Archivio mensile:maggio 2013

Stop alla violenza sulle donne: la Camera approva la Convenzione di Istanbul

 

violenza

La Camera approva all’unanimità la ratifica della Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne.

La Convenzione è  stata siglata nel maggio del 2011 dal Consiglio d’Europa, e rappresenta il primo strumento giuridico internazionale per prevenire e combattere questa piaga, in particolare la violenza domestica.
Vediamo in concreto di cosa tratta.
Nell’articolo 1 di questo documento, è indicato lo scopo per il quale nasce la stessa Convenzione, ossia la tutela delle donne da ogni forma di sopruso.
Secondo la definizione data dall’art. 3, la violenza nei confronti delle donne è una violazione dei diritti umani, e una forma di discriminazione di genere. Essa comprende ogni forma di maltrattamento: sia esso di natura fisica, sessuale, psicologica o vessatoria, includendo il grave sopruso, spesso sottovalutato, della privazione arbitraria della libertà, che le donne subiscono in molti paesi, specie in quelli musulmani. A tal proposito, è importante rilevare che il primo paese a ratificare la Convenzione di Istanbul sia stato proprio la Turchia, territorio nel quale le donne musulmane hanno per lungo tempo subito violenze di ogni tipo.

La Convenzione si sofferma a lungo sul concetto di ”genere”, che racchiude tutti i comportamenti , i ruoli e le attività che una determinata società ritiene appropriati per entrambi i sessi. La violenza sulle donne può essere quindi definita “violenza di genere”, in quanto è diretta contro le donne in quanto tali, e tende a colpirle in modo sproporzionato.
La Convenzione condanna tutti i comportamenti discriminanti e favorisce, al contrario, la parità tra i sessi e l’autodeterminazione femminile.
Nell’articolo 1, citato poc’anzi,  si precisa anche il modo in cui i singoli stati aderenti debbano garantire l’attuazione di queste norme, per il rispetto delle quali verrà istituito uno specifico meccanismo di controllo. L’obiettivo finale è il raggiungimento di uno standard normativo comune, che implichi una completa sinergia tra le costituzioni e legislazioni dei singoli paesi firmatari e la Convenzione stessa.

Per quanto concerne il nostro paese, è probabile che la messa in atto delle normative sia piuttosto lenta, anche per l’assenza di una chiara legislazione in merito a quelle che sono le “usanze culturali” dei cittadini italiani immigrati, all’interno delle quali è spesso compreso un comportamento che dalle nostre leggi verrebbe inserito nella voce  “violenza sulle donne”.
Ma non si tratta solo di questo. In Italia, la violenza sulle donne è sempre stato un problema sociale, al quale fino a ora non è stata trovata soluzione. E’ molto diffusa infatti, specie in alcune regioni del sud, la pratica delle percosse alla moglie da parte del marito, che spesso sfocia in tragedia.
La conseguenza più preoccupante della violenza è, dunque, il femminicidio. Spesso mascherato da “delitto passionale”, esso è soltanto la manifestazione di una sottile discriminazione di genere. Più precisamente, è frutto della diffusa credenza secondo la quale l’uomo è superiore alla donna, convinzione che, in un certo senso, “autorizza” gli uomini a reagire, mostrando la loro presunta preminenza nel modo più barbaro possibile: uccidendo.

L’eurodeputato Tiziano Motti si è espresso più volte a favore di un intervento che possa eliminare e limitare la violenza sulle donne, in particolar modo quella domestica, fenomeno debitamente occultato dalle apparenze perbeniste di molte famiglie europee.
Insieme alla moglie Stefania Bigliardi, l’europarlamentare ha fondato l’associazione Europa delle donne, costola di Europa dei diritti. Questa associazione si pone l’obiettivo principale di sensibilizzare le persone riguardo al fenomeno, attuando un’importante azione di informazione, che è anche il primo obiettivo di Europa dei diritti. Monitora, inoltre, il fenomeno della violenza domestica nella Regione dell’Emilia Romagna, portando anche un concreto aiuto alle vittime.

