Archivio mensile:aprile 2013

Figli delle mamme carcerate rinchiusi con loro

carcerearticolo tratto da: http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/13_aprile_19/rebibbia-bambini-sotto-i-tre-anni-in-carcere-leda-colombini-212746135865.shtml

Bambini a Rebibbia, il nido previsto dalla legge che ancora non c’è

Continua l’emergenza dei piccoli sotto i tre anni costretti a vivere nelle celle con le madri. L’azione dei volontari

ROMA – Sedici bambini sotto i tre anni sono «ospiti» incolpevoli del carcere femminile di Rebibbia. Si tratta perlopiù di figli di rom e donne nigeriane che scontano condanne superiori ai sei anni, ma soprattutto detenute ree di recidiva. Resta di attualità, dunque, il problema del «nido» di Rebibbia Femminile, da sempre molto affollato, con punte in passato fino a 30 bambini. Ne hanno parlato spesso i parlamentari in visita al penitenziario romano, promettendo iniziative e interventi, ma l’emergenza continua. La legge del 21 aprile 2011 – «madrina” Anna Finocchiaro – ha teso ad estendere le misure alternative e a eliminare soprattutto questa detenzione di piccoli incolpevoli (se non di essere figli di detenute, cui la recidiva prelude soluzioni alternative).

LEDA COLOMBINI – Del problema si è tornati a parlare mercoledì 17, in occasione della cerimonia nel carcere femminile per intitolare il nido a Leda Colombini. Perché l’ex parlamentare scomparsa nel dicembre del 2011, è stata per oltre venti anni la promotrice dell’attività di «A Roma insieme», l’associazione di volontari che hanno cercato di offrire una vita a migliore ai bambini reclusi con le loro mamme. In ricordo della Colombini è stata apposta una targa, in ceramica e mosaico, realizzata dal Liceo Artistico Statale Enzo Rossi indirizzo arti figurative per la pittura e per la scultura. Progetto ed inserti in ceramica sono stati realizzati dalle detenute-allieve che frequentano la sezione staccata dell’Istituto all’interno della Casa Circondariale, mentre il mosaico è stato realizzato dagli allievi della sede centrale della Scuola.

VOLONTARI – E poi ci sono le gite del sabato. Si chiamano Giovanna, Gioia, Giovanni – solo per fare qualche nome – i volontari che al sabato prendono in carcere questi bambini e li portano in gita, nel mondo esterno. Con i volontari i bimbi hanno scoperto il mare, i parchi, perfino la neve. Ma anche l’interruttore che in ogni casa permette di accendere la luce, ma che in carcere non esiste perché l’illuminazione è centralizzata. «Ricordo quel bimbo che a casa mia ha passato mezza giornata ad assistere al miracolo provocato dall’interruttore – ricorda Anna Maria Rossilli dell’Ufficio del Garante dei detenuti -. Aveva scoperto la notte e il giorno con un semplice pulsante».

articolo: http://www.ilgiornaledireggio.it/showPage.php?template=newsreggio&id=4577&masterPage=articoloreggio.htm

Motti all’incontro con Alfano, ecco il nuovo piano carceri italiano
Incontro tra il ministro e gli europarlamentari italiani

BRUXELLES (14 ottobre 2009) – Il ministro della Giustizia Angelino Alfano ha incontrato ieri i deputati italiani al Parlamento europeo. Nonostante la sua presenza a Bruxelles fosse principalmente dovuta ad un incontro con il Commissario alla Giustizia Jacques Barrot, l’esponente del Governo italiano ha accolto volentieri l’invito dei parlamentari, ai quali ha illustrato la situazione degli Istituti di pena italiani e il piano carceri che lo stesso Alfano presenterà domani, giovedì, al Consiglio dei Ministri. 4minuti è in grado di fornire in anteprima i punti chiave dell’intervento del Guardasigilli.

