Archivio mensile:luglio 2013

Una campagna dell’UE, per tutelare i diritti dei viaggiatori

passeggeriSecondo i dati raccolti dalla Commissione europea, solo il 34% dei viaggiatori aerei dell’UE conosce adeguatamente i propri diritti di passeggero, il 59% non ha sufficienti informazioni al riguardo, e il 7% ne ignora, addirittura, l’esistenza. Per questo motivo, la Commissione ha progettato una campagna informativa, che consiste nell’affissione di manifesti e nella distribuzione di opuscoli all’interno di aeroporti, porti, stazioni e autostazioni, e nella creazione di un sito web (http://ec.europa.eu/transport/passenger-rights/it/index.html).

La campagna “I diritti dei passeggeri” dedica particolare attenzione alle persone con disabilità – fisiche, sensoriali o intellettive -, e a quelle con difficoltà motorie, o anziane, poiché, statisticamente, una su cinque incontra difficoltà negli spostamenti. Secondo la normativa vigente, esse hanno diritto a un’assistenza gratuita durante i viaggi in aereo, che deve essere prenotata circa 48 ore prima dell’imbarco.

in viaggioIl servizio implica l’aiuto negli spostamenti o nell’identificazione delle aree più importanti dell’aeroporto, come il check-in, l’imbarco o la toilette; nella fase che precede il decollo, inoltre, un’assistente di volo deve guidare la persona disabile verso il suo posto, e illustrarle in modo opportuno il funzionamento dei dispositivi di emergenza. All’arrivo a destinazione è, infine, necessario, fornirle un aiuto per il ritiro dei bagagli. L’assistenza gratuita è garantita anche nelle stazioni ferroviarie provviste di personale competente.

Nel caso in cui questi diritti non vengano rispettati, si può fare un reclamo all’aeroporto o alla compagnia di trasporto. Se non si riceve risposta entro un mese, si deve inoltrare la rimostranza all’autorità nazionale responsabile della legislazione vigente.  Il progetto “I diritti dei passeggeri”offre ai cittadini UE preziose informazioni su disagi molto frequenti come la cancellazione di un viaggio, i ritardi e la perdita del bagaglio.

Tra i contrattempi più comuni, c’è anche quello relativo all’overbooking, una pratica poco “etica”, che è stata oggetto di un’interrogazione parlamentare dell’onorevole del PPE Tiziano Motti.
L’eurodeputato ha interrogato la Commissione sui diritti che le compagnie aree dovrebbero rispettare nei casi di “sovraprenotazione”, ovvero informare anticipatamente i passeggeri della possibilità di restare a terra, e di quella di ottenere un’agevolazione tariffaria per il disagio che potrebbe essere loro arrecato. Motti sottolinea, inoltre, che la normativa UE garantisce la “priorità di riprotezione sui voli successivi di minori non accompagnati”, ma non assicura che una famiglia viaggi unita in caso di mancato imbarco di una parte dei suoi componenti.

Un altro dato significativo raccolto dalla Commissione europea, che testimonia la scarsa conoscenza dei diritti dei viaggiatori, è quello secondo il quale il 66% dei passeggeri UE acquista un biglietto senza informarsi sui diritti contrattuali. A tal proposito, è consigliabile leggere sempre con attenzione le condizioni di viaggio, sia che si tratti di un semplice volo aereo, che di un “pacchetto vacanza” per motivi turistici o di studio.

Per quanto concerne, infine, l’assistenza sanitaria, è utile sapere che, nel caso in cui lo spostamento avvenga all’interno dell’UE o in uno dei paesi convenzionati – Islanda, Norvegia, la Svizzera e il Liechtenstein – è possibile usufruire degli stessi diritti dei cittadini del paese ospitante.  Al contrario, se la vacanza avviene in paesi extra UE, è preferibile stipulare un’assicurazione sanitaria di viaggio, per non incorrere in brutte sorprese. Questo accorgimento diventa indispensabile nel caso in cui ci si diriga verso Stati Uniti e Canada, poiché in queste zone la sanità è quasi interamente privata, e, quindi,  molto costosa.

