Archivio mensile:dicembre 2013

NONOSTANTE TUTTO

Tiziano Motti

Tiziano Motti

 

 

L’europarlamentare On. Tiziano Motti ci spiega alcuni dettagli sui prezzi dei prodotti di prima necessità in un ottica di libero mercato (se fosse veramente libero da lobbies e cartelli..), e gli accorgimenti pratici per aiutarci ad uscire dalla crisi.

http://www.europadeidiritti.it

 

Edifici dismessi riutilizzati: nuove opportunità per i cittadini

recupero edifici abbandonati

recupero edifici abbandonati

In Italia gli edifici abbandonati sono più 2 milioni. Come sostiene la campagna del WWF Riutilizziamo l’Italia che propone il “riuso al posto del consumo di nuovo suolo”, se si assegnasse a queste costruzioni una nuova e utile funzione si eviterebbero un inutile spreco di risorse e di terreno, e numerosi danni all’ambiente.
Nonostante le resistenze all’innovazione e gli ostacoli legali all’utilizzo di edifici dismessi, i progetti di recupero ad opera di associazioni o singoli cittadini si stanno diffondendo sempre più; le iniziative sono imperniate sulla gestione di spazi, ma, soprattutto, sull’azione delle persone, che danno nuova vita a quelle che altrimenti sarebbero solo quattro mura scrostate come tante altre.

Il “Colorificio Liberato” di Pisa ne è un esempio. Lo stabile abbandonato dell’ex fabbrica è stato pacificamente occupato da alcuni attivisti del Progetto Rebeldia, che fanno parte del Municipio dei Beni Comuni, ed è diventato uno spazio di interazione, condivisione, e sperimentazione di nuove forme di cittadinanza. L’esperienza dell’ex colorificio, attualmente in stand – by, è stata citata dal Consiglio d’Europa durante la conferenza “Responding Together”, insieme a tante altre iniziative sociali europee; secondo il Consiglio, l’occupazione dello stabile rappresenta infatti un atto di cittadinanza, in quanto consiste nel rendere attive risorse inutilizzate. I diritti dei cittadini sono molto importanti anche per l ‘onorevole del PPE Tiziano Motti. L’eurodeputato è attivamente impegnato in progetti di informazione e comunicazione sociale come noi cittadini , nel quale si può scaricare gratuitamente l’omonima guida settimanale ai servizi per i comuni e per le imprese, e di sensibilizzazione alle persone sul tema della partecipazione attiva alla vita della società.

Il riutilizzo di costruzioni abbandonate può veicolare anche attività “for profit” , creando nuovi posti di lavoro per i giovani o portando nuove entrate economiche ad un comune. È il caso di Rudere Project, ideato da un gruppo di giovanissimi freelance che trasforma i palazzi abbandonati in stimolanti musei temporanei; con l’aiuto degli entusiasti abitanti di Favara, ad esempio, hanno rimesso a nuovo una palazzina anni ‘40 danneggiata dal terremoto.
L’innovativo evento RIUSA di Firenze, un laboratorio sul tema del patrimonio dismesso e del suo riuso, è stato invece curato dai ragazzi del gruppo
“: esibisco”, che sono specializzati nell’organizzazione di eventi a basso costo per il recupero di spazi cittadini dimenticati.
Lo Spazio Grisù di Ferrara, la prima Factory culturale dell’Emilia – Romagna, rappresenta un interessante connubio tra no – profit e for – profit; l’associazione di riferimento ha trasformato i 4000 mq dell’ex Caserma dei Vigili del Fuoco in un enorme spazio che ospita in coworking “aziende creative meritevoli” di giovani designers, architetti, artisti del 3D, esperti di progettazione sostenibile, case editrici emergenti, ecc.

Le potenzialità degli edifici dismessi hanno infine ispirato i creatori dell’app [im]possibile living una sorta di wikimapia delle costruzioni abbandonate che si arricchisce continuamente di materiale fotografico grazie alle segnalazioni degli utenti, e mira a diventare una comunità per la creazione di progetti di utilità sociale e recupero sostenibile degli edifici.
In Italia ci vorrà ancora molto tempo prima di raggiungere i livelli di città europee come Berlino, nella quale il riutilizzo degli stabili abbandonati è previsto per legge, ma i numerosi progetti italiani e l’entusiasmo con il quale vengono portati avanti sono un chiaro segnale del desiderio delle persone di muoversi in questa direzione.