“In questo momento – ha spiegato Alfano (nella foto, con l’onorevole reggiano Tiziano Motti) – vi sono 64.000 detenuti in Italia, contro un capienza regolamentare di 43.000 e una capienza tollerabile di 63.000″. Che fare? L’indulto, promulgato nel 2006 dall’allora Guardasigilli Clemente Mastella, (che ieri in veste di eurodeputato ha ascoltato attentamente, seduto a pochi metri di distanza dal suo attuale successore) ha liberato detenuti deflazionando il sistema carcerario. In soli tre anni, si è ritornati tuttavia ai livelli di pressione carceraria pre-indulto. Lo studio effettuato dal Ministero della Giustizia ha evidenziato che in 60 anni di storia repubblicana sono stati emanati 30 provvedimenti di amnistia solo per alleviare il problema del sovraffollamento.

“La scelta politica del Governo – ha continuato Alfano – è quella di investire fortemente nel sistema, aumentando di 20mila posti la capienza in breve tempo”. L’Italia ha concluso dei trattati internazionali sul tema dei detenuti stranieri in Italia: su 64mila, 23mila sono stranieri, il che significa che se si mantenesse solo il dato relativo ai detenuti italiani non vi sarebbe la necessità di costruire nuove carceri. Serve quindi una forte e reale cooperazione con gli altri Stati e non solo europei. Il Ministro ha chiesto quindi alla delegazione italiana del Parlamento europeo di sostenerlo nella sua triplice visione di interazione con l’Unione Europea, laddove in un ruolo rafforzato dal Trattato di Lisbona, quest’ultima dovrà essere  garante dei Trattati internazionali, stipulare trattati internazionali per regolare i rapporti con i Paesi extra Ue i cui cittadini sono oggi detenuti in Italia e, infine, sostenere economicamente i Paesi che si trovano a dover gestire grandi numeri di reclusi stranieri.

“Il piano delle carceri – ha concluso il Ministro – avrà come priorità la rieducazione, per abbattere la possibilità di recidiva e reinvestire sui detenuti come nuova risorsa per la ricchezza del Paese; un capitolo a parte è il progetto under 3, che intende rivedere e migliorare le condizioni stabilite dalla legge Finocchiaro per le mamme detenute con figli minori di tre anni, consentendo ai piccoli di non essere costretti, pur di stare vicini alle loro mamme, a condividere le pene della prigione ma di essere accolti in una struttura specializzata, oppure affidati a famiglie selezionate”.

Attualmente i bambini fino a tre anni devono infatti stare in cella con la madre, con conseguenze psichiche ancora in fase di definizione sul lungo periodo della loro vita da adulti. Soddisfazione dell’On. Tiziano Motti (Udc/Gruppo Ppe) anche per la coincidenza dei punti di vista politici del Ministro Alfano con quelli che lui stesso intende portare avanti in Europa in tema di lotta alla pedofilia e sex-offenders, creando un sistema di allarme rapido di intervento e schedatura dei criminali in tutti gli Stati membri, che il ministro Alfano ha definito “E-Justice”. “La Giustizia elettronica – ha concordato l’On. Motti – è funzionale come porta d’accesso alla collaborazione fra le polizie internazionali, ma sarà necessario rafforzare la collaborazione fra gli Stati sul fronte del mutuo riconoscimento delle sentenze, altrimenti si ricomincia sempre daccapo”.

Annunci

Nuovi poveri

articolo tratto da: http://www.ilgiornaledireggio.it/showPage.php?template=newsreggio&id=17703&masterPage=articoloreggio.htm

Calcio e solidarietà. La Reggiana al fianco di Emergency
In occasione della partita di domenica con il Lecce saranno presenti i volontari dell’assocazione

