Archivio mensile:giugno 2013

Viaggiare Tranquilli

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VIAGGIARE TRANQUILLI

Video : http://www.youtube.com/watch?v=kpGE8XAPPVM

 

Tiziano Motti da sempre un riferimento per la tutela dei diritti dei cittadini e consumatori, ci spiega cosa fare in caso di problemi durante i viaggi organizzati a pacchetto.
Tiziano Motti, l’europarlamentare reggiano che difende i tuoi diritti.

L’alimentazione vista dai bambini

Little girl with a bowl of vegetables

Se potessero scegliere, cosa mangerebbero i bambini? Un’indagine alimentare condotta dalla Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS), ha provato a rispondere a questa domanda.
I genitori sono generalmente molto attenti a ciò che mangiano i propri figli, e, se in età prescolare, spesso danno loro più cibo del necessario. L’indagine della SIPPS ha cercato di mettere in evidenza un aspetto molto interessante di queste dinamiche, da molti sottovalutato. I bambini, anche se molto piccoli, capiscono intuitivamente quali siano gli alimenti che vorrebbero mangiare; nelle scelte alimentari che li riguardano, dunque, gli adulti dovrebbero ascoltare anche i loro desideri.
Dalle risposte del questionario cui sono stati sottoposti, emerge che i bimbi non vogliono abbuffarsi solo di dolci, fritti e bevande gassate, ma hanno anche una forte curiosità verso i cibi nuovi, che sperimentano volentieri.
La “diseducazione alimentare” invece, aumenta con l’età: i bambini, crescendo, tendono ad assumere le scorrette abitudini dei genitori e a diventare sempre più sedentari, mettendo così a rischio la propria salute.

Che cosa pensano i bambini del cibo? Secondo uno studio italiano mangerebbero meglio e forse sarebbero un po’ più magri

Se dipendesse davvero da loro, i bambini mangerebbero meglio di quanto fanno. E, forse, sarebbero anche un po’ più magri e in forma. L’indicazione emerge da un’indagine che la Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS) ha condotto su 800 piccoli fra i 3 e i 9 anni, con un questionario che mirava a valutare la loro idea del cibo e del mangiare.

Lo studio è stato condotto in Puglia, «perché in questa regione la prevalenza dell’obesità e del sovrappeso in età infantile raggiunge il 40 %, contro una media italiana del 33 % circa» spiega Piercarlo Salari, pediatra milanese e responsabile scientifico del progetto. «L’obiettivo era capire come possiamo impostare una campagna per una corretta alimentazione, basata sulla percezione reale che i diretti interessati hanno dell’argomento, e non su sensazioni provenienti dal mondo degli adulti, che possono essere sbagliate».

L’analisi delle risposte mostra che gli adulti sbagliano abbastanza di frequente. «Abbiamo notato che, a differenza di quanto di solito riferiscono i genitori, i bambini non hanno una vera preferenza per dolci, ma considerano altrettanto buoni i cibi salati» dice Salari. «Inoltre, non è affatto vero che non amano la varietà». Già a 3-4 anni, il 62 per cento era disposto ad assaggiare pietanze nuove e mai viste, e questa attitudine si mantiene pressoché costante anche fra i più grandicelli. «Il problema, spesso, è che sono i genitori a proporre menù poco vari, magari per comodità o per seguire i propri gusti, e non quelli dei figli» dice l’esperto.

Ma l’indagine contiene anche qualche conferma, come la teoria secondo cui aumentando gli anni bambini elaborano un’idea sempre più complessa del cibo. «Fra i 3 e i 4 anni di solito associano il concetto del mangiare a un certo piatto; più tardi prevale l’idea dei sapori» prosegue il pediatra. Un’altra differenza sostanziale fra le età considerate è che i più piccoli associano la parola dieta all’idea della crescita, mentre a partire dall’età scolare lo stesso termine richiama alla mente un sacrificio. «Questo riflette senz’altro le preoccupazioni dei genitori, che nei primi anni di vita del figlio sono di solito troppo orientati a nutrirlo affinché aumenti di peso, poi invece sono preoccupati per l’eccesso di peso» dice l’esperto.

Lo studio ha preso in esame anche alcuni stili di vita che favoriscono l’obesità infantile. «L’abitudine a guardare la televisione a tavola è piuttosto comune (lo fa il 53-58 per cento dei bambini), tuttavia, anche in questo caso, spesso non sono i figli a volerla tenere accesa, ma gli adulti» prosegue il pediatra. Si riscontra infine la tendenza, rilevata anche da studi precedenti, della progressiva riduzione delle ore dedicate all’attività fisica con il progredire dell’età.
«Lo studio andrà approfondito con nuovi dati – conclude Salari – e solo in seguito potremo usare i risultati per predisporre iniziative indirizzate ad una corretta alimentazione nell’infanzia». Di certo, però, l’obiettivo di tali campagne non saranno solo i bambini, ma anche i genitori.