Animale, e TU ?

animale

http://www.youtube.com/watch?v=hp4Z2u_3m6A

La battaglia dell’On.Tiziano Motti nella tutela dei diritti di tutti i più deboli ed indifesi, anche degli animali. Tiziano Motti, l’europarlamentare reggiano che difende i tuoi diritti. htttp://www.europadeidiritti.it

Il riciclo dei RAEE per un futuro sostenibile

RAEE 1Gli italiani si mostrano“virtuosi”, per quanto concerne la raccolta differenziata di carta e plastica, ma non avviene lo stesso per il riciclo dei RAEE, i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche.
Il rapporto di sostenibilità dell’Ecodom mostra, infatti, che la maggior parte dei cittadini, un po’ per inconsapevolezza, e un po’ per disinformazione, ma, soprattutto, per pigrizia, si disinteressa dei vecchi elettrodomestici ed apparati tecnologici, lasciandoli inutilizzati in cantina per anni.  I RAEE dovrebbero esser portati, invece, negli appositi centri di raccolta comunali, oppure, nel caso in cui si decida di acquistare un nuovo elettrodomestico, si deve consegnare quello vecchio al negozio in cui si effettua l’acquisto, che provvederà alla sua rottamazione. Da quest’anno, inoltre, è possibile usufruire degli incentivi statali dell’ecobonus anche per la rottamazione dei grandi elettrodomestici e degli impianti di riscaldamento e condizionamento, ma solo pochi cittadini sono a conoscenza di questa informazione.
Poiché il rapido incedere dello sviluppo tecnologico fa aumentare esponenzialmente i rifiuti RAEE prodotti pro-capite ogni anno, è doveroso effettuare il riciclo dei preziosi materiali che si possono ricavare da questi oggetti, dando loro nuova vita.  

**Tecnologia da rottamare**

Un tesoretto dentro casa quello degli apparecchi elettrici ed elettronici non utilizzati. Molti cittadini non sanno come disfarsene, eppure il ritiro è gratuito e fa bene all’ambiente e al portafoglio. (di Anna Simone)

“Questa casa non è una discarica” è il messaggio che andrebbe tenuto presente ogni volta che si ripongono in cantina vecchi cellulari, giocattoli elettronici, frullatori o televisori inutilizzati da decenni. Insomma, tutti quei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche che formano il variegato mondo dei cosiddetti Raee. Chi non ha nel cassetto il vecchio telefonino, magari tenuto nel caso si rompa il nuovo? E quanti l’hanno poi effettivamente utilizzato a distanza di tempo?

Casa che vai, gestione del rifiuto che trovi
Secondo una recente indagine commissionata da Ecodom (Consorzio di recupero e riciclaggio degli elettrodomestici) all’istituto di ricerca Ipsos, è emerso che le famiglie italiane in media tengono in casa circa otto apparecchiature elettroniche non più utilizzate, ovvero quasi il 20% del totale posseduto è dimenticato in qualche angolo della casa, della soffitta o del garage. Per i grandi elettrodomestici al primo posto spiccano i condizionatori portatili (32%), seguiti da asciugatrici (21%) e boiler elettrici (16%). Percentuali più alte si trovano nel mondo dei piccoli elettrodomestici: sul podio pianole (48%), video registratori (43%) e monitor (38%).A ciò si aggiunge la cattiva gestione delle vecchie apparecchiature elettriche ed elettroniche nel momento in cui si decide di disfarsene. Infatti, non sempre vengono immesse nella tradizionale filiera del riciclo e finiscono per essere gettate erroneamente dove capita.

Cosa fare
Smaltire nel modo giusto è semplice. Il consumatore può portare i propri Raee presso i centri di raccolta comunali (chiamati anche isole o piazzole ecologiche), oppure, se ne acquista di nuovi, ha la possibilità di lasciare gratuitamente il vecchio apparecchio al punto vendita (modalità uno contro uno prevista dalla normativa). A riguardo Marco Sala, operation manager del Consorzio di recupero e riciclaggio Ecodom, sottolinea che «se il comportamento di dismissione per gli elettrodomestici di grandi dimensioni (lavatrici, frigoriferi e così via), è sostanzialmente corretto, lo stesso non accade per le apparecchiature più piccole (cellulari, spazzolini elettrici, giocattoli ecc.)». Ciò può dipendere da due motivi: «Da un lato, la scarsa consapevolezza che anche questi piccoli oggetti sono Raee e quindi devono essere oggetto di raccolta differenziata; dall’altro, la mancanza di sistemi di raccolta pratici ed efficaci». Se l’unica possibilità che un cittadino ha per disfarsi in modo corretto del proprio rasoio elettrico è quella di «recarsi all’isola ecologica comunale (che magari è lontana qualche chilometro e non è neppure aperta al sabato), probabilmente lo butta in un cassetto e lo lascia lì», commenta Sala.