 REGGIO (11 Aprile 2013) – In occasione della gara di Prima Divisione Girone A Reggiana-Lecce di domenica 14 aprile 2013, A.C. Reggiana 1919 ha organizzato alcune iniziative a sostegno della campagnaLa salute è un diritto. Sostieni Emergency con il numero solidalepromossa in tutta Italia dall’8 al 28 aprile da Emergency  ONG ONLUS Associazione umanitaria italiana per la cura e la riabilitazione delle vittime della guerra, delle mine antiuomo e della povertà. Domenica i volontari di Emergency saranno presenti all’ingresso dei vari settori dello stadio per promuovere (tramite la distribuzione di cartoline) la raccolta fondi a favore dell’associazione, con le donazioni attraverso il numero telefonico solidale 45505. Sono inoltre previste alcune attività di comunicazione che precedono e accompagnano la gara (comunicati stampa, banner web sul sito ufficiale granata, annunci radio e striscioni allo stadio, etc.) per favorire la conoscenza da parte del pubblico della campagna solidale di Emergency. La campagna si propone di raccogliere fondi per l’ampliamento dell’intervento umanitario di Emergency in Italia. Con i fondi raccolti verranno acquistati e allestiti due ambulatori mobili per portare cure ai braccianti agricoli, si finanzieranno due Poliambulatori che saranno avviati a Napoli e Polistena (RC) durante il 2013, le attività dei due Poliambulatori già operativi a Palermo e Marghera e dei due ambulatori mobili “Polibus” già operativi in zone di forte disagio sociale e dove l’accesso alla sanità è difficoltoso.

http://ilreferendum.it/2013/04/22/life-in-italy-is-ok-emergency-racconta-cosi-i-nuovi-poveri/

Life in Italy is ok. Emergency racconta così nuovi poveri.

Emergency, dal 1994 la più celebre Ong italiana, con l’obiettivo di portare aiuto alle vittime civili delle guerre e della povertà, da lunedì 22 aprile propone una serie di incontri-dibattiti accompagnati da proiezioni del documentario auto-prodotto “Life in Italy is ok“. Il documento raccoglie le voci di migranti, stranieri, ma anche nuovi italianissimi poveri che raccontano della loro vita in Italia e dell’aiuto ricevuto dai medici dell’Associazione, nell’ambito della campagna che si propone di raccogliere fondi per il “Programma Emergency Italia”.

Emergency ha infatti aperto nel 2006 un poliambulatorio a Palermo, nel 2010 un secondo a Marghera e dal 2011 due pullman trasformati in ambulatori mobili, i cosiddetti “Polibus” che portano assistenza sanitaria prevalentemente nelle zone rurali del Sud Italia, a migranti con o senza permesso di soggiorno e a residenti impegnati nell’agricoltura. Con questi mezzi Emergency ha offerto oltre 80 mila prestazioni gratuite in Italia, e nel 2012 ha anche avviato uno sportello di orientamento sanitario a Sassari, per aiutare migranti e popolazione residente ad accedere alle cure del sistema sanitario.

Principalmente a causa della gravissima crisi economica attuale, il numero di persone che si sono rivolte alle strutture di Emergency è aumentato costantemente ed in modo esponenziale, per questo motivo l’Associazione ha iniziato i lavori di ristrutturazione di due ulteriori Poliambulatori a Napoli e a Polistena (RC), che verranno aperti nel corso del 2013.

Impressionante è che tra i pazienti di Emergency cresca il numero degli italiani che chiedono cure mediche gratuite o aiuto per pagare i ticket per prestazioni da ricevere presso le strutture del servizio sanitario pubblico. Nel Poliambulatorio di Marghera, ad esempio, 1 paziente su 5 è italiano. Secondo il CENSIS, nel 2011 oltre 9 milioni di italiani non hanno avuto accesso alle cure mediche per ragioni economiche. Secondo il Rapporto Oasi 2012 dell’Università Bocconi, presentato dalla federazione delle Asl italiane, i ticket sui farmaci sono aumentati del 40% nel corso del 2012.

