Il diritto alla mobilità non è uguale per tutti

Estate, tempo di vacanze. Certo, non per tutti, vista la crisi, che ancora si fa sentire; ma, se chi vorrebbe partire non può farlo per la leggerezza con la quale vengono considerati i diritti dei cittadini, allora è il caso di fermarsi a riflettere.
Un disabile ha infatti raccontato via web, i disagi che ha subito durante l’imbarco aereo in un suo recente viaggio dalla Germania. Nonostante il regolamento UE inerente al trasporto dei disabili parli chiaro, molte compagnie aree europee –incluse quelle italiane- non si sono ancora adeguate alle normative, dando luogo a situazioni grottesche come quella vissuta dall’autore dell’articolo, o arrivando, addirittura, a lasciare a terra un viaggiatore perché disabile.

Il puzzle aereo e le partenze con l’handicap

«Quanto pesa?» mi chiede in tedesco l’assistente aeroportuale incaricato di farmi salire sul volo Monaco-Milano. Rispolvero un po’ di tedesco universitario e rispondo «peso tra gli 80 e 90 chili» (Non mi peso da mesi – avete mai riflettuto su quanto sia difficile trovare una bilancia a misura di sedia a rotelle?). Poi mi fermo e rifletto. Perché me lo chiede? L’ultima volta che mi era capitata una domanda del genere in aeroporto ero a Xi-an (Cina) e non disponevano del sollevatore per farmi salire in aereo. Allora mi presero in tre e mi caricarono a braccia. In Germania è accaduto qualcosa di simile: visto che l’aereo della Lufthansa regional era piccolo, i tedeschi non disponevano del mezzo adatto per portarmi a bordo. In pratica mi hanno sollevato i due assistenti e portato sull’aereo spingendomi su per la scaletta gradino dopo gradino.
Malignamente, durante il viaggio, ho pensato a cosa potesse accadere all’arrivo a Malpensa. E invece mi sono dovuto ricredere, il servizio è stato perfetto. Per una volta: Italia – Germania 1 a 0. Un episodio davvero banale che però mi fa riflettere sul meraviglioso mondo del trasporto aereo dove tutte le procedure dovrebbe essere standard e invece ogni compagnia fa – o almeno così sembra – di testa sua. Alle spalle credo di avere le mie circa 500 ore di volo e tante esperienza differenti. E non credo proprio di essere il solo anzi. Estate alle porte mi attendo da un giorno all’altro di leggere di una persona con disabilità lasciata a terra. Ed è successo (ricordo che persino il presidente della Fish,  Pietro Barbieri non fu imbarcato su un volo Roma-Milano nel 2011). E succederà. Non dovrebbe, ma vedrete che accadrà.
Ammetto di essere confuso. Certe volte accade che al momento della prenotazione la compagnia ti risponda «dobbiamo verificare che non ci siano più di due persone con disabilità sullo stesso aereo. Se ciò si verificasse non potremmo accettare la sua prenotazione». E poi ho visto a San Paolo la Lufthansa – onore al merito – caricare la squadra paralimpica brasiliana con più di 10 persone con disabilità.
Altra chicca la rigidità nell’assegnazione dei posti per persone con disabilità. La compagnia brasiliana Gol al check-in ti assegna dei posti – magari a metà aereo – e al gate, per evitare l’intervento dell’assistenza, te li cambia con le prime file. Così mi è capitato di entrare con la mia sedia a rotelle sull’aeromobile e di scivolare – si fa per dire – sul sedile senza bisogno di nessun aiuto. Tempo impiegato? Cinque minuti. Air France, assegna posti in coda all’aereo, Emirates e altre compagnie preferiscono dare le prime file. Stesso modello di aereo e posizioni differenti, dubito quindi che si tratti di una questione di sicurezza. Altrimenti i posti sarebbero sempre gli stessi. Una situazione similare quella capitata a Roberto Vitali, presidente del marchio di qualità per l’accessibilità V4A e portavoce della commissione ministeriale sul turismo accessibile, con la compagnia di bandiera.
«Ero all’aeroporto di San Paolo e mi reco al check-in Alitalia presentando la carta Freccia Alata e richiedendo di poter essere posizionato nella prima fila di economy», racconta Vitali. «Mi hanno risposto di no, dovevo stare in fila 20 perché ci sono i posti riservati in cui il bracciolo si alza per favorire lo spostamento (i paraplegici traslano dalla sedia alla poltrona, n.d.r). Ne è nata una discussione. Non è vero che i braccioli si alzano: nel viaggio di andata i braccioli erano bloccati e mi hanno messo nel posto centrale di una fila da tre».
«Dopo una trattativa di circa 20 minuti li ho convinti a spostarmi in prima fila, mentre mi rifanno il biglietto mi dicono che essendoci alcuni posti liberi in Optima, mi avrebbero fatto un upgrade gratuito. A me e a tutti gli altri possessori di carte Freccia». Ma Vitali non fa a tempo a festeggiare che dopo 15 minuti ecco il cambio di programma « mi dicono “siamo spiacenti ma il posto libero non può essere utilizzato da una persona in carrozzina”. Morale… sono ritornato in economy per fortuna in prima fila».
Dunque la prima fila dell’economy, quella con un po’ di spazio per le gambe, è adatta o no? Sono andato a controllare il regolamento Ue n117/2006  che regola ai diritti delle persone con disabilità e delle persone a mobilità ridotta nel trasporto aereo che dice: i vettori aerei devono fare «ogni sforzo ragionevole al fine di attribuire, su richiesta, i posti a sedere tenendo conto delle esigenze delle singole persone con disabilità o a mobilità ridotta, nel rispetto dei requisiti di sicurezza e limitatamente alla disponibilità».

La Fish, Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap, sostiene che nel nostro paese il diritto alla mobilità dovrebbe essere garantito a tutti, sia per quanto concerne il trasporto aereo, che per quello ferroviario, navale, e, soprattutto, urbano.
Per chi è costretto in carrozzina o ha difficoltà motorie, gli spostamenti sono infatti un enorme problema. In molte città d’Italia gli autobus urbani non sono attrezzati per il trasporto disabili, e i mezzi a norma a disposizione dei Comuni o delle associazioni, scarseggiano.
Basti pensare che anche una città come Milano ha pensato di fare tagli al sociale quest’anno.
La maggior parte dei comuni del nostro paese si trovano in situazioni economiche ben più critiche: nel migliore dei casi, i tagli sono stati fatti già da molto tempo, oppure i servizi per disabili non sono mai esistiti.
A questo proposito, il progetto Mobilità Gratuita promosso da Tiziano Motti e la società Europa Servizi, si sta rivelando molto utile nel dare una boccata d’ossigeno a quei comuni che non hanno fondi per finanziare progetti di sostegno agli svantaggiati.

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