, che sensibilizza i giovani sull’importanza dello sport, dello stile di vita, e di un’alimentazione sana nella prevenzione delle malattie.

Il bisogno di approvazione influenza le scelte di moltissimi adolescenti; dunque, il suo opposto, il rifiuto, è uno dei loro incubi peggiori, ed è anche ciò che dà potere ai “bulli”, i ragazzini che se la prendono con i compagni di scuola più piccoli o più deboli. La rete, la possibilità di fare video con il cellulare, e, ovviamente, di condividere le proprie “imprese”, hanno creato terreno fertile per il cyberbullismo; con esso, quello che nasce come un gioco, seppure sadico, si trasforma in una prigione per chi lo subisce, come dimostra il caso di cronaca della ragazzina che si è tolta la vita perché i compagni la prendevano in giro sui social, a causa del suo peso.

TITOLI TRASH E RISARCIMENTI — Tiziano Motti

 

L’europarlamentare On. Tiziano Motti da anni difende i cittadini risparmiatori che sono stati ingannati e truffati dal sistema bancario nel caso di investimenti in fondi trash e titoli azionari senza fondamentali reali. Segui Tiziano Motti su http://www.europadeidiritti.it

Economia condivisa: quando i beni, gli spazi, e il tempo sono in comune

sharing economy

sharing economy

Il 2014 sarà l’anno della sharing-economy per il nostro paese, come si evince dalla velocità con la quale essa si sta imponendo sul mercato italiano, e dal numero di utenti che stanno contribuendo con entusiasmo a farla crescere.
L’economia condivisa è un ottimo modo per eliminare gli sprechi, in particolare quelli alimentari. A tal proposito, si possono annoverare gli esempi virtuosi della Germania e della Finlandia, che promuovono il food-sharing, e del Belgio, nel quale, per legge, il cibo invenduto dai supermercati deve essere donato alle associazioni di volontariato.
Il consumo collaborativo si sta allargando a molti altri settori, in particolare quello dei beni e degli spazi, e coincide con stili di vita sostenibili, come, ad esempio avviene per il car-sharing nelle grandi città. L’auto condivisa è utilizzata anche per ridurre i costi dei viaggi a lunga percorrenza, e consiste nel prenotare attraverso il web il proprio passaggio, viaggiando con il guidatore, e altri passeggeri.

In Italia sta prendendo piede anche la condivisione degli spazi, tramite il co-housing e il co-working. I progetti di co-abitazione ruotano intorno a nuclei abitativi occupati da famiglie e singoli che sono uniti dal desiderio di vivere in uno spazio sicuro, e in un contesto di solidarietà reciproca. La co-abitazione riguarda spesso un semplice rapporto di scambio, ovvero si offre ospitalità in cambio di aiuto nella gestione di una fattoria o di un agriturismo; l’obiettivo di questa scelta è il risparmio ma, soprattutto, il recupero di un contatto autentico con gli altri, e con la natura.
Il co-working è invece un’ottima soluzione per risparmiare sulle spese di gestione di un ufficio, in primis l’affitto. I coworkers sono solitamente i creativi, i freelance in genere, e le start-up.

Il consumo collaborativo può inoltre essere correlato ad un progetto di cittadinanza attiva, come nel caso della Banca del tempo, un’associazione basata su reti di relazioni e di saperi condivisi. I soci si scambiano ore “virtualmente monetizzate” del loro tempo, che corrispondono a crediti o debiti, e vengono utilizzate per fornire servizi di ogni tipo, dai corsi di cucina alle ripetizioni, fino al volontariato per l’associazione stessa.
L’esperienza italiana delle banche, nate in Emilia Romagna negli anni ’90, si differenzia da quella dell’Europa del nord, nella quale sono state ideate per far fronte alla crisi economica, ed è piuttosto fondata su principi di costruzione di legami sociali basati sulla parità e reciprocità, e su una riflessione sul ruolo delle donne nella società e nel lavoro.
Le iniziative di partecipazione attiva alla vita sociale sono molto importanti anche per l’onorevole Tiziano Motti. L’eurodeputato del PPE è impegnato a far conoscere i diritti dei cittadini con le attività del progetto editoriale di comunicazione sociale Noicittadini, e le sue guide ai servizi per i cittadini e le imprese.