Emergency apre dei poliambulatori per aiutare coloro che non riescono a pagare i ticket e rimangono fermi nelle liste d’attesa, chiede di destinare il 5 per mille per aprire servizi sanitari perché ormai in Italia, non in Africa, milioni di persone hanno sempre meno diritti. C’è qualcosa di assurdo in tutto questo. Serve un progetto politico condiviso che etichetti come priorità la battaglia per garantire la sanità pubblica, rendendo – come dice il Manifesto della stessa Emergency – “il diritto ad essere curato diritto fondamentale e inalienabile appartenente a ciascun membro della famiglia umana e la sanità basata sull’equità, sulla qualità e sulla responsabilità sociale”.

Come grida Gino Strada, servono ospedali che siano realmente “ospitali” e non aziende, una sanità in cui le priorità siano rispettare l’articolo 32 della Costituzione e utilizzare i 30 miliardi di spesa pubblica annuale per la sanità in ricerca, strutture, formazione di infermieri e di medici. Una sanità che non preveda più commistione dannosa tra pubblico auto-degradatosi e privato sinonimo di fatturato e in cui la spasmodica ricerca del profitto, gli aumenti dei ticket e i rimborsi a prestazione, vengano finalmente subordinati ai diritti dei pazienti.

Pedofilia online: Facebook apre i suoi archivi

Facebook apre i suoi archivi chat alla magistratura italiana per un’indagine di pedofilia online: è la prima volta che accade. L’indagato è G.P., un uomo di 50 anni condannato per adescamento di tre ragazzine di 14 anni. Il gup Andrea Salemme, che non è soddisfatto dalle indagini, inoltra una rogatoria agli Usa ottenendo, con l’aiuto dell’FBI, i file criptati contenenti le chat del pedofilo. Scopre quindi che G.P., fingendosi un quindicenne, convinceva decine di ragazzine a spogliarsi e compiere atti sessuali davanti alla web cam.

L’uomo, che era già stato arrestato per lo stesso reato, aveva chiesto di essere sottoposto alla castrazione chimica, che nel nostro paese, però, è proibita per legge. Non è stata ancora trovata, d’altra parte, una valida alternativa a questa drastica soluzione, qualcosa che sia in grado di arginare e prevenire il fenomeno della pedofilia. Infatti, se l’esplosione dell’odio nei confronti del “mostro” di turno, incarnata dai tantissimi commenti in rete contro i pedofili, è immediata, risulta al contrario molto difficile rapportarsi efficacemente e, soprattutto, legalmente, a quella che è a tutti gli effetti una malattia mentale.

L’eurodeputato Tiziano Motti, tramite le attività dell’associazione Europa dei Diritti, da lui fondata, si impegna da tempo nella difesa dei diritti dei minori.
A fronte del vuoto legislativo in merito alla pedofilia e pedopornografia online, fenomeno oggi enormemente diffuso, l’onorevole dell’UDC nel 2010 ha chiesto e ottenuto che il Parlamento Europeo approvasse una risoluzione per un sistema di allarme rapido, teso a impedire le attività online di pedofili e molestatori sessuali. L’anno seguente, l’europarlamentare insieme all’esperto di tecnologie non convenzionali Fabio Ghioni, propone allo stesso Parlamento una soluzione altamente tecnologica e sicura per effettuare indagini sui reati online: il sistema Logbox.

La tecnologia informatica ideata da Ghioni, se installata in un computer, permette la conservazione dei dati di navigazione, che vengono criptati e possono essere utilizzati come materiale di un’eventuale indagine. Il sistema è progettato in modo che possano accedere a questi dati solo tre entità, ognuna dotata di una chiave d’accesso: la polizia postale o l’autorità preposta alle indagini, un garante e l’utente. Il meccanismo è reso ancora più sicuro dal fatto che l’accesso è possibile solo tramite l’incrocio di due password su tre.