L’obiettivo della ricerca del SIPPS, che consiste nel promuovere una nuova educazione alimentare, è in linea con quelli di Tiziano Motti, il quale svolge da tempo un’intensa attività di informazione sui cibi che i cittadini acquistano e mangiano.
Tramite la Fondazione Tiziano Motti e la collaborazione con la Fondazione UmbertoVeronesi e Telefono Azzurro, l’eurodeputato è impegnato in numerose iniziative volte alla tutela dei minori, ai quali dovrebbe essere sempre garantito il diritto ad un’alimentazione corretta e ad una vita sana.

 Il Fatto Alimentare, 22 giugno 2013

 

Il diritto alla mobilità non è uguale per tutti

Estate, tempo di vacanze. Certo, non per tutti, vista la crisi, che ancora si fa sentire; ma, se chi vorrebbe partire non può farlo per la leggerezza con la quale vengono considerati i diritti dei cittadini, allora è il caso di fermarsi a riflettere.
Un disabile ha infatti raccontato via web, i disagi che ha subito durante l’imbarco aereo in un suo recente viaggio dalla Germania. Nonostante il regolamento UE inerente al trasporto dei disabili parli chiaro, molte compagnie aree europee –incluse quelle italiane- non si sono ancora adeguate alle normative, dando luogo a situazioni grottesche come quella vissuta dall’autore dell’articolo, o arrivando, addirittura, a lasciare a terra un viaggiatore perché disabile.

Il puzzle aereo e le partenze con l’handicap

«Quanto pesa?» mi chiede in tedesco l’assistente aeroportuale incaricato di farmi salire sul volo Monaco-Milano. Rispolvero un po’ di tedesco universitario e rispondo «peso tra gli 80 e 90 chili» (Non mi peso da mesi – avete mai riflettuto su quanto sia difficile trovare una bilancia a misura di sedia a rotelle?). Poi mi fermo e rifletto. Perché me lo chiede? L’ultima volta che mi era capitata una domanda del genere in aeroporto ero a Xi-an (Cina) e non disponevano del sollevatore per farmi salire in aereo. Allora mi presero in tre e mi caricarono a braccia. In Germania è accaduto qualcosa di simile: visto che l’aereo della Lufthansa regional era piccolo, i tedeschi non disponevano del mezzo adatto per portarmi a bordo. In pratica mi hanno sollevato i due assistenti e portato sull’aereo spingendomi su per la scaletta gradino dopo gradino.
Malignamente, durante il viaggio, ho pensato a cosa potesse accadere all’arrivo a Malpensa. E invece mi sono dovuto ricredere, il servizio è stato perfetto. Per una volta: Italia – Germania 1 a 0. Un episodio davvero banale che però mi fa riflettere sul meraviglioso mondo del trasporto aereo dove tutte le procedure dovrebbe essere standard e invece ogni compagnia fa – o almeno così sembra – di testa sua. Alle spalle credo di avere le mie circa 500 ore di volo e tante esperienza differenti. E non credo proprio di essere il solo anzi. Estate alle porte mi attendo da un giorno all’altro di leggere di una persona con disabilità lasciata a terra. Ed è successo (ricordo che persino il presidente della Fish,  Pietro Barbieri non fu imbarcato su un volo Roma-Milano nel 2011). E succederà. Non dovrebbe, ma vedrete che accadrà.
Ammetto di essere confuso. Certe volte accade che al momento della prenotazione la compagnia ti risponda «dobbiamo verificare che non ci siano più di due persone con disabilità sullo stesso aereo. Se ciò si verificasse non potremmo accettare la sua prenotazione». E poi ho visto a San Paolo la Lufthansa – onore al merito – caricare la squadra paralimpica brasiliana con più di 10 persone con disabilità.
Altra chicca la rigidità nell’assegnazione dei posti per persone con disabilità. La compagnia brasiliana Gol al check-in ti assegna dei posti – magari a metà aereo – e al gate, per evitare l’intervento dell’assistenza, te li cambia con le prime file. Così mi è capitato di entrare con la mia sedia a rotelle sull’aeromobile e di scivolare – si fa per dire – sul sedile senza bisogno di nessun aiuto. Tempo impiegato? Cinque minuti. Air France, assegna posti in coda all’aereo, Emirates e altre compagnie preferiscono dare le prime file. Stesso modello di aereo e posizioni differenti, dubito quindi che si tratti di una questione di sicurezza. Altrimenti i posti sarebbero sempre gli stessi. Una situazione similare quella capitata a Roberto Vitali, presidente del marchio di qualità per l’accessibilità V4A e portavoce della commissione ministeriale sul turismo accessibile, con la compagnia di bandiera.
«Ero all’aeroporto di San Paolo e mi reco al check-in Alitalia presentando la carta Freccia Alata e richiedendo di poter essere posizionato nella prima fila di economy», racconta Vitali. «Mi hanno risposto di no, dovevo stare in fila 20 perché ci sono i posti riservati in cui il bracciolo si alza per favorire lo spostamento (i paraplegici traslano dalla sedia alla poltrona, n.d.r). Ne è nata una discussione. Non è vero che i braccioli si alzano: nel viaggio di andata i braccioli erano bloccati e mi hanno messo nel posto centrale di una fila da tre».
«Dopo una trattativa di circa 20 minuti li ho convinti a spostarmi in prima fila, mentre mi rifanno il biglietto mi dicono che essendoci alcuni posti liberi in Optima, mi avrebbero fatto un upgrade gratuito. A me e a tutti gli altri possessori di carte Freccia». Ma Vitali non fa a tempo a festeggiare che dopo 15 minuti ecco il cambio di programma « mi dicono “siamo spiacenti ma il posto libero non può essere utilizzato da una persona in carrozzina”. Morale… sono ritornato in economy per fortuna in prima fila».
Dunque la prima fila dell’economy, quella con un po’ di spazio per le gambe, è adatta o no? Sono andato a controllare il regolamento Ue n117/2006  che regola ai diritti delle persone con disabilità e delle persone a mobilità ridotta nel trasporto aereo che dice: i vettori aerei devono fare «ogni sforzo ragionevole al fine di attribuire, su richiesta, i posti a sedere tenendo conto delle esigenze delle singole persone con disabilità o a mobilità ridotta, nel rispetto dei requisiti di sicurezza e limitatamente alla disponibilità».

