Archivio mensile:settembre 2013

Gli orti sociali come modello di cittadinanza attiva

orti sociali

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Nelle città europee come Londra e Berlino, gli spazi pubblici e le aree verdi comuni sono diventati luoghi per sperimentare nuovi modelli di interazione sociale, più a contatto con la natura.
In Italia si registra un crescente interesse per la vita in campagna, e per l’agricoltura, e molte persone lasciano il proprio lavoro “sicuro” per aprire un agriturismo o un’azienda agricola; si stanno inoltre diffondendo gli orti sociali e urbani, che sono dei veri e propri modelli di cittadinanza attiva. Tramite l’agricoltura, le persone si riappropriano delle aree verdi pubbliche, e le valorizzano; la rivalutazione di questi spazi è molto importante, soprattutto nei contesti spersonalizzanti e soffocanti delle grandi città. A Roma, ad esempio, esistono ben 150 orti; essi sono gestiti da gruppi di cittadini che si prendono cura di terreni di dimensioni variabili – anche di un solo albero – dei quali hanno la diretta e totale responsabilità.

L’aspetto “relazionale” della condivisione di spazi assume significati differenti in base al contesto in cui si sviluppa un progetto; può fungere da strumento di interazione tra gli abitanti di un quartiere, oppure di integrazione di immigrati e disabili. La gestione di un orto può inoltre diventare un lavoro a tempo pieno, e un aiuto economico, come avviene per quelli gestiti da giovani disoccupati, o dagli ex dipendenti di aziende fallite, che collaborano all’esperimento sostenibile” di Torino, o per quelli affidati agli over 65, e a persone con difficoltà di inserimento di Sassari.

L’Unione europea ha recentemente riconosciuto il valore umano ed economico dell’agricoltura sociale, esprimendosi tramite il CESE, il Comitato Economico e Sociale Europeo. Molti progetti di questo tipo sono infatti finanziati dal’UE; è il caso degli “orti sociali biologici” della Campania, sostenuto dall’AIAB, l’Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica, nel quale, ad occuparsi degli spazi verdi saranno anziani e disabili, che avranno anche una piccola integrazione al reddito.
Iniziative simili a quelle appena descritte potrebbero colmare le gravi carenze del settore sociale europeo. Come sostiene l’onorevole Tiziano Motti è, infatti, necessario sopperire alla difficoltà degli Stati membri di fornire i servizi di assistenza e sostegno ai vulnerabili. L’eurodeputato è presidente dell’associazione Europa dei diritti, che tutela le donne, i minori, gli anziani, e i disabili, e promuove iniziative che coinvolgono i cittadini in prima persona.

L’agricoltura sociale ha spesso un valore educativo, ne sono un esempio le fattorie didattiche di Reggio Emilia, o culturale, come avviene per l’Hortus Urbis, uno spazio verde reinventato come orto antico romano, nel quale viene inoltre tutelata la biodiversità.
Il perno intorno al quale ruota l’agricoltura sociale è però il cibo, che è il protagonista delle iniziative di valorizzazione dei prodotti locali tramite i presidi slow food, o di quelle di educazione alimentare nelle scuole.
In Olanda, l’unione di “cibo” e “sociale”, anche a causa delle ristrettezze imposte dalla crisi, sta dando vita a un innovativo modello di approvvigionamento alimentare; il parco metropolitano Park Supermarket rovescia il rapporto tra urbanizzazione e produzione di alimenti, mettendo quest’ultima al centro, e si propone come valida alternativa al monopolio delle industrie alimentari.

L’enorme successo dell’agricoltura sociale, e i vantaggi che apporta alla società, fanno sì che essa possa costituire un modello alternativo, e più sostenibile, di comunità. Gli orti urbani hanno inoltre un’importante funzione motivante per le persone, e un ruolo fondamentale nel rafforzare la loro consapevolezza nei confronti del contesto ecologico e sociale in cui vivono.