I progetti di condivisione possono infine creare reti di solidarietà tra vicini di casa, e abitanti della stessa strada: è il caso del social-street, nato a Bologna lo scorso anno attraverso Facebook. L’iniziativa sfrutta le potenzialità “virali” del web per tessere tra le persone un legame virtuale di appartenenza ad uno stesso luogo, che si concretizza in pochissimo tempo nella vita reale; il fine è quello di rafforzare la partecipazione alla vita di quartiere, e di far sentire le persone che vi abitano meno sole, e più sicure.

Usato, riciclo e baratto, le basi per un’economia più sostenibile

riciclo riuso

riciclo riuso

La tendenza ecologica del riuso, che da anni coinvolge numerosi paesi europei, si sta diffondendo rapidamente anche in Italia. Dopo i primi anni di crisi economica, che di riflesso è diventata quasi “crisi personale” di ognuno, le persone hanno deciso di cercare soluzioni alternative e intelligenti al loro limitato potere d’acquisto. Il tradizionale commercio di oggetti usati si sta trasformando in qualcosa di più: è diventato un gesto sostenibile, grazie al quale lentamente si delineano i contorni di una società più ecologica e meno disposta a sprecare.

Secondo i dati del IV Rapporto Nazionale sul Riutilizzo, gli utenti dell’usato sono circa il 48 % degli italiani, e le persone impiegate nel comparto sono 80.000. Si vendono soprattutto capi d’abbigliamento, in particolare per bambini, mobili, piccoli elettrodomestici, complementi d’arredo e oggettistica per la casa in genere, mentre i settori del collezionismo e del superfluo sono in calo rispetto a qualche anno fa.

L’unico ostacolo a questa forma di economia sostenibile è l’informalità del 70% dei “negozi”; molti venditori protestano infatti per la mancanza di un’adeguata legislazione che tuteli la loro attività di riutilizzatori, e che potrebbe essere utile anche per inserire i mercati dell’usato tra i progetti di utilità sociale nelle città o nelle zone cittadine più povere. A Roma e Milano, ad esempio, molti disoccupati e cassaintegrati, insieme a studenti e a lavoratori precari, hanno ideato progetti di riconversione partecipata di industrie fallite, che sono basati sul riciclo creativo.
Il valore sociale del riuso è in linea con il concetto di crescita sostenibile promosso dall’onorevole Tiziano Motti. L’eurodeputato del PPE è impegnato da anni nell’attività di tutela dei diritti dei cittadini, che porta avanti tramite le iniziative della sua associazione Europa dei diritti e il progetto editoriale di comunicazione sociale Noi cittadini.

L’acquisto dell’usato cresce rapidamente anche online; la rete è un efficientissimo canale di contatto tra domanda e offerta di un oggetto, in particolare di quelli del “riciclo”. Oltre ai tradizionali siti di vendita e di aste online che vanno per la maggiore, il web offre sempre nuove alternative, come il portale senzaNeuro, che permette alle persone di barattare oggetti gratuitamente. Il progetto unisce il valore del risparmio, e l’intraprendenza di due giovanissimi ragazzi che si sono inventati un lavoro, all’etica, in quanto l’iniziativa sostiene un ideale basato sui concetti di condivisione e comunità.

Il riutilizzo degli oggetti può assumere inoltre una funzione artistica. Il cosiddetto “upcycling”, che in Italia viene erroneamente chiamato “riciclo”, è una forma di arte che si sviluppa in un circuito aperto, nel quale l’oggetto usato, invece che sparire in quanto “scarto”, rinasce con una nuova funzione. La community Ricreo, ad esempio, è un’iniziativa che consiste nel riutilizzare gli scarti e i rifiuti, dall’umido ai RAEE, per creare complementi d’arredo e oggetti di uso quotidiano in genere; chiunque vi può partecipare con le proprie idee, e l’obiettivo finale è quello di ricreare il “saper fare”e la manualità che sono tipiche dell’artigianato.

In una società in cui ogni cosa è immediatamente a disposizione, e il valore di un prodotto non viene quindi riconosciuto, la conseguenza inevitabile è lo spreco. Le iniziative che danno nuova vita a un oggetto permettono invece di apprendere l’importanza di ogni singolo oggetto con il quale si interagisce nella propria quotidianità.

Pignorabilità in casa – Tiziano Motti

 

L’On.Tiziano Motti porta chiarezza sul delicato argomento della pignorabilità degli oggetti in casa anche in situazioni di debiti di un ospite anche in caso di separazioni dei beni. Per scoprire i tuoi diritti e capire come difenderti segui Tiziano Motti su http://www.europadeidiritti.it