La Fish, Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap, sostiene che nel nostro paese il diritto alla mobilità dovrebbe essere garantito a tutti, sia per quanto concerne il trasporto aereo, che per quello ferroviario, navale, e, soprattutto, urbano.
Per chi è costretto in carrozzina o ha difficoltà motorie, gli spostamenti sono infatti un enorme problema. In molte città d’Italia gli autobus urbani non sono attrezzati per il trasporto disabili, e i mezzi a norma a disposizione dei Comuni o delle associazioni, scarseggiano.
Basti pensare che anche una città come Milano ha pensato di fare tagli al sociale quest’anno.
La maggior parte dei comuni del nostro paese si trovano in situazioni economiche ben più critiche: nel migliore dei casi, i tagli sono stati fatti già da molto tempo, oppure i servizi per disabili non sono mai esistiti.
A questo proposito, il progetto Mobilità Gratuita promosso da Tiziano Motti e la società Europa Servizi, si sta rivelando molto utile nel dare una boccata d’ossigeno a quei comuni che non hanno fondi per finanziare progetti di sostegno agli svantaggiati.

Diete lampo: gli errori più comuni

Come avviene ogni anno in questo periodo, in rete e in televisione abbondano i consigli alimentari per l’estate e le news degli ultimi trend in fatto di diete. Ma la tentazione di perdere chili in modo quasi miracoloso, unita ad una limitata educazione alimentare, porta spesso a compiere delle scelte poco sagge e dannose per l’organismo.
Le “diete lampo” puntano infatti al taglio indiscriminato delle calorie, facendo prediligere cibi che ne contengono poche e che sono molto poveri di nutrienti utili.
Per poter intraprendere un regime dietetico senza conseguenze negative sulla salute è invece necessario approcciarsi alle diete in modo consapevole, imparando a conoscere il valore nutrizionale ed energetico dei cibi, per poter scegliere quelli più adatti.

Secondo l’eurodeputato Tiziano Motti, i cittadini hanno il diritto di conoscere adeguatamente le informazioni relative ai cibi che acquistano: in primis, quelle contenute nelle loro etichette alimentari, che devono essere scritte in modo chiaro e leggibile, e contenere notizie dettagliate sulla provenienza dei cibi acquistati e sui nutrienti in essi contenuti.
Motti è favorevole a una rapida attuazione della normativa europea inerente alle etichette, alla quale molti produttori italiani non si sono ancora adeguati.