La ratifica dell’Italia fa sperare in un futuro nel quale questo tipo di soprusi e le loro conseguenze saranno, se non eliminate, perlomeno limitate il più possibile.
Affinché la Convenzione entri però in vigore, occorre la ratifica di dieci stati, tra i quali otto stati membri del Consiglio d’Europa. E’ quindi necessario che i paesi che non hanno ancora preso questa decisione seguano l’Italia, che, per una volta, dà il buon esempio al resto d’Europa.

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Etichette “green”: quando il colore può ingannare

etichette

Un recente studio della Cornell University of Ithaca di New York ha dimostrato che le etichette alimentari verdi trasmettono al consumatore un concetto di salubrità e genuinità.
Il team di Jonathan Schuldt, direttore del Social and Communication Lab dell’università, ha sottoposto un campione di persone ad alcuni test sui colori delle etichette, ottenendo un risultato molto interessante.
Prendendo spunto dalla strategia di marketing di una famosa multinazionale americana che produce snack al cioccolato che di “green” hanno ben poco, i ricercatori hanno testato le reazioni di 93 volontari davanti al colore delle cosiddette “front label”, ossia quelle etichette che si trovano sulla  parte anteriore della confezione e hanno lo scopo di  veicolare  messaggi positivi, o di evidenziare informazioni nutrizionali percepite come vantaggiose dal consumatore. Il team ha rilevato che, se ai volontari veniva mostrata l’immagine di una front label contenente le indicazioni caloriche di una barretta di cioccolato, essi giudicavano più sana e meno calorica quella che riportava un’etichetta di colore verde, rispetto a quelle di colore rosso e bianco, nonostante le informazioni in esse contenute fossero identiche.  I ricercatori hanno quindi dedotto che la presenza di un’etichetta verde spingeva i consumatori a considerare gli alimenti più sani di quanto lo fossero in realtà.

Visti i preoccupanti risultati ottenuti della ricerca, come possono fare i cittadini a tutelarsi dalle aziende che approfittano della loro ingenuità?
L’onorevole Tiziano Motti ha affrontato spesso il tema delle etichette alimentari, sottolineando che la completa conoscenza delle informazioni in esse contenute e la possibilità di leggerle agevolmente fanno parte dei diritti dei cittadini europei.
Durante i suoi numerosi interventi  nella trasmissione Vivere Meglio, l’europarlamentare ha spiegato che nonostante la normativa europea sulle etichette biologiche sia in vigore da anni, i produttori che non la rispettano non vengono attualmente sanzionati.
L’Unione Europea infatti, da luglio 2010, obbliga le aziende che si definiscono biologiche ad apporre sulle confezioni dei loro prodotti un logo costituito dalle stelle dell’Unione Europea disposte a foglia, che è volto a garantirne la qualità bio.

In concreto, il logo garantisce al consumatore che il produttore sia certificato, e che l’alimento sia stato prodotto utilizzando materie prime e procedimenti al 95% conformi alla normativa UE.
Inoltre, un alimento è in regola se accanto al logo sono riportate queste informazioni:
– codice ISO per identificare il paese in cui viene effettuato il controllo (es. IT per l’Italia);
– indicazione del metodo di produzione biologica (es. BIO, ORG, ecc.);
– codice numerico a tre cifre riguardante l’organismo di controllo;
– indicazione del luogo nel quale sono state coltivate le materie prime (“Agricoltura UE”, “Agricoltura non UE”, oppure “Agricoltura UE/non UE” nel caso di diversa provenienza delle materie prime).

Purtroppo la normativa relativa al logo non è sufficiente a tutelare i cittadini europei, in quanto sono ben pochi i produttori che rispettano la legge, mentre sono tanti i casi di cronaca che parlano di derrate alimentari spacciate per bio.

