Giocattoli genderizzati: la discriminazione si impara da piccoli

giocattoli

disuguglianza di genere

Nell’Unione europea, la disuguaglianza di genere è un problema comune. È infatti difficile modificare quelle abitudini e convinzioni mentali inerenti al sesso che sono ormai radicate nella società, e veicolate dai media.
La discriminazione si impara già da piccoli, con il gioco; nel contesto ludico, la “sessualizzazione” del giocattolo, come quella di alcune famose bambole che sono vestite e truccate in modo troppo vistoso, si accompagna alla divisione in “giochi da maschi” e “giochi da femmine”, che è evidente dalla disposizione degli oggetti negli scaffali dei negozi, e dai colori che li caratterizzano: rosa e fuxia per le femminucce, e tutti gli altri per i maschietti.

La differenzazione dei giocattoli non è puramente formale, ed è, al contrario, sostanziale, in quanto le ditte produttrici propongono ai più piccoli due specifiche tipologie di divertimenti. Alle bambine sono suggeriti quelli che hanno a che fare con la cura dei neonati, la cucina, le faccende domestiche, l’estetica ed il mondo “da principessa”; i bambini sono incoraggiati ad utilizzare macchinine, costruzioni, armi, e supereroi, e ad essi sono dedicati tutti gli altri giochi, come quelli di abilità, scienza, magia, e informatica. Le donne imparano quindi fin da piccole qual è il loro ruolo nella società, un ruolo anacronistico e limitante, e molte vi rimangono legate da adulte, facendolo diventare una prigione.

I bambini maschi hanno l’opportunità di sviluppare i loro talenti e aspirazioni, ma sono esclusi dall’universo ludico ed “emotivo” femminile. L’immagine di maschio veicolata dalla nostra cultura è collegata ad un concetto di forza, stabilità, potere, ingegno, fermezza, che non ha nulla a che vedere con il contesto “rosa” della cura del corpo, dei più deboli, e della casa, e i maschietti sono quindi portati ad identificare queste attività come “cose da donne”. La dicotomia dei sessi crea rigide barriere nelle menti dei piccoli, che li influenzeranno anche da adulti.

Per allentare i nodi che bloccano lo sviluppo armonico dei bimbi e delle loro potenzialità, occorre partire proprio dal contesto ludico. In America ha riscosso moltissimo successo il gioco delle “bambine ingegnere”, che ha contemporaneamente scatenato il dibattito inerente alla discriminazione; il prodotto è presentato tramite pubblicità innovative e coinvolgenti nelle quali le piccole protagoniste si ribellano allo stereotipo di “principesse rosa” , e si cimentano nella costruzione di un complicato congegno meccanico.

Per quanto concerne l’Europa, come ricorda l’onorevole del PPE Tiziano Motti nella sua risposta all’interrogazione parlamentare sull’eliminazione degli stereotipi di genere nell’Ue, la situazione non è cambiata significativamente dal 1995, anno in cui è stata adottata la Dichiarazione e la Piattaforma d’Azione per arginare l’evidente disparità tra uomo e donna.
L’eurodeputato, che è impegnato in attività di tutela dei diritti delle donne e dei minori, ha proposto alla Commissione di intervenire con azioni mirate alle prevenzione culturale di questo tipo di discriminazione, un fenomeno che coinvolge tutte le fasce d’età.

Tra gli stati europei più attivi in tal senso c’è la Svezia, nel quale, lo scorso anno, la più famosa catena di giocattoli del paese è stata costretta a cambiare il proprio catalogo di Natale per sostituirlo con uno di “genere neutro” . Da circa vent’anni, esistono inoltre numerose scuole svedesi basate sulla pedagogia di genere che registrano ottimi risultati educativi.
In Italia si stanno moltiplicando i progetti sulla non – discriminazione all’interno delle scuole, e hanno una funzione particolarmente positiva alcuni istituti non convenzionali nei quali, al centro del momento educativo ci sono il gioco, l’esplorazione del mondo e l’incontro con l’alterità, in uno spazio di condivisione nel quale non c’è posto per gli stereotipi.

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