Potenzialità di un corretto riciclo
Accumulare in casa i rifiuti elettronici è come perdere il treno delle possibilità. «Il rifiuto elettronico può essere riciclato per oltre il 90%, mentre con i piccoli apparecchi si supera il 92%. Teoricamente si potrebbe quindi recuperare quasi tutto il materiale, risparmiare energia per l’estrazione di materia prima vergine e non immettere CO2 in atmosfera», spiega Fabrizia Gasperini responsabile comunicazione esterne di ReMedia, Consorzio per la gestione e lo smaltimento dei rifiuti elettrici ed elettronici. Cosa si recupera dai Raee? Un po’ di tutto. «Dal riciclo dell’alluminio si ottengono in gran parte componenti per elettrodomestici, mezzi di trasporto, edilizia, oggettistica per casa e ufficio, elementi di arredo, lingotti e laminati. Dagli altri metalli grigi è possibile forgiare padelle, accessori, semilavorati per il settore auto». Dai materiali derivanti dal riciclo dei cavi si ottengono elementi per componenti di elettronica, barre di ottone, granuli e scaglie di gomma per pavimentazioni e isolanti, tappetini per auto, asfalti fonoassorbenti. Insomma, una vera e propria miniera di materiali che aspettano solo di essere estratti dai raee inutilizzati.

Rischi ignorati
Attenzione, poi, ai potenziali rischi per la salute perché alcuni rifiuti elettrici ed elettronici contengono sostanze dannose per l’ambiente e quindi per l’uomo. È il caso ad esempio delle lampadine a risparmio energetico al cui interno troviamo tracce di mercurio, metallo tossico molto inquinante. Certo piccole quantità, ma inutile tenere in cantina vecchie lampade a efficienza energetica ormai esauste, con il rischio che urtandole possano rompersi. Altro rischio collegato ai Raee domestici mal gestiti (sia quelli che restano “ibernati” nelle nostre case, sia quelli che rubati dalle isole ecologiche finiscono per essere intercettati da soggetti estranei al sistema ufficiale) è di non riuscire come Italia a raggiungere gli obiettivi di raccolta fissati dall’Unione Europea. «Ogni Stato Membro sarà chiamato, a partire dal 2019, a raccogliere l’85% dei Raee che annualmente si generano nel proprio territorio (o in alternativa il 65% dei prodotti immessi sul mercato). Il sistema di raccolta italiano rischia di non trovarsi pronto per la data stabilita», precisa Marco Sala.

Si può fare meglio
In generale la percentuale di Raee raccolta e avviata al corretto riciclo è soddisfacente, tuttavia, sottolinea Fabrizia Gasperini, c’è da migliorare. «Il nostro Paese è partito con la raccolta nazionale dei Raee solo nel 2008, e da quella data abbiamo fatto un bel balzo in avanti. Ad oggi riusciamo a recuperare 4 kg per abitante, ma a livello europeo la media è di 7kg per abitante, senza considerare che ci sono Paesi molto virtuosi che arrivano a raccogliere 15 kg per abitante». I motivi del divario? Una concomitanza di fattori. In primis le piazzole di raccolta non sono diffuse massicciamente su tutto il territorio nazionale, nello specifico scarseggiano al centro e al sud. Da una recente indagine di ReMedia con l’istituto di ricerca Eurisko non a caso è emerso che in Europa su 10mila abitanti c’è una media di 0,9 punti di raccolta comunali, mentre l’Italia è ferma a 0,5, ovvero disponiamo della metà rispetto alla media europea. Inoltre c’è carenza di campagne di informazione e sensibilizzazione sui Raee, ad esempio la modalità dell’uno contro uno «è per lo più sconosciuta ai cittadini», precisa Gasperini. E come sempre non mancano le complicazioni burocratiche tipiche del sistema italico messe in risalto da Marco Sala. «La normativa attuale, infatti, prevede che il cliente – quando consegna il rifiuto da buttare al negoziante – debba lasciare le proprie generalità, una perdita di tempo che non ha alcun valore dal punto di vista ambientale, ma che rischia di scoraggiare anche i cittadini più virtuosi». Sembra saggio quindi investire in cultura del riciclo e fornire ai cittadini strumenti per mettere in pratica buoni comportamenti green. La sostenibilità ambientale, il minore sfruttamento di materie prime, la minore produzione di rifiuti vanno a braccetto e hanno bisogno di azioni concrete.