Alla luce di questo, assume un’importanza centrale il Consiglio europeo agricoltura e pesca, che si è svolto qualche giorno fa a Bruxelles. Il Consiglio ha espresso il suo intento di sostenere l’agricoltura biologica, sempre più richiesta dai consumatori, nonché strumento per la tutela dell’ambiente e del suo sviluppo. Ha inoltre chiesto agli Stati membri e alla Commissione Europea di modificare le leggi attualmente in vigore, al fine di agevolare lo sviluppo di questo settore e di garantire che i cibi biologici siano davvero tali, esigendo più chiarezza riguardo al significato del termine biologico.
Nelle sue dichiarazioni conclusive, il Consiglio ha auspicato la nascita di una normativa capace di armonizzare tutta l’Unione Europea, all’interno della quale l’apposizione obbligatoria del logo bio possa costituire un’ottima strategia per evidenziare e differenziare i prodotti disponibili sul mercato.
Tutto questo potrebbe avvenire, sostiene il Consiglio, aumentando la consapevolezza dell’opinione pubblica, e promuovendo l’utilizzo del biologico attraverso l’informazione online e campagne specifiche.

Rischio esposizione da amianto in crescita: al via il Progetto amianto.

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L’Istituto Superiore di Sanità dà il via al Progetto amianto, un progetto di ricerca sulle patologie conseguenti all’esposizione a questa letale miscela di minerali, e di bonifica di zone da esso inquinate. L’iniziativa è finanziata dal Ministero della Salute, avrà una durata di due anni e coinvolgerà quattro unità operative: l’Istituto Superiore di sanità, coordinatore del progetto, l’Università Amedeo Avogadro del Piemonte Orientale, l’Università di Torino e l’istituto Tumori “Regina Elena”.

Il problema della pericolosità dell’asbesto è stato discusso anche al Parlamento Europeo, che ha recentemente approvato una risoluzione parlamentare dal titolo “Minacce per la salute sul luogo di lavoro legate all’amianto, e prospettive di eliminazione di tutto l’amianto esistente”. Gli obiettivi della risoluzione riguardano: la definizione di qualifiche per ingegneri, architetti e dipendenti di imprese, e la formazione per tutti i lavoratori esposti al rischio chimico da amianto; un programma di rimozione dell’asbesto a livello europeo; il riconoscimento delle malattie legate all’amianto, il sostegno alle vittime e l’ideazione di una strategia per ottenere un divieto mondiale che diminuisca progressivamente la presenza di questa sostanza sul territorio UE e dei paesi extra UE.

L’europarlamentare Tiziano Motti è molto sensibile alle tematiche inerenti alla salute dei cittadini, tanto da aver scelto la Fondazione Veronesi come partner della sua associazione Europa dei diritti, e del progetto sociale ed editoriale Noi Cittadini.
La Fondazione Veronesi è nata con lo scopo di promuovere la ricerca e la divulgazione scientifica, ed è nota per i suoi numerosi studi e azioni in campo oncologico.

Il progetto amianto si sviluppa a partire dalle ricerche internazionali di valutazione dell’incidenza di tumori nelle zone a rischio, a seguito delle quali l’Italia ha stilato un Piano Nazionale Operativo per la risoluzione delle problematiche individuate, piano del quale il Progetto Amianto costituisce una prima forma di attuazione.
I ricercatori dell’Iss e delle altre entità scientifiche coinvolte nel progetto studieranno i rischi inerenti all’esposizione, lavoreranno per progettare nuove ed efficaci metodologie per la sorveglianza sanitaria ed epidemiologica, e innovativi sistemi di diagnosi e cura delle malattie conseguenti all’esposizione; infine, attueranno la cooperazione con i paesi nei quali l’amianto è ancora consentito.

Nell’ambito del Progetto, saranno inoltre dedicati fondi ed energie alla ricerca di efficaci soluzioni al mesotelioma pleurico, una patologia direttamente correlata all’esposizione da amianto. Seguendo la pista tracciata dalle ultime scoperte in campo oncologico, i ricercatori coinvolti approfondiranno lo studio delle cellule staminali tumorali, al fine di identificare nuovi bersagli terapeutici. Un altro importante elemento nello studio delle patologie legate all’amianto sono i modificatori genetici: pertanto, si cercherà di scoprire se essi effettivamente influiscano sulla possibilità di contrarre patologie tumorali. Si analizzerà, inoltre, l’entità del rischio di contrarre malattie per gli ex-esposti.