Purtroppo ad oggi, nonostante la risoluzione parlamentare sia stata pienamente approvata, il sistema non è ancora stato adottato. Questo avviene perché è molto difficile regolamentare un non-luogo virtuale come il web, tradizionalmente indipendente dai vincoli legali cui si è sottoposti nel mondo “reale”. L’assenza di una cultura basata sulla consapevolezza nell’uso della rete, nata come strumento atto a potenziare le nostre conoscenze, fa si che essa sia invece considerata alla stregua di un giocattolo. L’unica cosa che fa “drizzare le antenne” agli utenti è la paura di perdere la propria privacy.
Una delle critiche che è stata mossa a Motti e Ghioni è proprio quella relativa al controllo, tanto che LogBox è stato anche chiamato il “Grande Fratello buono”. C’è però un interessante paradosso da considerare: molti utenti che sostengono di voler gelosamente proteggere la propria riservatezza, sono i primi a mettere in piazza i fatti loro tramite le bacheche dei social network. Tra queste persone, ci sono anche genitori che utilizzano le immagini dei figli come foto profilo, immagini che potrebbero essere facilmente prelevate da un pedofilo. Questo comportamento oltre che incoerente, è soprattutto pericoloso. La potenza del lato oscuro della rete, come Ghioni lo definisce, è dunque ancora sottovalutata, e i criminali continuano a sguazzare impuniti in questo marasma pieno di illegalità.

Per questo motivo, ci auspichiamo che prima possibile venga messo in atto il sistema promosso dall’onorevole Motti e ideato da Ghioni. Nel nostro quotidiano, come cittadini, noi possiamo contribuire a tutelare i bambini dalla pedofilia, diffondendo informazione in merito e facendo sentire la nostra voce. Non fare nulla per cambiare le cose, equivale a dare il proprio silenzioso assenso.

Articolo sul convegno ‘Il lato oscuro della Rete. La sfida di Ulisse oggi: varcare il virtuale

Articolo tratto dal sito: http://www.fabioghioni.net

Articolo del 13.04.12 ma Sempre attuale

Occhi Aperti !

‘Il lato oscuro della Rete. La sfida di Ulisse oggi: varcare il virtuale

“Dare regole a Internet è la sfida più esaltante del mondo dell’informazione nei prossimi anni”. Sono parole del segretario della Federazione Nazionale Stampa Italiana (Fnsi), Franco Siddi, al dibattito organizzato a Roma dall’Unione Cattolica Stampa Italiana (Ucsi) a Marzo. Titolo: “’Il lato oscuro della Rete. La sfida di Ulisse oggi: varcare il virtuale”. Un incontro organizzato partendo dalla consapevolezza che Internet rappresenta un mondo di felicissime potenzialità ma anche di alti rischi e soprattutto che sfugge alle attuali legislazioni legate a confini e giurisdizioni. Un incontro pensato con l’esperto di sicurezza informatica Fabio Ghioni, e seguito da un’intervista per Area.

hacker republicL’hacker Fabio Ghioni, divenuto famoso per il caso Telecom ed oggi consulente di governi e istituzioni internazionali, apre orizzonti di riflessione sulla zona oscura ai più della Rete, cioè i meandri tecnici. Una dimensione in ombra che potrebbe per certi versi incidere sulla vita di ognuno di noi più della zona “illuminata” della navigazione senza limiti di luogo o di tempo. Chi gestisce i dati che immettiamo ogni giorno sui social network è solo uno degli interrogativi che generalmente non ci si pone, pur vivendo l’amicizia virtuale per ore al giorno. Ghioni chiarisce l’assoluto arbitrio dei singoli operatori di FaceBook, per fare un esempio. I sistemi degli operatori di telecomunicazioni che hanno a disposizione i dati più sensibili (posta elettronica, password, dati telefonici…) sono accessibili da Internet attraverso fornitori esterni. Chi sa dove si trovino, e – assicura Ghioni – chi ci lavora lo sa, in soli cinque minuti può fare un copia e incolla dei tabulati o della lista degli intercettati.   “Quando si parla di sistemi inviolabili – assicura Ghioni ad Area – è solo per fare operazioni di facciata”. A questo proposito, un po’ sottovoce Ghioni ci fa una considerazione pesante: “Se un sistema è vulnerabile, è possibile violarlo dando la colpa agli hacker, ma se è completamente sicuro rappresenta un problema anche per le agenzie di intelligence che non possono accedervi senza essere scoperti. Lasciarli vulnerabili è spesso una scelta”.

