Figli delle mamme carcerate rinchiusi con loro

carcerearticolo tratto da: http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/13_aprile_19/rebibbia-bambini-sotto-i-tre-anni-in-carcere-leda-colombini-212746135865.shtml

Bambini a Rebibbia, il nido previsto dalla legge che ancora non c’è

Continua l’emergenza dei piccoli sotto i tre anni costretti a vivere nelle celle con le madri. L’azione dei volontari

ROMA – Sedici bambini sotto i tre anni sono «ospiti» incolpevoli del carcere femminile di Rebibbia. Si tratta perlopiù di figli di rom e donne nigeriane che scontano condanne superiori ai sei anni, ma soprattutto detenute ree di recidiva. Resta di attualità, dunque, il problema del «nido» di Rebibbia Femminile, da sempre molto affollato, con punte in passato fino a 30 bambini. Ne hanno parlato spesso i parlamentari in visita al penitenziario romano, promettendo iniziative e interventi, ma l’emergenza continua. La legge del 21 aprile 2011 – «madrina” Anna Finocchiaro – ha teso ad estendere le misure alternative e a eliminare soprattutto questa detenzione di piccoli incolpevoli (se non di essere figli di detenute, cui la recidiva prelude soluzioni alternative).

LEDA COLOMBINI – Del problema si è tornati a parlare mercoledì 17, in occasione della cerimonia nel carcere femminile per intitolare il nido a Leda Colombini. Perché l’ex parlamentare scomparsa nel dicembre del 2011, è stata per oltre venti anni la promotrice dell’attività di «A Roma insieme», l’associazione di volontari che hanno cercato di offrire una vita a migliore ai bambini reclusi con le loro mamme. In ricordo della Colombini è stata apposta una targa, in ceramica e mosaico, realizzata dal Liceo Artistico Statale Enzo Rossi indirizzo arti figurative per la pittura e per la scultura. Progetto ed inserti in ceramica sono stati realizzati dalle detenute-allieve che frequentano la sezione staccata dell’Istituto all’interno della Casa Circondariale, mentre il mosaico è stato realizzato dagli allievi della sede centrale della Scuola.

VOLONTARI – E poi ci sono le gite del sabato. Si chiamano Giovanna, Gioia, Giovanni – solo per fare qualche nome – i volontari che al sabato prendono in carcere questi bambini e li portano in gita, nel mondo esterno. Con i volontari i bimbi hanno scoperto il mare, i parchi, perfino la neve. Ma anche l’interruttore che in ogni casa permette di accendere la luce, ma che in carcere non esiste perché l’illuminazione è centralizzata. «Ricordo quel bimbo che a casa mia ha passato mezza giornata ad assistere al miracolo provocato dall’interruttore – ricorda Anna Maria Rossilli dell’Ufficio del Garante dei detenuti -. Aveva scoperto la notte e il giorno con un semplice pulsante».

articolo: http://www.ilgiornaledireggio.it/showPage.php?template=newsreggio&id=4577&masterPage=articoloreggio.htm

Motti all’incontro con Alfano, ecco il nuovo piano carceri italiano
Incontro tra il ministro e gli europarlamentari italiani

BRUXELLES (14 ottobre 2009) – Il ministro della Giustizia Angelino Alfano ha incontrato ieri i deputati italiani al Parlamento europeo. Nonostante la sua presenza a Bruxelles fosse principalmente dovuta ad un incontro con il Commissario alla Giustizia Jacques Barrot, l’esponente del Governo italiano ha accolto volentieri l’invito dei parlamentari, ai quali ha illustrato la situazione degli Istituti di pena italiani e il piano carceri che lo stesso Alfano presenterà domani, giovedì, al Consiglio dei Ministri. 4minuti è in grado di fornire in anteprima i punti chiave dell’intervento del Guardasigilli.

“In questo momento – ha spiegato Alfano (nella foto, con l’onorevole reggiano Tiziano Motti) – vi sono 64.000 detenuti in Italia, contro un capienza regolamentare di 43.000 e una capienza tollerabile di 63.000″. Che fare? L’indulto, promulgato nel 2006 dall’allora Guardasigilli Clemente Mastella, (che ieri in veste di eurodeputato ha ascoltato attentamente, seduto a pochi metri di distanza dal suo attuale successore) ha liberato detenuti deflazionando il sistema carcerario. In soli tre anni, si è ritornati tuttavia ai livelli di pressione carceraria pre-indulto. Lo studio effettuato dal Ministero della Giustizia ha evidenziato che in 60 anni di storia repubblicana sono stati emanati 30 provvedimenti di amnistia solo per alleviare il problema del sovraffollamento.

“La scelta politica del Governo – ha continuato Alfano – è quella di investire fortemente nel sistema, aumentando di 20mila posti la capienza in breve tempo”. L’Italia ha concluso dei trattati internazionali sul tema dei detenuti stranieri in Italia: su 64mila, 23mila sono stranieri, il che significa che se si mantenesse solo il dato relativo ai detenuti italiani non vi sarebbe la necessità di costruire nuove carceri. Serve quindi una forte e reale cooperazione con gli altri Stati e non solo europei. Il Ministro ha chiesto quindi alla delegazione italiana del Parlamento europeo di sostenerlo nella sua triplice visione di interazione con l’Unione Europea, laddove in un ruolo rafforzato dal Trattato di Lisbona, quest’ultima dovrà essere  garante dei Trattati internazionali, stipulare trattati internazionali per regolare i rapporti con i Paesi extra Ue i cui cittadini sono oggi detenuti in Italia e, infine, sostenere economicamente i Paesi che si trovano a dover gestire grandi numeri di reclusi stranieri.

“Il piano delle carceri – ha concluso il Ministro – avrà come priorità la rieducazione, per abbattere la possibilità di recidiva e reinvestire sui detenuti come nuova risorsa per la ricchezza del Paese; un capitolo a parte è il progetto under 3, che intende rivedere e migliorare le condizioni stabilite dalla legge Finocchiaro per le mamme detenute con figli minori di tre anni, consentendo ai piccoli di non essere costretti, pur di stare vicini alle loro mamme, a condividere le pene della prigione ma di essere accolti in una struttura specializzata, oppure affidati a famiglie selezionate”.

Attualmente i bambini fino a tre anni devono infatti stare in cella con la madre, con conseguenze psichiche ancora in fase di definizione sul lungo periodo della loro vita da adulti. Soddisfazione dell’On. Tiziano Motti (Udc/Gruppo Ppe) anche per la coincidenza dei punti di vista politici del Ministro Alfano con quelli che lui stesso intende portare avanti in Europa in tema di lotta alla pedofilia e sex-offenders, creando un sistema di allarme rapido di intervento e schedatura dei criminali in tutti gli Stati membri, che il ministro Alfano ha definito “E-Justice”. “La Giustizia elettronica – ha concordato l’On. Motti – è funzionale come porta d’accesso alla collaborazione fra le polizie internazionali, ma sarà necessario rafforzare la collaborazione fra gli Stati sul fronte del mutuo riconoscimento delle sentenze, altrimenti si ricomincia sempre daccapo”.

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