Stalking: è necessaria una normativa europea più severa

Il fenomeno dello stalking è in forte crescita: nel primo trimestre del 2013 sono state uccise 20 donne, delle quali la metà nei soli primi 25 giorni dell’anno. Sono cifre inquietanti, che richiedono tutta la nostra attenzione, perché si tratta di un crimine molto più grave di quel che ordinariamente si pensi.
Lo stalking spesso si cela dietro le più insospettabili apparenze, nutrendosi della scarsa informazione sull’argomento, e traendo beneficio dall’assenza di contorni ben definiti che possano identificarlo come reato.
Il crimine andrebbe invece smascherato, svelando ciò che realmente è: una vera e propria violenza psicologica, che può facilmente sfociare in aggressioni fisiche o addirittura in omicidio.

Il 12 aprile, si svolgerà a Torino la quinta campagna nazionale di prevenzione su violenza, stalking e omicidi, che farà il punto della situazione, proponendo soluzioni al fenomeno e illustrando gli atteggiamenti per prevenirlo.
L’iniziativa, organizzata dall’associazione italiana di Psicologia e Criminologia, in collaborazione con l’Osservatorio Nazionale Stalking, il Centro Presunti Autori di violenza e stalking, e il sindacato di polizia Coisp, coinvolgerà Piemonte, Lombardia, Toscana, Marche e Lazio.
Durante la giornata sarà presentato il protocollo di risocializzazione, applicato dal Centro Presunti Autori, che, insieme all’Osservatorio Nazionale Stalking, collabora da anni con la Casa Circondariale di Rebibbia e l’Ufficio di Esecuzione Esterna Penale di Roma e Latina.

Il protocollo è offerto da un’equipe di volontari psicologi e psicoterapeuti, che operano per aiutare il presunto autore a superare la difficoltà di rielaborare e accettare un abbandono, evento che è stato identificato come causa scatenante dei  comportamenti di tipo persecutorio di questi soggetti.
Sono stati gli stessi psicologi che collaborano con l’Osservatorio Nazionale Stalking, e in particolare il presidente Massimo Lattanzi a chiedere che sia dato un peso maggiore alla figura dello stalker. A loro parere, essa deve essere considerata nell’accezione di “rifiuto tossico” : “rifiuto”, poiché il presunto autore di questo tipo di violenza viene escluso dalla società, ossia emarginato o rinchiuso in carcere, e “tossico” in quanto, senza adeguata opera di rieducazione, egli tenderà ad avvelenare e uccidere il contesto in cui vive.

Il protocollo viene attivato a scopo preventivo, ossia prima che sia compiuto il reato, e a scopo rieducativo: nei momenti immediatamente seguenti alla commissione del reato, quando non è stata ancora inflitta la pena, all’interno del  carcere o in caso di pene preventive.
L’importante attività del Centro prosegue nel delicatissimo momento in cui lo stalker torna in libertà: sono infatti sempre più frequenti i casi di recidiva.
Dopo aver scontato la pena, in mancanza di un appoggio continuo, uno stalker su tre torna a perseguitare la vittima e, spesso, a ucciderla.

Il tema della violenza e delle molestie alle donne è molto caro all’eurodeputato Tiziano Motti, il quale si è espresso più volte a favore di una normativa europea più mirata e severa, che comprendesse, inoltre, concrete misure preventive.
A seguito dell’approvazione della risoluzione del Parlamento, relativa a una nuova direttiva per tutelare le donne da qualsiasi forma di violenza, Motti ha dichiarato: “L’Italia e l’Europa hanno necessità di regolamentare maggiori tutele per le donne contro il fenomeno della violenza domestica, una vergogna da debellare, indicatrice dell’inciviltà ancora nascosta sotto il tappeto delle belle case europee.”
Per quanto la risoluzione rappresenti senza dubbio un passo in avanti in questa direzione, si rende necessario un rafforzamento dell’attività di risocializzazione dei presunti autori, in particolare nella fase preventiva, durante la quale si rivela determinante.

È, inoltre, urgente diffondere l’informazione riguardo questo preoccupante fenomeno, ancora troppo poco conosciuto e per questo sottovalutato.
A questo scopo, Stefania Bigliardi, moglie dell’eurodeputato, ha attivato il progetto Europa delle donne, costola dell’associazione Europa dei diritti, che si occupa di monitorare il fenomeno della violenza e degli abusi sulle donne nella regione Emilia Romagna.
L’attività principale di Europa delle donne è quella di dare informazioni alle donne su cosa fare e a chi rivolgersi, in caso di aggressioni e molestie.
L’associazione ha l’obiettivo di poter tenere sotto controllo il verificarsi di questi crimini anche nelle altre regioni d’Italia, e di portare un aiuto sempre più concreto alle vittime, come ad esempio nel caso dell’apertura di due “case delle donne”, utilizzate per proteggere le persone che necessitano di un indirizzo segreto per tutelare la loro sicurezza.

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