Edifici dismessi riutilizzati: nuove opportunità per i cittadini

recupero edifici abbandonati

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In Italia gli edifici abbandonati sono più 2 milioni. Come sostiene la campagna del WWF Riutilizziamo l’Italia che propone il “riuso al posto del consumo di nuovo suolo”, se si assegnasse a queste costruzioni una nuova e utile funzione si eviterebbero un inutile spreco di risorse e di terreno, e numerosi danni all’ambiente.
Nonostante le resistenze all’innovazione e gli ostacoli legali all’utilizzo di edifici dismessi, i progetti di recupero ad opera di associazioni o singoli cittadini si stanno diffondendo sempre più; le iniziative sono imperniate sulla gestione di spazi, ma, soprattutto, sull’azione delle persone, che danno nuova vita a quelle che altrimenti sarebbero solo quattro mura scrostate come tante altre.

Il “Colorificio Liberato” di Pisa ne è un esempio. Lo stabile abbandonato dell’ex fabbrica è stato pacificamente occupato da alcuni attivisti del Progetto Rebeldia, che fanno parte del Municipio dei Beni Comuni, ed è diventato uno spazio di interazione, condivisione, e sperimentazione di nuove forme di cittadinanza. L’esperienza dell’ex colorificio, attualmente in stand – by, è stata citata dal Consiglio d’Europa durante la conferenza “Responding Together”, insieme a tante altre iniziative sociali europee; secondo il Consiglio, l’occupazione dello stabile rappresenta infatti un atto di cittadinanza, in quanto consiste nel rendere attive risorse inutilizzate. I diritti dei cittadini sono molto importanti anche per l ‘onorevole del PPE Tiziano Motti. L’eurodeputato è attivamente impegnato in progetti di informazione e comunicazione sociale come noi cittadini , nel quale si può scaricare gratuitamente l’omonima guida settimanale ai servizi per i comuni e per le imprese, e di sensibilizzazione alle persone sul tema della partecipazione attiva alla vita della società.

Il riutilizzo di costruzioni abbandonate può veicolare anche attività “for profit” , creando nuovi posti di lavoro per i giovani o portando nuove entrate economiche ad un comune. È il caso di Rudere Project, ideato da un gruppo di giovanissimi freelance che trasforma i palazzi abbandonati in stimolanti musei temporanei; con l’aiuto degli entusiasti abitanti di Favara, ad esempio, hanno rimesso a nuovo una palazzina anni ‘40 danneggiata dal terremoto.
L’innovativo evento RIUSA di Firenze, un laboratorio sul tema del patrimonio dismesso e del suo riuso, è stato invece curato dai ragazzi del gruppo
“: esibisco”, che sono specializzati nell’organizzazione di eventi a basso costo per il recupero di spazi cittadini dimenticati.
Lo Spazio Grisù di Ferrara, la prima Factory culturale dell’Emilia – Romagna, rappresenta un interessante connubio tra no – profit e for – profit; l’associazione di riferimento ha trasformato i 4000 mq dell’ex Caserma dei Vigili del Fuoco in un enorme spazio che ospita in coworking “aziende creative meritevoli” di giovani designers, architetti, artisti del 3D, esperti di progettazione sostenibile, case editrici emergenti, ecc.

Le potenzialità degli edifici dismessi hanno infine ispirato i creatori dell’app [im]possibile living una sorta di wikimapia delle costruzioni abbandonate che si arricchisce continuamente di materiale fotografico grazie alle segnalazioni degli utenti, e mira a diventare una comunità per la creazione di progetti di utilità sociale e recupero sostenibile degli edifici.
In Italia ci vorrà ancora molto tempo prima di raggiungere i livelli di città europee come Berlino, nella quale il riutilizzo degli stabili abbandonati è previsto per legge, ma i numerosi progetti italiani e l’entusiasmo con il quale vengono portati avanti sono un chiaro segnale del desiderio delle persone di muoversi in questa direzione.

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