Ghioni invita tutti a maggiore consapevolezza, mentre toglie sonno alle notti. Spiega che gli aggiornamenti continui dei service provider, che al massimo ci risultano noiosi, sono momenti di comunicazione aperta con il nostro computer in cui le macchine potrebbero comunicare qualunque tipo di dati e non solo quelli relativi all’aggiornamento. Ancora: cancella ogni illusione di sicurezza sull’utilizzo delle reti Wi-Fi: da tecnico assicura che non c’è ad oggi un sistema Wi-Fi che non sia vulnerabile. Per non parlare dei virus che permettono di tramutare qualunque computer in un computer spia, cosiddetto Zombie, che trasmette ogni tipo di dato a un pc terzo. Se consideriamo che le società più evolute dell’Occidente sono anche le più tecnologizzate e digitalizzate, il pensiero corre subito alla cyber criminalità e al cyber terrorismo. Basti pensare che solo sapendo qual è l’indirizzo da attaccare di un sistema critico si può bloccare un’intera nazione, per esempio il suo sistema elettrico.   “La cosa incredibile – sottolinea Ghioni – è che gli unici Paesi vulnerabili sono quelli occidentali”. E’ impossibile, infatti, pensare a un cyber attack a Paesi come l’Iran o l’Iraq, perché non hanno sistemi critici collegati a quelli informatici. Non sono digitalizzati. D’altro canto, però, Fabio Ghioni che è consulente di diversi paesi arabi, ci spiega che l’Iran ha la più grossa organizzazione governativa d’attacco: la Iranian Cyber Army. La Cina è specializzata nello spionaggio aziendale: ruba informazioni, formule e, senza spendere milioni in ricerca, produce, minacciando le nostre economie. Mettere in ginocchio un’azienda attraverso un computer è anche un modo di fare guerra.

Scenari inquietanti sui quali non si può non tenere alta la riflessione. Tutto ciò, che investe i dati personali dei singoli utenti di Internet ma si ripercuote anche sulla società intera, chiama in causa i legislatori. Il cyber world, infatti, rischia di rimanere terra di nessuno. La legislazione non tiene il passo della tecnologia. Dal diritto romano fino ad oggi le normative si fondano su territorio e giurisdizione ma Internet ha scardinato i parametri, creando il mondo virtuale della Rete che va oltre tempo e spazio. I legislatori a livello nazionale tentano regolamentazioni ma basta dire che un pedofilo o uno stalker che opera da un computer collegato ad un Internet Protocol Number diverso da quello del suo computer e del suo Paese non lascia traccia delle sue scorribande odiose in Rete e, dunque, non è rintracciabile. Un altro esempio: negli USA il Patrioct Act permette tra le altre cose che le autorità accedano ai dati personali dei cittadini senza restrizioni. Ma gli utenti Microsoft, come quelli di Google, sono sparsi in tutto il mondo. Ciò potrebbe significare che le autorità americane possono violare la privacy di un cittadino italiano avvalendosi di una legge statunitense.

Anche il fatto che le poche normative in materia a livello nazionale siano diverse da Paese a Paese contribuisce al far west. In Russia il pirataggio informatico non è un reato. In Corea del Sud è obbligatorio far coincidere l’identità virtuale con la propria identità reale. Andando a Seoul e scoprendo questa norma ci si sente in una giovane democrazia che conserva retaggi della presidenza quasi assoluta che ha avuto fino a qualche anno fa, ma poi parlando con Ghioni si comincia a pensare diversamente. Ghioni, innamorato della tecnologia digitale, hacker libero pensatore, approverebbe immediatamente l’obbligo di coincidenza di identità. Spiega: “la privacy da difendere è un’altra cosa, non è la libertà di mentire su web”. Ma se, come è in Corea del Sud, per i social network si imponesse nel resto nel mondo la corrispondenza tra identità reale e identità virtuale, meno persone forse aderirebbero a un sistema che rappresenta un bacino di informazioni  per compagnie pubblicitarie e non solo. Gli interessi in campo non mancano. E infatti l’hacker che spiega la necessità di avere regole sottolinea anche a gran voce l’enorme difficoltà, proprio per le implicazioni di tanti fattori.