Come spiega  l’articolo, l’Italia, in quanto Stato membro dell’UE, dovrebbe riuscire a realizzare gli obiettivi riportati nella Direttiva 2012/19/UE , ma c’è ancora molta strada da fare, prima di poterli mettere in atto.
Il primo e più importante passo per raggiungerli è quello di sensibilizzare le persone al riciclo dei RAEE. Infatti, come sostiene anche l’onorevole del PPE Tiziano Motti, impegnato da alcuni anni nella battaglia per la difesa dei consumatori, l’informazione è uno strumento indispensabile per i cittadini, che consente loro di poter agire con maggiore consapevolezza.
Il secondo passo consiste, invece, nell’azione di riciclo, la quale può coinvolgere, se necessario,  anche il comune e le realtà associative del territorio in cui si abita. Vivere in un ambiente salubre e pulito è, infatti, interesse di tutti, ed è possibile solo ci si impegna a seguire abitudini di vita che siano ecocompatibili.

 

Il 112 come strumento per tutelare gli anziani e i disabili

112-Carabinieri

In molti Stati membri dell’Unione europea, l’azione di supporto agli anziani e ai disabili, da essi svolta, non riesce a soddisfare tutte le pressanti necessità di queste due categorie svantaggiate.
Recentemente, alcuni eurodeputati, tra i quali l’onorevole del PPE Tiziano Motti, hanno richiamato l’attenzione della Commissione europea su un aspetto di questo problema, tramite un’interrogazione parlamentare. Essa è uno strumento diretto di controllo parlamentare sull’operato delle istituzioni e degli organi dell’Unione europea, e consiste nella richiesta di informazioni riguardo a una notizia e agli eventuali provvedimenti che l’UE intende prendere in merito.
Gli eurodeputati hanno posto alla Commissione alcuni quesiti riguardanti il potenziamento del numero di emergenza 112 – che era stato oggetto di una risoluzione parlamentare del 2011, – quale strumento di supporto per tutti i cittadini dell’UE, poiché solo il 27 % di essi ne è a conoscenza. Hanno chiesto, dunque,  alla Commissione di agire per sostenere i paesi membri nel mettere in atto campagne di promozione e sensibilizzazione sull’utilizzo del 112, e che ne fosse, inoltre, garantita l’accessibilità anche ai disabili e agli anziani.
L’eurodeputato Tiziano Motti, tramite la sua associazione Europa dei diritti e la Fondazione Tiziano Motti, svolge da tempo un’attività di informazione e di aiuto ai cittadini, per quanto concerne i loro diritti e i servizi a loro disposizione sul territorio; in tal senso, Motti pone una particolare attenzione verso le categorie svantaggiate, quali i minori, le donne, gli anziani  e i disabili. L’europarlamentare, tra l’altro, è promotore del progetto Mobilità Gratuita, che sopperisce al servizio di trasporto disabili, nei comuni che non sono in grado di fornirlo.

Molti stati membri dell’UE, Italia compresa, non hanno trovato una soluzione definitiva al problema degli anziani che vivono da soli, che con l’estate diventa più urgente.
Una persona anziana con mobilità ridotta, o affetta da gravi patologie, così come una persona disabile, non può vivere da sola, in quanto ha bisogno di un ausilio costante per poter svolgere le normali attività quotidiane. A tal proposito, le residenze e gli istituti di cura privati o comunali, o le assistenti familiari, possono risolvere il problema, ma non tutti gli anziani possono permettersi una spesa del genere.
Il numero degli anziani che vivono da soli è piuttosto alto: questo avviene, oltre che per i già citati motivi economici, perché molti di essi non hanno figli o un coniuge che si occupi di loro, o perché, purtroppo, le persone a loro care li lasciano soli. L’abbandono più grave che essi subiscono, però, è da parte delle istituzioni, le quali, a causa dei continui tagli alle spese, sono costrette a  relegare il sociale in secondo piano.
In estate le cose si complicano, in quanto, oltre al fatto che la città si svuota e i servizi diminuiscono, arriva il caldo, e gli anziani sono tra i soggetti più a rischio di malori e disidratazione. Per questo motivo, numerose associazioni di volontariato e strutture comunali organizzano iniziative di prevenzione e supporto. Si tratta, innanzitutto, della distribuzione di vademecum per difendersi dal caldo; in parallelo a queste guide, esse offrono anche attività ludico-ricreative o laboratori, assistenza sociosanitaria e psicologica, e una serie di preziosi gesti di aiuto all’anziano, come ad esempio tenergli compagnia, o fare delle piccole commissioni per lui.
Per quanto vitali per il buon funzionamento della struttura sociale, queste iniziative non garantiscono, però, la sicurezza degli anziani e dei disabili nei contesti di emergenza; per questo motivo, è indispensabile che la richiesta fatta durante l’interrogazione parlamentare, inerente al potenziamento del 112, sia seguita da un concreto cambiamento.

