Archivio mensile:novembre 2013

Greenwashing: quando di “verde” c’è solo la facciata

greenwashing

greenwashing

Il crescente interesse dei consumatori per il “green” ha creato una nuova e appetibile fetta di mercato. Numerosi marchi si sono quindi messi il “vestito verde” , creando linee di prodotti ecologici e naturali, e pubblicizzando la loro partecipazione, vera o presunta, a progetti di difesa dell’ambiente, degli animali e della salute.
Le reali intenzioni dei brand in questione sono però spesso quelle di “verniciare la facciata di verde” per trasmettere un’immagine positiva a chi acquista, ovvero fanno greenwashing. Questo curioso termine è stato coniato sul modello dell’eloquente “whitewash”, che significa porre un metaforico strato di tinta bianca su un personaggio pubblico o un’istituzione per “pulirli e uniformarli”, come fa l’omonima vernice con i muri.

Non è facile scoprire se un marchio sta facendo greenwashing; esistono comunque degli indizi che possono aiutare a capirlo. Il primo è quello relativo alla pubblicità e all’uso dell’immagine. Quando un’azienda spende più tempo e denaro nel farsi il vestito verde che nel progettare concretamente modelli più sostenibili, c’è qualcosa che non và. I marchi incriminati stanno particolarmente attenti a veicolare immagini di purezza, natura e genuinità, nelle quali il colore protagonista è, ovviamente, il verde, accompagnato dal bianco e dal giallo grano, e gli elementi immancabili sono la luce e le infinite distese verdi, o i corsi d’acqua.
Non è corretto fare di tutta l’erba un fascio, né generalizzare, ma i dati parlano chiaro: negli ultimi tempi, gli investimenti pubblicitari nel settore green hanno subito una notevole impennata, nonostante la crisi.

Per decifrare le reali intenzioni di un’azienda occorre innanzitutto informarsi sulla politica generale che essa adotta in tutte le fasi di produzione; una multinazionale che si serve del lavoro minorile e sostiene “progetti umanitari” non ha credibilità.
Le partnership con le associazioni ambientaliste sono un altro modo per tingersi di verde la facciata, e, a volte, la coscienza; un esempio su tutti è quello, piuttosto diffuso, del rimboschimento di qualche lontana foresta. Nei siti o nelle etichette di un prodotto si trova spesso una dicitura del tipo “l’azienda si impegna a piantare un numero x di alberi per compensare la CO2 immessa nell’ambiente dalle sue industrie”; messaggi come questo, che sono volutamente generici, hanno il solo scopo di carpire l’attenzione e la fiducia delle persone. Il modo più efficace e sensato per non danneggiare l’ambiente è infatti limitare il consumo, e modificare il meno possibile gli equilibri perfetti sui quali è basata la natura.

Il greenwashing fa sentire i consumatori frustrati, in quanto essi sanno di non poter fare nulla per obbligare le aziende a comportarsi correttamente. A ben guardare, è questo il danno maggiore; se un brand sfoggia subdolamente un’immagine ineccepibile, per chi acquista è molto difficile comprendere quale sia la realtà celata sotto l’apparenza.
Come sostiene l’onorevole Tiziano Motti, è dunque necessario rafforzare i controlli sui prodotti e sulle aziende. Con la sua attività sociale e con quella di membro dell’IMCO, l’eurodeputato è impegnato a far conoscere ai cittadini i loro diritti di consumatori, e li invita a tenere gli occhi aperti e ad informarsi, affinché essi possano fare acquisti più consapevoli. La Commissione europea ha recentemente messo in atto il progetto pilota EF, Enviromental Footprint, che consiste nel valutare l’impronta ambientale delle aziende nel lungo periodo, ed ha lo scopo finale di istituire, nel giro di pochi anni, un mercato unico che garantisca la qualità dei prodotti ecologici ai cittadini europei.