Gli obiettivi di bonifica delle aree inquinate, e quello di analisi dell’incidenza di forme tumorali a seguito dell’esposizione all’amianto, avranno come centro geografico la zona di Taranto. La città è sede di una nota industria oggetto di rischio chimico, le cui vicende sono attualmente al centro della cronaca. Proprio in questi giorni, il ministro dell’ambiente Andrea Orlando ha incontrato i rappresentanti delle associazioni ambientaliste e dei sindacati, rassicurandoli sulla sua intenzione di far rispettare alla nota azienda l’Autorizzazione Integrata Ambientale.
I dannosi effetti per la salute e l’ambiente riscontrati, sono stati esaminati dallo Studio Sentieri, effettuato dall’Istituto Superiore della Sanità per rispondere alle istanze dei cittadini pugliesi, preoccupati dall’evidente situazione di alta pericolosità della zona.
Sono particolarmente inquietanti i dati dello studio riguardanti l’incidenza di mesotelioma pleurico nella popolazione che abitava nei pressi dell’azienda: si è registrato un aumento del 419% dell’incidenza di questa patologia per gli uomini e del 211% per le donne;  la mortalità infantile è in aumento, così come la possibilità di contrarre malattie gravi durante il primo anno di vita. I risultati dello Studio Sentieri sono stati resi pubblici nel 2009, proprio pochi giorni prima dell’uscita dell’attuale Autorizzazione Integrata Ambientale.

Purtroppo, da allora le cose non sono cambiate, e sono moltissimi i giornali e programmi televisivi pugliesi e nazionali che sensibilizzano i cittadini su un problema gravissimo rimasto tutt’ora irrisolto. Deve pertanto essere trovata al più presto una soluzione efficace e durevole nel tempo alla pericolosità dell’esposizione da amianto, poiché la salute e l’ambiente sono due inalienabili diritti dei cittadini, dinanzi ai quali perfino il benessere sociale ed economico deve fare un passo indietro.

SONO ANCORA IN PERICOLO

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Tiziano Motti da anni porta avanti una proposta presso il Parlamento Europeo per la lotta contro la pedofilia online e i crimini che sono possibili tramite la rete internet.

Tiziano Motti, l’europarlamentare reggiano che difende i tuoi diritti.

Video:

http://www.youtube.com/watch?v=PgFm_M421V0

SEI CIO’ CHE MANGI

video 2

L’impegno politico di Tiziano Motti per la trasparenza delle informazioni sugli alimenti che acquistiamo e mangiamo ogni giorno.


Tiziano Motti, l’europarlamentare reggiano che difende i tuoi diritti.

Video: http://www.youtube.com/watch?v=UczXg7g_Oxo

Sigarette elettroniche e pubblicità ingannevole

La recente interrogazione parlamentare avente come tema centrale la veridicità delle affermazioni fatte da alcuni spot pubblicitari sulle sigarette elettroniche e sull’effettiva efficacia di questi dispositivi per quanto concerne lo smettere di fumare, porta gli stessi al centro del dibattito politico europeo e di quello dei cittadini.
In attesa di una normativa europea inerente all’uso di tali dispositivi, che possa inoltre certificarne la presunta atossicità, riportiamo un articolo di Altroconsumo sullo spot FumOK, segnalato all’antitrust dalla stessa associazione in quanto accusato di veicolare un messaggio pubblicitario ingannevole.
La Comunità Europea dal 2005 ha infatti fissato una normativa relativa ai messaggi pubblicitari, i quali devono rispettare alcune specifiche regole per poter essere considerati onesti verso i consumatori.

Sigaretta elettronica FumOK: denunciamo la pubblicità ingannevole.