Lo zucchero nascosto nelle etichette alimentari

zuccheroLo zucchero è una delle sostanze più utilizzate nei cibi industriali. Se le etichette alimentari fossero più chiare e leggibili, i consumatori potrebbero verificare con i loro occhi la veridicità di questa informazione, ma purtroppo non è così. Numerose aziende  produttrici nascondono la reale percentuale di zucchero contenuta negli alimenti, utilizzando strategie di marketing ben collaudate, e approfittando della generale disinformazione e inconsapevolezza alimentare. Molte persone, infatti, non sanno con esattezza come venga ottenuto lo zucchero contenuto negli alimenti, e quali effetti ne provochi l’assunzione, ma ne conoscono soltanto il potere dolcificante. Le industrie alimentari utilizzano diversi tipi di zuccheri: bianco, di canna, fruttosio, glucosio, aspartame, xilitolo, il miele, stevia, melassa, ecc., ma il più usato è quello raffinato, che, tra l’altro, è anche il più conosciuto. Apprendere come si ottiene e quali siano le caratteristiche nutrizionali di questa sostanza è, dunque, fondamentale.

Lo zucchero bianco è il prodotto di un elaborato processo di raffinazione della canna o della barbabietola da zucchero, che gli toglie progressivamente le sostanze nutritive; nello stesso processo, al prodotto vengono inoltre aggiunte sostanze dannose per l’organismo, come il bario, l’anidride carbonica e l’anidride solforosa, quest’ultima utilizzata al solo scopo di fargli assumere il caratteristico colore bianco.
Durante la lavorazione, lo zucchero perde i nutrienti essenziali, in particolare il calcio; per questo motivo, cercherà di sottrarlo dal corpo, indebolendo, oltre ai denti e alle ossa, l’intero organismo, dato che questo elemento è responsabile del buon funzionamento del sistema immunitario. E’ proprio per questo motivo, oltre che per il suo alto apporto calorico e per i suoi effetti negativi sul tasso glicemico, che molti produttori cercano di mascherare la  presenza dello zucchero negli alimenti.

Durante una puntata delle trasmissione Vivere Meglio, l’eurodeputato Tiziano Motti è stato interpellato da uno spettatore che aveva notato alcune ambiguità nell’etichetta di un alimento. Motti ha spiegato che, alcune aziende, per occultare la quantità di zucchero presente in un alimento, ricorrono all’escamotage di elencare gli zuccheri singolarmente – ad esempio: saccarosio, glucosio, fruttosio – per non rivelarne la percentuale complessiva contenuta.
C’è dunque da chiedersi come ci si possa tutelare dagli inganni delle industrie alimentari.
Il primo strumento di difesa, che lo stesso onorevole del PPE ha sempre messo al primo posto nella sua attività politica e sociale, è l’informazione; per Motti uno dei diritti più importanti dei cittadini è poter conoscere e scegliere ciò che si mangia.
Un secondo passo verso la consapevolezza alimentare è, inoltre, quello di osservare con attenzione le etichette dei cibi, e di riflettere sui messaggi veicolati dalle pubblicità.

E’ di pochi mesi fa il caso di una famosa azienda produttrice di marmellate, che è stata multata per aver divulgato pubblicità ingannevole e informazioni non veritiere sulle etichette dei propri prodotti. Per quanto l’azienda in questione possa essere  considerata“virtuosa” proprio per il fatto di non utilizzare zucchero bianco, coloranti, additivi e altre sostanze dannose per l’organismo, a onor del vero bisogna dire che non è stata fino in fondo trasparente nei confronti dei consumatori; le etichette dei prodotti in questione, che riportavano la dicitura “senza zuccheri aggiunti”,  inducevano infatti  le persone a credere che i prodotti fossero dietetici o adatti ai diabetici, anche se non era così.
Secondo il Regolamento (CE) n. 1924/2006  del Parlamento europeo e del Consiglio dell’Unione Europea, se un alimento contiene in natura zuccheri (come quelli della frutta), nella sua etichetta dovrebbe figurare la dicitura “contiene in natura zuccheri” , prescrizione che l’azienda non ha rispettato.
Il caso delle marmellate senza zuccheri aggiunti mostra quanto sia importante il potere dei messaggi trasmessi al consumatore, e lo invita, ancora una volta, a tenere gli occhi aperti.

