Il riciclo dei RAEE per un futuro sostenibile

RAEE 1Gli italiani si mostrano“virtuosi”, per quanto concerne la raccolta differenziata di carta e plastica, ma non avviene lo stesso per il riciclo dei RAEE, i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche.
Il rapporto di sostenibilità dell’Ecodom mostra, infatti, che la maggior parte dei cittadini, un po’ per inconsapevolezza, e un po’ per disinformazione, ma, soprattutto, per pigrizia, si disinteressa dei vecchi elettrodomestici ed apparati tecnologici, lasciandoli inutilizzati in cantina per anni.  I RAEE dovrebbero esser portati, invece, negli appositi centri di raccolta comunali, oppure, nel caso in cui si decida di acquistare un nuovo elettrodomestico, si deve consegnare quello vecchio al negozio in cui si effettua l’acquisto, che provvederà alla sua rottamazione. Da quest’anno, inoltre, è possibile usufruire degli incentivi statali dell’ecobonus anche per la rottamazione dei grandi elettrodomestici e degli impianti di riscaldamento e condizionamento, ma solo pochi cittadini sono a conoscenza di questa informazione.
Poiché il rapido incedere dello sviluppo tecnologico fa aumentare esponenzialmente i rifiuti RAEE prodotti pro-capite ogni anno, è doveroso effettuare il riciclo dei preziosi materiali che si possono ricavare da questi oggetti, dando loro nuova vita.  

**Tecnologia da rottamare**

Un tesoretto dentro casa quello degli apparecchi elettrici ed elettronici non utilizzati. Molti cittadini non sanno come disfarsene, eppure il ritiro è gratuito e fa bene all’ambiente e al portafoglio. (di Anna Simone)

“Questa casa non è una discarica” è il messaggio che andrebbe tenuto presente ogni volta che si ripongono in cantina vecchi cellulari, giocattoli elettronici, frullatori o televisori inutilizzati da decenni. Insomma, tutti quei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche che formano il variegato mondo dei cosiddetti Raee. Chi non ha nel cassetto il vecchio telefonino, magari tenuto nel caso si rompa il nuovo? E quanti l’hanno poi effettivamente utilizzato a distanza di tempo?

Casa che vai, gestione del rifiuto che trovi
Secondo una recente indagine commissionata da Ecodom (Consorzio di recupero e riciclaggio degli elettrodomestici) all’istituto di ricerca Ipsos, è emerso che le famiglie italiane in media tengono in casa circa otto apparecchiature elettroniche non più utilizzate, ovvero quasi il 20% del totale posseduto è dimenticato in qualche angolo della casa, della soffitta o del garage. Per i grandi elettrodomestici al primo posto spiccano i condizionatori portatili (32%), seguiti da asciugatrici (21%) e boiler elettrici (16%). Percentuali più alte si trovano nel mondo dei piccoli elettrodomestici: sul podio pianole (48%), video registratori (43%) e monitor (38%).A ciò si aggiunge la cattiva gestione delle vecchie apparecchiature elettriche ed elettroniche nel momento in cui si decide di disfarsene. Infatti, non sempre vengono immesse nella tradizionale filiera del riciclo e finiscono per essere gettate erroneamente dove capita.

Cosa fare
Smaltire nel modo giusto è semplice. Il consumatore può portare i propri Raee presso i centri di raccolta comunali (chiamati anche isole o piazzole ecologiche), oppure, se ne acquista di nuovi, ha la possibilità di lasciare gratuitamente il vecchio apparecchio al punto vendita (modalità uno contro uno prevista dalla normativa). A riguardo Marco Sala, operation manager del Consorzio di recupero e riciclaggio Ecodom, sottolinea che «se il comportamento di dismissione per gli elettrodomestici di grandi dimensioni (lavatrici, frigoriferi e così via), è sostanzialmente corretto, lo stesso non accade per le apparecchiature più piccole (cellulari, spazzolini elettrici, giocattoli ecc.)». Ciò può dipendere da due motivi: «Da un lato, la scarsa consapevolezza che anche questi piccoli oggetti sono Raee e quindi devono essere oggetto di raccolta differenziata; dall’altro, la mancanza di sistemi di raccolta pratici ed efficaci». Se l’unica possibilità che un cittadino ha per disfarsi in modo corretto del proprio rasoio elettrico è quella di «recarsi all’isola ecologica comunale (che magari è lontana qualche chilometro e non è neppure aperta al sabato), probabilmente lo butta in un cassetto e lo lascia lì», commenta Sala.