DENUNCIATO LO SPOT

“Smetti, smetti… con FumOk, anno nuovo vita nuova. E fumi ok dove ti pare, come un principe”. Lo dice, questo sì, un principe vero, Emanuele Filiberto di Savoia, testimonial della campagna pubblicitaria di una delle numerose sigarette elettroniche che stanno invadendo il mercato nell’ultimo periodo. Peccato che in questa battuta e in altre che seguono nello spot si affermino concetti che sono lungi dall’essere certi, inducendo il consumatore a credere in affermazioni non solo non confermate, ma su cui si nutrono ancora molti dubbi. Per questo, abbiamo segnalato la pubblicità di FumOk all’Autorità garante della concorrenza e del mercato.

Fumi dove ti pare? Non proprio

Nello spot in questione, che tra l’altro si svolge in un ristorante, si insiste sul fatto che la sigaretta elettronica possa essere usata dappertutto in barba ai divieti previsti dalla legge antifumo. Sebbene la norma in questione non vieti espressamente l’uso della sigaretta elettronica nei locali pubblici, le due più grandi aziende di trasporto italiane, Alitalia e Trenitalia, e alcuni comuni – il primo è stato Lomazzo – stanno espressamente vietando l’uso di questi congegni nei propri locali (treni, aerei, ma anche scuole, asili e uffici pubblici). E molti bar e ristoranti chiedono alla loro clientela di rispettare comunque il divieto, per non rischiare di dare fastidio ai non fumatori anche solo con l’emissione del vapore (che spesso è aromatizzato). L’Organizzazione mondiale della sanità raccomanda comunque l’adozione delle stesse restrizioni usate per ridurre il fumo convenzionale, e la sua opinione non passerà inosservata.

Smetti? Tutto da dimostrare

Il messaggio generale che si vuole far arrivare al consumatore con questo spot è che passando alla sigaretta elettronica si può smettere di fumare e che usando la sigaretta elettronica FumOk si possono avere benefici per la salute “più benessere, più fiato”, mentre nulla di tutto ciò è ancora stato dimostrato in maniera certa. I dati sulla loro efficacia nell’indurre a smettere il fumo tradizionale sono ancora troppo scarsi per poter affermare che questi dispositivi sono la panacea al vizio del fumo, sebbene alcuni studi, soprattutto quelli condotti raccogliendo le testimonianze di su chi le ha usate, siano promettenti. E, sebbene siano certamente meno tossiche delle sigarette tradizionali, non sembrano essere completamente innocue.

http://www.altroconsumo.it/salute/nc/news/sigaretta-elettronica-fumok-denunciamo-la-pubblicita-ingannevole

Sul tema “sigarette elettroniche” si è espressa anche la Fondazione Veronesi , partner del progetto di comunicazione e utilità sociale Noi cittadini:

.             L’Istituto Superiore di Sanità afferma che le sigarette elettroniche contenenti nicotina “presentano potenziali livelli di assunzione di nicotina per i quali non si possono escludere effetti dannosi per la salute umana, in particolare per i consumatori in giovane età”. L’Oms ritiene che sebbene i produttori vendano gli ENDS (Electronic Nicotine Delivery System) come dispositivi efficaci che aiutano a smettere di fumare, ad oggi non esiste evidenza scientifica sufficiente a stabilirne la sicurezza d’uso e l’efficacia come metodo per la disassuefazione da fumo e andrebbero regolamentati come dispositivi medici o prodotti farmaceutici e non come prodotti da tabacco”. In ogni caso il mio consiglio è di seguire le dovute precauzioni in particolare relativamente alla concentrazione di nicotina, alla presenza dei simboli di tossicità e alla necessità di tenere tali prodotti lontano dai bambini.

I tre alimenti che drogano il cervello

spesa

L’Unione Europea ha stanziato un finanziamento di 6 milioni di euro per il progetto NEUROFAST, che ha l’obiettivo di studiare la biologia del cervello nel contesto dei comportamenti alimentari, delle dipendenze ad essi connessi, e dello stress.
I ricercatori coinvolti nel progetto si sono concentrati sullo studio dell’area tegmentale ventrale del cervello (ATV), la quale ha un ruolo fondamentale nel cosiddetto “circuito di ricompensa”, il meccanismo che si attiva in presenza di sostanze, pensieri o emozioni che apportano una sensazione di benessere.  La stessa ATV sarebbe inoltre ampiamente responsabile delle nostre scelte alimentari e delle relative dipendenze.