Emerge tutto lo spessore di un dibattito epocale: la necessità di senso critico per il singolo utente e la necessità di una riflessione, a livello globale, sul piano legislativo. Da parte sua, Andrea Melodia, presidente dell’Ucsi nazionale, lancia un vero e proprio appello ai giornalisti e alla società civile a mantenere alta la riflessione per pretendere regole, sposando la battaglia per la trasparenza sulle identità. Emerge il bisogno condiviso di una qualche forma di controllo del mondo virtuale che ovviamente non deve lontanamente significare controllo di contenuti, censura, come fanno circa 60 governi al mondo. Ma per paura di sconfinare nel controllo o per scetticismo sulle difficoltà di governance, ci si può abbandonare all’idea che Internet sia terra di nessuno senza se e senza ma? A questo proposito è chiaro che qualunque forma di “controllo” debba essere sovranazionale anzi mondiale. E dunque, ci sembra che, oltre agli appelli che si sentono da più parti ad una governance mondiale in tema di economia, si aggiunga anche la stessa esigenza in tema di Internet.

Va detto che in Unione Europea e negli Stati Uniti qualcosa bolle in pentola. A Bruxelles a inizio anno la Commissione Europa ha presentato un regolamento sulla privacy dei dati che però è solo un’indicazione mentre per esempio la battaglia concreta con google per avere maggiore trasparenza sul rastrellamento e l’uso di dati personali è tutta aperta. A Washington sono in discussione al Congresso due proposte di legge, siglate SIPA e SOPA, che a dire il vero si concentrano di più sulla questione copyright.  Solo recentissimamente Obama ha lanciato un appello a trovare forme di tutela della privacy on line. Ma si sa che le sensibilità sono diverse: in EU il diritto alla privacy è assoluta priorità, negli Stati Uniti concettualmente viene dopo il diritto d’impresa. Certamente un accordo sulla privacy tra EU e USA aiuterebbe. Risulta chiara comunque la complessità anche solo a immaginare una normativa generale.

A proposito di sistemi immaginabili, va menzionato Logbox, un sistema che rappresenterebbe praticamente una  “scatola nera” per Internet che, come per gli aerei, possa dirci la verità di quanto accaduto su web. LogBox è stato presentato al Parlamento Europeo dall’europarlamentare PPE Tiziano Motti su idea di Ghioni. Prevede di crittografare i dati mettendo la “chiave” per decriptarli nelle mani di autorità, notaio, utente stesso. Dunque un certificato digitale che passa attraverso la garanzia di 3 entità, tra cui l’utente stesso che ha voce in capitolo.
Il meccanismo implica la “collaborazione” dei sistemi operativi. Dunque si chiamano in causa Windows, Apple, Linux. Dovrebbero contenere le caratteristiche di generazione di tutti i log (in pratica i tabulati) di attività che vengono attuati dal computer su cui gira il sistema operativo. Non è poco, perché così i log sarebbero firmati digitalmente in modo da far risalire a uno specifico computer e al suo utilizzatore. E questo indipendentemente da qualunque accorgimento per anonimizzare qualunque attività illecita. Ghioni assicura che i costi per l’operazione sarebbero estremamente bassi. Il sistema è attualmente all’analisi della Commissione Europea. Ghioni ci confessa: “Non credo che verrà approvato perchè in tanti non sono interessati alla trasparenza”. Ci convince sempre di più sull’importanza di un dibattito della società civile.