La maggior parte dei cittadini europei respira aria inquinata

inquinamento atmosferico

inquinamento atmosferico

Secondo il recente rapporto Air quality in Europe – 2013 dell’Agenzia Europea per l’Ambiente, circa il 90% dei cittadini dell’Unione europea è esposto a livelli di sostanze inquinanti sopra la norma consentita dall’Oms.
L’Italia è lo stato con la maggior concentrazione di ozono, seguita dalla Francia del sud, e supera notevolmente anche i limiti massimi di particolati Pm10 e Pm2,5. Questo preoccupante primato è dovuto al fatto che ben 23 città dell’Italia del nord, nella zona della Pianura Padana, sono tra le 30 più inquinate del territorio UE.

L’inquinamento atmosferico è al centro del progetto Europa 2020, che prevede una riduzione pari al 20%, delle emissioni di gas serra, e un pari aumento dell’efficienza energetica e del consumo delle rinnovabili entro il 2020.
La crescita sostenibile è un obiettivo molto importante anche per l’onorevole Tiziano Motti. L’eurodeputato del PPE svolge da tempo un’intensa attività di informazione ai cittadini sulle tematiche sociali tramite l’associazione Europa dei diritti e il progetto editoriale Noi cittadini, che promuovono la tutela dell’ambiente e la crescita intelligente.
I cittadini europei sono molto preoccupati per la qualità dell’aria che respirano, che è possibile monitorare in questo portale, e chiedono alle istituzioni di agire rapidamente per cambiare la situazione.
Ognuno di noi può fare qualcosa per limitare lo smog, ma occorre evitare inutili e sterili allarmismi, e analizzare a fondo il problema.

L’elevato tasso di smog è causato soprattutto dall’ozono troposferico e dai particolati.
In natura l’ozono si trova a 20 – 30 km dalla superficie terrestre, nella stratosfera, ed ha la funzione di schermare dai dannosi raggi UV; a causa dell’inquinamento, però, anche la troposfera, che si estende fino a circa 10 – 15 km, è attualmente ricca di questo gas.
I particolati sono particelle sottili inquinanti che si diffondono nell’aria a seguito delle emissioni nocive derivanti da processi industriali, agricoli, dai gas di scarico delle automobili, dalla combustione dei rifiuti, e dagli impianti di riscaldamento a combustione. La loro interazione con l’ozono troposferico fa sì che esso raggiunga una concentrazione elevatissima. Il fenomeno si aggrava d’estate per l’aumento dell’attività solare, che induce la reazione; questo tipo di inquinamento è infatti definito “smog fotochimico”.
Anche l’ossido di azoto e l’ammoniaca che derivano dalla emissioni prodotte dalle attività agricole e dai trasporti stradali contribuiscono notevolmente allo smog; negli ultimi anni la loro presenza è scesa del 20%, ma non ha ancora raggiunto livelli accettabili.

L’inquinamento atmosferico ha gravissime conseguenze sulla salute e sull’ambiente. L’esposizione a consistenti quantità di particolati causa patologie del sistema respiratorio come asma, allergie, bronchiti, tumore al polmone, aggrava le malattie cardiocircolatorie, e influenza significativamente il tasso di mortalità.
Lo smog fotochimico è inoltre responsabile del fenomeno di eutrofizzazione delle acque e del suolo, che consiste nella crescita sproporzionata della vegetazione a causa dell’eccessivo nutrimento di azoto, fosforo e altre sostanze inquinanti. L’eutrofizzazione mette a rischio la biodiversità e danneggia interi ecosistemi.

Per migliorare la qualità dell’aria europea sono necessarie norme più severe, ed è indispensabile che esse siano rispettate da ogni città dell’UE.
Le città più inquinate del nostro paese stanno potenziando la rete dei trasporti ecologici, come ad esempio Vicenza, e questo è un primo segnale di presa di coscienza del problema.
Si sente però sempre più il bisogno, e non solo in Europa, di un modello di vita sostenibile, che riduca gli squilibri e gli sprechi nel pianeta, e preservi l’ambiente e tutti i suoi abitanti.