Per evitare di dipendere da certi cibi, dobbiamo acquisire consapevolezza riguardo a ciò che compriamo e mangiamo, poiché le industrie alimentari non hanno certo a cuore la nostra salute, bensì le vendite.
La battaglia per i diritti alimentari, condotta da anni dall’onorevole Tiziano Motti, mette in luce proprio l’assenza di garanzie per i cittadini, i quali devono tutelarsi da soli, facendo attenzione a ciò che scelgono di acquistare. Basti pensare alle etichette alimentari che spesso sono volutamente imprecise, ambigue e scritte in caratteri illeggibili. Sta infatti solo all’intelligenza e all’intuizione di ciascuno, la decisione di acquistare o meno un prodotto sul quale non si hanno sufficienti informazioni.

Ma quali pericoli si nascondono dietro ai nostri acquisti al supermercato?
Le ricerche effettuate negli anni novanta dal medico e giurista David Kessler, ex dirigente della Food And Drug Administration e, più recentemente, dal premio Pulitzer Michael Moss, sono giunte alla stessa scoperta. Esistono tre “ingredienti killer della nostra salute”, contenuti in quantità più o meno elevate in quasi tutti i cibi acquistati: il sale, lo zucchero e il grasso.
Oltre a confermare le conseguenze più evidenti dell’eccessivo consumo di questi alimenti, come l’obesità dilagante, anche infantile, e il diabete di tipo 2, le ricerche di Kessler e Moss hanno svelato qualcosa di veramente inquietante. Sembra infatti che il sale, lo zucchero e il grasso stimolino ampiamente l’ATP, attivando il meccanismo neuronale di ricompensa ogni volta che li ingeriamo. Questo fa si che si crei un’immediata dipendenza da essi, che ci obbliga a volerne sempre di più, annullando il nostro reale desiderio di nutrimento.

Occorre osservare che i tre ingredienti, presi singolarmente, non scatenano l’effetto psicotropo, che è invece causato da altre variabili, debitamente studiate dalle industrie alimentari. Queste, infatti, spendono miliardi per poter creare il “prodotto perfetto”, che abbia un gusto e un aspetto  “familiare” per il consumatore, tali da indurlo all’acquisto e  successivamente “fidelizzarlo” .
Esistono alcuni esempi eclatanti di queste strategie, come quello relativo al “livello di croccantezza” preferito dai consumatori di patatine in busta. Ma pensiamo anche al cioccolato o all’amatissima crema spalmabile alla nocciola, che è un perfetto mix di grasso e zucchero dall’aspetto invitante e dalla consistenza vellutata, alla quale è davvero difficile resistere.

Cosa possiamo fare, dunque, per tutelarci? Basta seguire poche ma indispensabili regole.
La prima è quella di informarsi il più possibile attraverso canali di informazione affidabili e accreditati, o tramite associazioni che si occupino di diritti alimentari, come la stessa Europa dei Diritti o altre associazioni a tutela dei consumatori. Occorre infatti una vera e propria “educazione alimentare”, soprattutto per i bambini, sui quali ricadono gli effetti delle scelte dei genitori.
La seconda regola consiste nel fare attenzione a ciò che mettiamo nel carrello della spesa: evitiamo in particolare gli acquisti di certi prodotti solo perché “costano meno” o “hanno una confezione allettante”. E’ infatti meglio perdere un po’ di tempo tra i vari scaffali del supermercato, scegliendo però in modo ponderato: ci si guadagnerà sicuramente in salute.
L’ultima regola, che è la più importante, consiste semplicemente nell’essere consapevoli. Dobbiamo quindi ascoltare le nostre reali necessità in fatto di cibo, che riguardano il nutrimento e l’energia, e non la sensazione di un piacere diffuso e ingannevole che pervade mente e corpo.
Teniamo quindi gli occhi aperti, senza farci prendere all’amo dalle aziende produttrici, che ci rendono dipendenti dai loro prodotti, drogando il nostro cervello e facendoci assumere sostanze nocive per la salute.