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L’austerità salva-crisi penalizza le categorie vulnerabili

sanità

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L’EMPL, la commissione per l’occupazione e gli affari sociali in Europa, è preoccupata per le conseguenze che avranno le misure di austerità adottate per arginare la crisi sulle categorie vulnerabili; al fine di risanare il loro deficit statale, alcuni paesi europei hanno infatti ridotto i servizi di assistenza ad anziani, disabili, donne, minori, e immigrati. I tagli all’offerta non hanno però bloccato la domanda, che è aumentata vertiginosamente: in Europa il numero di persone a rischio di povertà è enorme, quello dei senzatetto è in crescita, e le disuguaglianze sociali sono sempre più marcate.

Il settore socio – sanitario è stato il primo a subire tagli, e, attualmente, nell’Unione europea, gli immigrati irregolari, i lavoratori precari, e quelli occasionali sono spesso esclusi dalle tutele sanitarie. Le donne sono più svantaggiate degli uomini, in particolare quelle migranti, per le quali l’accesso alle prestazioni ginecologiche è problematico; i paesi europei dovrebbero impegnarsi maggiormente nel rafforzare le tutele per la maternità e il lavoro, e per promuovere la parità di genere.
La riduzione dei servizi sanitari si accompagna a un aumento indiscriminato dei costi di farmaci e terapie, che ha costretto molti europei a mettere in secondo piano le spese per la propria salute. I tagli al personale per l’assistenza, appesantiti da una burocrazia farraginosa e da pratiche amministrative troppo complesse, ostacolano l’accesso alle prestazioni sanitarie.

Una recente proposta di Risoluzione parlamentare ha evidenziato l’importanza della prevenzione e dell’informazione per il miglioramento delle condizioni dei più deboli e per combattere la crisi: l’Europa dovrebbe mettere da parte l’austerità ed effettuare investimenti mirati nel sociale, che garantirebbero un beneficio all’intera società.
La risoluzione è stata firmata anche dall’onorevole Tiziano Motti, che è impegnato a diffondere la conoscenza dei diritti dei cittadini tramite le attività della sua associazione Europa dei diritti. L’eurodeputato di Reggio Emilia conduce inoltre da anni una battaglia per la difesa delle categorie vulnerabili, portando avanti numerose iniziative benefiche.

Una categoria ampiamente colpita dalla crisi è quella dei disabili; la diminuzione dei servizi di supporto, che influisce negativamente sulla qualità della vita di queste persone, non è coerente con il raggiungimento del modello di autonomia prescritto nella convenzione dell’ONU, cui dovrebbe sottostare l’Europa.
La riduzione degli investimenti nel sociale colpisce anche gli anziani; in alcuni paesi sono state eliminate le prestazioni assistenziali a lungo termine, e, quando vengono fornite, non sono del tutto gratuite. Per questo motivo, la cura di queste persone viene solitamente effettuata in modo informale da un membro della famiglia, solitamente privo di un’adeguata preparazione e delle conoscenze necessarie.
Nell’UE sono stati registrati numerosi casi di minori costretti ad occuparsi dei fratelli più piccoli o addirittura a badare a un adulto con comportamenti problematici.
I minori sono proprio tra le categorie più oppresse dalla crisi; oggi, circa un quarto di europei è a rischio di povertà ed esclusione sociale, e 25 milioni di essi sono bambini.
In alcuni paesi dell’UE non sono garantite le tutele sanitarie per i più piccoli, come ad esempio le vaccinazioni di base, e la situazione si aggrava nelle zone rurali, spesso isolate.
Infine, è allarmante il numero di episodi di discriminazione e di violenza nei confronti dei più deboli, che si accompagna a una maggiore diffusione delle idee razziste e di odio; esse sono fomentate dalla paura e dalla pressione cui sono costantemente sottoposti molti cittadini europei, e dalla concezione secondo la quale assistere i vulnerabili sarebbe inutilmente costoso.