Oltre ad acquisire maggiore consapevolezza sul valore degli alimenti, chi vuole intraprendere una dieta deve anche evitare alcuni errori molto comuni.
In un regime dietetico corretto la riduzione calorica non deve mai essere maggiore di 500-1000 calorie, rispetto a quelle che si assumono abitualmente: per poter funzionare correttamente e affrontare lo stress di una dieta, l’organismo ha bisogno di energia, che ricava dalle giuste dosi di nutrienti per lui essenziali.
L’INRAN, Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione, ha costruito una piramide alimentare dei cibi fondamentali nella moderna dieta mediterranea.

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I nutrienti essenziali all’organismo sono dunque acqua e alimenti di origine vegetale. Molte diete invece, specie quelle fatte dagli sportivi e dai culturisti, sono al contrario troppo ricche di proteine animali.
Questo tipo di regimi alimentari sono molto pericolosi e possono essere seguiti per un periodo massimo di due settimane.
L’eccesso di proteine animali nel sangue può determinare ipercolesterolemia e acidosi nel corpo, con il rischio di alterare inoltre l’equilibrio elettrolitico, causando perdita d’acqua e successiva disidratazione; la perdita di liquidi comporta un iniziale calo di peso, che però non corrisponde a una diminuzione della massa grassa, bensì tende ad incrementare la perdita di calcio tramite l’espulsione urinaria e ad esaurire le scorte di glicogeno.

Secondo i  nutrizionisti, una dieta equilibrata deve garantire un livello glicemico stabile e far mantenere al corpo un metabolismo attivo. Gli alimenti da prediligere nell’alimentazione dietetica ma anche in quella abituale dovrebbero essere alcalini, sani e possibilmente di stagione.
Per mantenere costante il livello glicemico occorre assumere cibi che diminuiscano lo stimolo fisiologico della fame, come ad esempio i cereali integrali. Per quanto concerne il metabolismo, esso viene rallentato dalle diete lampo estive, che apportano un dimagrimento rapido seguito da un altrettanto rapido incontrollato aumento di peso. Se, infatti, inizialmente l’organismo reagirà alla diminuzione calorica con il dimagrimento, dopo un po’ di tempo si abituerà al ridotto numero di calorie e rallenterà il metabolismo, con la conseguenza che, non appena si riprenderà a mangiare come prima, si ingrasserà molto più velocemente.

Per questo motivo è indispensabile evitare anche i digiuni o le diete mono-cibo, come ad esempio quelle a base di frutta, verdura, tisane dimagranti, centrifugati e frullati, che apportano all’organismo pochissime calorie ma anche pochissimi nutrienti. Questo tipo di regimi alimentari causano la diminuzione della massa magra, ossia quella  muscolare, lasciando quasi inalterata la massa grassa.

WE WRITE 2013 – Fondazione Tiziano Motti

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Video caricato

http://www.youtube.com/watch?v=T3jAErhoeSA&feature=youtu.be

 

We Write 2013, lo speciale sul concorso per i nuovi talenti del giornalismo e della scrittura è disponibile per web e Tv 

Reggio Emilia/Bruxelles
21 giugno 2013:  L’Onorevole Tiziano Motti, eurodeputato del Partito Popolare Europeo, personalmente e tramite la Fondazione Tiziano Motti, ha erogato nei giorni scorsi sei borse di studio al termine di un premio letterario, da lui stesso organizzato, che ha coinvolto 20 istituti superiori e 25 mila studenti emiliani, per aiutare ragazzi che abbiano il desiderio di realizzarsi nel giornalismo e nella scrittura. Una giuria composta da giornalisti professionisti tra i quali spiccano i nomi di Maurizio Costanzo e Andrea Pamparana ha attribuito un giudizio a tutti i lavori raccolti, decretando sei vincitori. Gli elaborati sono stati in seguito pubblicati in Internet (www.4minuti.it) al fine di raccogliere anche il contributo della “giuria popolare” costituita dai giovani e meno giovani utenti della rete. I titoli scelti dagli studenti per la prova spaziavano dal rapporto con gli adulti, alla fiducia nelle opportunità offerte dalla realtà post-scolastica, alla raccolta di veri e propri progetti per costruire un futuro migliore. L’iniziativa ha permesso all’On. Motti di erogare complessivamente novemila euro ai giovani e alle due associazioni partner dell’iniziativa: Telefono Azzurro Onlus e Fondazione Umberto Veronesi.