Abbandoni estivi: chi tutela i diritti degli animali?

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In Italia, il fenomeno dell’abbandono degli animali in estate è molto frequente e non accenna a diminuire. Questo a causa della diffusa concezione secondo la quale gli animali sarebbero equiparabili ad oggetti o a giocattoli animati, e della scarsa efficacia delle leggi a loro tutela. Il nostro paese è l’immediato riferimento di queste informazioni, ma nel resto dell’Unione Europea le cose vanno anche peggio, specie per quanto concerne il trattamento che viene riservato ai randagi. Lo scorso anno, infatti, l’eurodeputato del PPE Tiziano Motti, tramite un’interrogazione parlamentare, ha denunciato i terribili maltrattamenti subiti dai randagi in paesi molto vicino al nostro, ossia la Romania e la Spagna. Motti ha inoltre chiesto al Parlamento Europeo di agire per fermare il lungo massacro di cani che si stava perpetrando in Ucraina per “liberare” gli spazi adibiti ad ospitare gli Europei di Calcio.

Il problema del randagismo – per quanto questo sia palesemente in contraddizione con l’art. 13 del trattato di Lisbona che definisce gli animali esseri senzienti – non rientra fra le competenze dell’UE, bensì è di competenza dei singoli Stati membri.
Cosa fa, dunque, l’Italia per tutelare gli animali domestici? Nel nostro paese ci sono due leggi di riferimento: la prima è la 281/1991, che rende obbligatoria la sterilizzazione dei randagi, mentre la seconda è la 189/2004, che rende perseguibile il reato di maltrattamento di animali, prevedendo per esso una pena fino a 15 mesi di detenzione e una multa da 3000 a 18000 euro.
Purtroppo, basta guardarsi intorno per rendersi conto che queste norme non vengono rispettate: i canili, ad esempio, sono sempre più pieni del dovuto, con tutte le conseguenze che questo comporta; come ha denunciato lo stesso Motti durante una puntata della trasmissione Vivere Meglio, i gestori dei canili hanno tutto l’interesse ad averli pieni, in quanto lo stato garantisce loro una quota per ogni animale ospitato.

Viste le numerose inadempienze, è evidente che anche il fenomeno dell’abbandono estivo non sia oggetto di effettiva tutela; devono dunque essere i singoli cittadini a difendere gli animali e i loro diritti, optando per soluzioni alternative a questa pratica disumana, o segnalando eventuali episodi di abbandono.
Chi possiede un cane o un gatto, e vuole portarlo con se in vacanza, può infatti scegliere di alloggiare in un albergo attrezzato per ospitare animali domestici; esistono inoltre numerose spiagge italiane che accettano cani.  Si può invece decidere di affidare il proprio animale alle cure di una pensione o di un’associazione specializzata, ma è prima indispensabile raccogliere informazioni su di essa e fare un sopralluogo per verificare che al suo interno si garantisca una sistemazione dignitosa e un nutrimento adeguato agli ospiti, e che non li si lasci soli per troppe ore al giorno.

Per quanto concerne, invece, gli episodi di abbandono, nel caso in cui si assista a uno di essi, o si trovi un animale impaurito sul ciglio della strada, è dovere morale (di ognuno) prestargli soccorso.
Nel primo caso, si dovrebbe documentare l’accaduto o memorizzare più informazioni possibili dell’evento; questo, al fine di sporgere denuncia, perché l’abbandono rientra nel reato di maltrattamento degli animali.
Nel secondo caso, occorre chiamare il 112 o il 115, oppure due numeri più mirati, che sono l’ 800.25.36.08, ossia  il servizio avvistamento cani in pericolo, oppure il 3341051030, il numero del team anti-abbandono.
E’ inoltre molto utile diffondere la notizia del ritrovamento sui social network, perché qualcuno potrebbe leggerla e decidere di prendersi cura dell’animale abbandonato.