Potenzialità di un corretto riciclo
Accumulare in casa i rifiuti elettronici è come perdere il treno delle possibilità. «Il rifiuto elettronico può essere riciclato per oltre il 90%, mentre con i piccoli apparecchi si supera il 92%. Teoricamente si potrebbe quindi recuperare quasi tutto il materiale, risparmiare energia per l’estrazione di materia prima vergine e non immettere CO2 in atmosfera», spiega Fabrizia Gasperini responsabile comunicazione esterne di ReMedia, Consorzio per la gestione e lo smaltimento dei rifiuti elettrici ed elettronici. Cosa si recupera dai Raee? Un po’ di tutto. «Dal riciclo dell’alluminio si ottengono in gran parte componenti per elettrodomestici, mezzi di trasporto, edilizia, oggettistica per casa e ufficio, elementi di arredo, lingotti e laminati. Dagli altri metalli grigi è possibile forgiare padelle, accessori, semilavorati per il settore auto». Dai materiali derivanti dal riciclo dei cavi si ottengono elementi per componenti di elettronica, barre di ottone, granuli e scaglie di gomma per pavimentazioni e isolanti, tappetini per auto, asfalti fonoassorbenti. Insomma, una vera e propria miniera di materiali che aspettano solo di essere estratti dai raee inutilizzati.

Rischi ignorati
Attenzione, poi, ai potenziali rischi per la salute perché alcuni rifiuti elettrici ed elettronici contengono sostanze dannose per l’ambiente e quindi per l’uomo. È il caso ad esempio delle lampadine a risparmio energetico al cui interno troviamo tracce di mercurio, metallo tossico molto inquinante. Certo piccole quantità, ma inutile tenere in cantina vecchie lampade a efficienza energetica ormai esauste, con il rischio che urtandole possano rompersi. Altro rischio collegato ai Raee domestici mal gestiti (sia quelli che restano “ibernati” nelle nostre case, sia quelli che rubati dalle isole ecologiche finiscono per essere intercettati da soggetti estranei al sistema ufficiale) è di non riuscire come Italia a raggiungere gli obiettivi di raccolta fissati dall’Unione Europea. «Ogni Stato Membro sarà chiamato, a partire dal 2019, a raccogliere l’85% dei Raee che annualmente si generano nel proprio territorio (o in alternativa il 65% dei prodotti immessi sul mercato). Il sistema di raccolta italiano rischia di non trovarsi pronto per la data stabilita», precisa Marco Sala.

Si può fare meglio
In generale la percentuale di Raee raccolta e avviata al corretto riciclo è soddisfacente, tuttavia, sottolinea Fabrizia Gasperini, c’è da migliorare. «Il nostro Paese è partito con la raccolta nazionale dei Raee solo nel 2008, e da quella data abbiamo fatto un bel balzo in avanti. Ad oggi riusciamo a recuperare 4 kg per abitante, ma a livello europeo la media è di 7kg per abitante, senza considerare che ci sono Paesi molto virtuosi che arrivano a raccogliere 15 kg per abitante». I motivi del divario? Una concomitanza di fattori. In primis le piazzole di raccolta non sono diffuse massicciamente su tutto il territorio nazionale, nello specifico scarseggiano al centro e al sud. Da una recente indagine di ReMedia con l’istituto di ricerca Eurisko non a caso è emerso che in Europa su 10mila abitanti c’è una media di 0,9 punti di raccolta comunali, mentre l’Italia è ferma a 0,5, ovvero disponiamo della metà rispetto alla media europea. Inoltre c’è carenza di campagne di informazione e sensibilizzazione sui Raee, ad esempio la modalità dell’uno contro uno «è per lo più sconosciuta ai cittadini», precisa Gasperini. E come sempre non mancano le complicazioni burocratiche tipiche del sistema italico messe in risalto da Marco Sala. «La normativa attuale, infatti, prevede che il cliente – quando consegna il rifiuto da buttare al negoziante – debba lasciare le proprie generalità, una perdita di tempo che non ha alcun valore dal punto di vista ambientale, ma che rischia di scoraggiare anche i cittadini più virtuosi». Sembra saggio quindi investire in cultura del riciclo e fornire ai cittadini strumenti per mettere in pratica buoni comportamenti green. La sostenibilità ambientale, il minore sfruttamento di materie prime, la minore produzione di rifiuti vanno a braccetto e hanno bisogno di azioni concrete.

Come spiega  l’articolo, l’Italia, in quanto Stato membro dell’UE, dovrebbe riuscire a realizzare gli obiettivi riportati nella Direttiva 2012/19/UE , ma c’è ancora molta strada da fare, prima di poterli mettere in atto.
Il primo e più importante passo per raggiungerli è quello di sensibilizzare le persone al riciclo dei RAEE. Infatti, come sostiene anche l’onorevole del PPE Tiziano Motti, impegnato da alcuni anni nella battaglia per la difesa dei consumatori, l’informazione è uno strumento indispensabile per i cittadini, che consente loro di poter agire con maggiore consapevolezza.
Il secondo passo consiste, invece, nell’azione di riciclo, la quale può coinvolgere, se necessario,  anche il comune e le realtà associative del territorio in cui si abita. Vivere in un ambiente salubre e pulito è, infatti, interesse di tutti, ed è possibile solo ci si impegna a seguire abitudini di vita che siano ecocompatibili.

 

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