Diritto di Recesso

Tiziano Motti

Tiziano Motti

La Dott.sa Alessandra Pozzi dell’Associazione EUROPA DEI DIRITTI dell’europarlamentare
On. Tiziano Motti, ci spiega quali sono in nostri diritti in caso di recesso da un acquisto errato
o in caso di ripensamento.
Tiziano Motti da oltre 20 anni si dedica alla difesa dei diritti dei più deboli!
http://www.europadeidiritti.it

Le risorse del pianeta si stanno esaurendo, è necessaria una cultura della sostenibilità

Le risorse del Pianeta

Le risorse del Pianeta

Ogni anno si organizzano tre importanti eventi: la Giornata Mondiale della Terra, la Giornata Mondiale dell’Acqua e, proprio pochi giorni fa, la Giornata Mondiale dell’Alimentazione. Le “giornate” convogliano l’attenzione di tutti sul valore dell’acqua e del cibo del pianeta, che scarseggiano sempre di più, nonostante la loro apparente sovrabbondanza.

L’inconsapevolezza e superficialità generale, infatti, ci ha condotto a un punto nel quale le risorse, soprattutto alimentari, potrebbero esaurirsi da un momento all’altro.
Questa affermazione non è gratuitamente catastrofista, poiché è avvallata dall’opinione di un autorevole esperto in materia: Lester Brown, economista e ambientalista, nonché fondatore e presidente dell’Earth Policy Institute.

In un’intervista del 2011, ma sempre molto attuale, Brown dichiara al giornale NewScientist, che se manteniamo inalterato l’innaturale ritmo di sfruttamento selvaggio delle risorse e di deturpamento dell’ambiente, la nostra civiltà rischia di scomparire.
Partendo dal concetto di “bolla alimentare”, che descrive come “quando la produzione di cibo è gonfiata con l’uso non sostenibile di acqua e terra”, l’economista dipinge con linguaggio semplice l’attuale scenario mondiale.

Come si può facilmente immaginare, acqua e cibo sono strettamente legati, specie per quanto concerne le coltivazioni agricole. Per questo motivo, la scarsità dell’una va di pari passo con la scarsità dell’altro, creando un problema di interesse globale.
Per porvi rimedio, sostiene Brown, occorre innanzitutto ripristinare le falde acquifere e ridurre gli sprechi, poiché circa la metà della popolazione ricava da esse le risorse idriche necessarie all’agricoltura.
Le previsioni per il futuro non sono certo più rosee, ribadisce l’economista: la popolazione mondiale è in aumento e nei prossimi anni circa 3 miliardi di persone consumeranno una maggiore quantità di prodotti animali grano-intensivi.

Ma cosa si può fare per evitare il collasso? Intervistato stavolta dal Barilla Center for Food , l’ambientalista ha sottolineato  l’urgenza di un cambiamento significativo entro il 2020.
Questa data è anche quella fissata convenzionalmente dall’Unione Europea per attuare il suo piano Europa 2020, che riguarda tematiche economiche e ambientali.
Tra gli obiettivi del piano è prioritario quello della sostenibilità. L’UE intende promuovere un’economia più verde e competitiva, per il raggiungimento del cosiddetto 20/20/20 .
La sostenibilità è uno dei temi dei quali si occupano le iniziative sociali dell’europarlamentare Tiziano Motti. Il progetto editoriale Noi cittadini, infatti, veicolato dal sito internet , mira alla diffusione di informazioni sulla tutela dell’ambiente e sulla crescita intelligente, due importanti diritti dei cittadini.

È un diritto anche vivere in ambienti urbani salubri.
L’ecosistema urbano infatti, influenza direttamente quello naturale, con conseguenze spesso gravissime nell’inquinamento di aria, suolo e acqua.