Il premio letterario, denominato “We Write 2013” si inserisce nel progetto “Rete per i giovani”, con cui il giovane eurodeputato Tiziano Motti individua e promuove nel suo territorio di elezione attività dedicate ai più giovani. Motti si è distinto a Bruxelles per le iniziative promosse in tutela dei minori, delle donne, della piccola impresa e degli animali, per i quali ha ottenuto l’anno scorso la nomination per il MEP Award di parlamentare dell’anno.

Tiziano Motti

positivo

 

“Cercate sempre i lati positivi delle situazioni.

Se noi pensiamo al 100% al problema, non ci rimane spazio

per trovare le soluzioni”

Tiziano Motti

Smart drugs: sballo a basso costo e ad alto rischio

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L’ultimo rapporto dell’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze, inerente all’uso di sostanze stupefacenti da parte dei cittadini europei, riporta dati allarmanti. Il numero dei consumatori occasionali di droghe in Europa è altissimo: sono circa 70 milioni gli europei che dichiarano di averne fatto uso almeno una volta nella vita, e tra questi 20 milioni solo nell’ultimo anno; per quanto concerne invece, i consumatori abituali, sono circa 3 milioni, cifra che equivale all’1% dell’intera popolazione europea.
Pare dunque che la crisi economica, che ha messo in difficoltà moltissime persone, obbligandole a tagliare le spese superflue, non abbia influito sull’acquisto degli stupefacenti nel territorio dell’UE. Questo accade perché il mercato ha messo a disposizione dei consumatori numerose droghe “low cost”, ma efficaci come quelle tradizionali.
Secondo il report, infatti, a fronte di un diminuito uso di cocaina ed eroina, è aumentata in maniera esponenziale la diffusione di droghe sintetiche e delle cosiddette smart drugs, le “droghe furbe”.
La denominazione “smart” è relativa all’escamotage di drogarsi con sostanze o prodotti la cui vendita è legale, ma che garantiscono gli effetti allucinogeni e psicotropi delle droghe.

A tal proposito, durante un’interrogazione parlamentare avvenuta lo scorso anno, l’eurodeputato Tiziano Motti ha richiamato l’attenzione della Commissione di Bruxelles sull’utilizzo “alternativo” dei profumatori d’ambiente, venduti legalmente nei cosiddetti “smart-shops. Motti ha inoltre proposto allo stesso Parlamento europeo, nonché ai media, di chiamare le droghe alternative “trash drugs”- droghe spazzatura – in quanto il termine “smart” ha invece l’accezione positiva di “astuzia”. Questo, spiega l’europarlamentare, al fine di “evitare di promuovere positivamente il fenomeno e favorire indirettamente le aspettative dei giovani consumatori“.

Le droghe “furbe” comprendono sia gli utilizzi alternativi di liquidi o gas, che le sperimentazioni chimiche atte a produrre mix letali per l’essere umano; nel territorio dell’Unione Europea ne circolano circa 670.
Alla prima categoria appartengono le bombolette spray ad aria compressa, il cui uso alternativo è molto frequente. Risale a pochi mesi fa il caso del gestore di una ferramenta di Firenze, che ha deciso di interrompere la vendita del prodotto ai minori, dato che lo usavano per sballarsi in alternativa agli alcolici, che per legge non gli possono essere venduti.
Il propano contenuto nelle bombolette, infatti, garantisce effetti di alterazione dell’udito e della vista, apportando un’effimera sensazione di benessere, con conseguenze disastrose sulla salute dell’organismo: i danni provocati alla mielina del cervello, ai neuroni e ai polmoni sono infatti irreversibili.

Per quanto concerne i mix letali di sostanze chimiche, come spiega il professor Fabrizio Schifano, è preoccupante il duello tra gli operatori che stabiliscono la capacità drogante di una sostanza e la criminalità organizzata, la quale trova sempre un espediente per modificare una droga alternativa e renderla legale.
Anche la polizia si trova in grave difficoltà davanti a questo fenomeno: come spiega il responsabile dell’ufficio accertamenti tecnici di polizia giudiziaria Antonio di Tommaso, la vendita delle smart drugs costituisce la fetta più grossa del mercato degli stupefacenti: circa il 60% dei giovani italiani le hanno provate almeno una volta.
L’enorme diffusione delle “droghe furbe” va fermata prima che sia troppo tardi; ci si auspica, in questo senso, che i dati raccolti dal report dell’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze spingano la Commissione europea ad agire per arginare la gravità del fenomeno.