Giocattoli genderizzati: la discriminazione si impara da piccoli

giocattoli

disuguglianza di genere

Nell’Unione europea, la disuguaglianza di genere è un problema comune. È infatti difficile modificare quelle abitudini e convinzioni mentali inerenti al sesso che sono ormai radicate nella società, e veicolate dai media.
La discriminazione si impara già da piccoli, con il gioco; nel contesto ludico, la “sessualizzazione” del giocattolo, come quella di alcune famose bambole che sono vestite e truccate in modo troppo vistoso, si accompagna alla divisione in “giochi da maschi” e “giochi da femmine”, che è evidente dalla disposizione degli oggetti negli scaffali dei negozi, e dai colori che li caratterizzano: rosa e fuxia per le femminucce, e tutti gli altri per i maschietti.

La differenzazione dei giocattoli non è puramente formale, ed è, al contrario, sostanziale, in quanto le ditte produttrici propongono ai più piccoli due specifiche tipologie di divertimenti. Alle bambine sono suggeriti quelli che hanno a che fare con la cura dei neonati, la cucina, le faccende domestiche, l’estetica ed il mondo “da principessa”; i bambini sono incoraggiati ad utilizzare macchinine, costruzioni, armi, e supereroi, e ad essi sono dedicati tutti gli altri giochi, come quelli di abilità, scienza, magia, e informatica. Le donne imparano quindi fin da piccole qual è il loro ruolo nella società, un ruolo anacronistico e limitante, e molte vi rimangono legate da adulte, facendolo diventare una prigione.

I bambini maschi hanno l’opportunità di sviluppare i loro talenti e aspirazioni, ma sono esclusi dall’universo ludico ed “emotivo” femminile. L’immagine di maschio veicolata dalla nostra cultura è collegata ad un concetto di forza, stabilità, potere, ingegno, fermezza, che non ha nulla a che vedere con il contesto “rosa” della cura del corpo, dei più deboli, e della casa, e i maschietti sono quindi portati ad identificare queste attività come “cose da donne”. La dicotomia dei sessi crea rigide barriere nelle menti dei piccoli, che li influenzeranno anche da adulti.

Per allentare i nodi che bloccano lo sviluppo armonico dei bimbi e delle loro potenzialità, occorre partire proprio dal contesto ludico. In America ha riscosso moltissimo successo il gioco delle “bambine ingegnere”, che ha contemporaneamente scatenato il dibattito inerente alla discriminazione; il prodotto è presentato tramite pubblicità innovative e coinvolgenti nelle quali le piccole protagoniste si ribellano allo stereotipo di “principesse rosa” , e si cimentano nella costruzione di un complicato congegno meccanico.

Per quanto concerne l’Europa, come ricorda l’onorevole del PPE Tiziano Motti nella sua risposta all’interrogazione parlamentare sull’eliminazione degli stereotipi di genere nell’Ue, la situazione non è cambiata significativamente dal 1995, anno in cui è stata adottata la Dichiarazione e la Piattaforma d’Azione per arginare l’evidente disparità tra uomo e donna.
L’eurodeputato, che è impegnato in attività di tutela dei diritti delle donne e dei minori, ha proposto alla Commissione di intervenire con azioni mirate alle prevenzione culturale di questo tipo di discriminazione, un fenomeno che coinvolge tutte le fasce d’età.

Tra gli stati europei più attivi in tal senso c’è la Svezia, nel quale, lo scorso anno, la più famosa catena di giocattoli del paese è stata costretta a cambiare il proprio catalogo di Natale per sostituirlo con uno di “genere neutro” . Da circa vent’anni, esistono inoltre numerose scuole svedesi basate sulla pedagogia di genere che registrano ottimi risultati educativi.
In Italia si stanno moltiplicando i progetti sulla non – discriminazione all’interno delle scuole, e hanno una funzione particolarmente positiva alcuni istituti non convenzionali nei quali, al centro del momento educativo ci sono il gioco, l’esplorazione del mondo e l’incontro con l’alterità, in uno spazio di condivisione nel quale non c’è posto per gli stereotipi.