Resta da sottolineare che tutto il discorso non tende minimamente a demonizzare Internet o social network. Si tratta semmai di rivendicare maggiore educazione all’uso. E’ bello ricordare che il Consiglio d’Europa ha giustamente inserito a dicembre scorso tra i diritti fondamentali dell’uomo quello dell’accesso a Internet. E che il Parlamento Europeo ha assegnato a fine 2011 il Premio Sacharov per la libertà di pensiero a esponenti di diversi Paesi del Nord Africa che hanno fatto la “primavera araba” nei loro Paesi anche attraverso la Rete.  Il punto è che Internet è innanzitutto un’opportunità ma va conosciuta meglio nei suoi contenuti come nei suoi meandri tecnici. Un esempio di meandri del prossimo futuro: Internet 3.0. Significa non più solo computer che comunicano tra loro ma anche elettrodomestici e oggetti di uso quotidiano che comunicano in Rete attraverso sensori. Non si può non seguire quest’altra accelerazione della tecnologia con la riflessione e il pensiero. D’altra parte è sempre quello che accade all’uomo di ogni tempo: la tecnologia lo catapulta sempre in terreni nuovi dove si ritrova a reinventare il pensiero.

Si capisce la sfida che il mondo virtuale pone all’umanità di oggi. Con la consapevolezza che Ulisse è sempre nell’animo umano. Nell’antichità, l’Ulisse di Omero sfidava e veniva sfidato dai confini fisici tra noto e ignoto. Nel Medio Evo l’Ulisse di Dante “sconfinava” inseguendo la conoscenza tra vizi e virtù dell’animo. Poi nel ’900, l’Ulisse di Joyce ha rappresentato la stessa brama di conoscenza ma sui “confini” tra conscio e inconscio. Oggi, Ulisse è sfidato sempre sul solito terreno della conoscenza ma nella zona in ombra tra reale e virtuale.

 

Articolo di Fausta Speranza, dal mensile Area

Internet e Minori: Risorse e Inside

fonte: @uxilia
Sabato 11 maggio 2013 – ore 10
Presso La Sala della Torre della Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia
Via Carducci, 2 – 1° Piano
CONVEGNO A GORIZIA – PROGETTO “ISSA LA RETE”
La tecnologia ha assunto un ruolo di rilievo nelle attività
quotidiane di ognuno di noi, al punto che più di qualcuno
ha ipotizzato che la fine dell’umanità moderna potrebbe
essere causata dalla fine delle moderne tecnologie.
Tuttavia, l’informatizzazione selvaggia delle nostre vite
nasconde un lato oscuro davvero inquietante, soprattutto
con riferimento ai minori. Quando si parla di crimini in
generale, si avvertono sensazioni che vanno dalla curiosità
allo stupore, ma in nessun altro caso come per reati di
pedofilia la prima reazione unanimemente avvertita è la
rabbia mista a ribrezzo e chissà cos’altro.
I reati che coinvolgono i minori come parti offese offrono
una mole enorme di argomentazioni e considerazioni in
campo giuridico e criminologico.
Parenti, insegnanti, sacerdoti… La lista dei potenziali
offender non è definibile! Le notizie di attualità, di tanto
in tanto, si permeano di casi eclatanti coinvolgenti questi
“orchi”, come chiamati da molti, catturati dopo lunghe e
faticose indagini.
Perché attendere che questi criminali vengano catturati
dalle forze dell’ordine per poi essere processati da un
sistema lento e inadeguato? Come prevedere misure,
comportamenti e campagne informative che
impediscano che altri minori vengano violati? Questi e
altri interrogativi saranno sviluppati nel corso dell’incontro
programmato.
h.10:30 Introduce e Modera
Dott. Massimiliano Fanni Canelles – Presidente Associazione @uxilia Italia
Intervengono:
Francesco Di Lago: Ispettore Capo, Resp. della Sez. Polizia Postale e delle Comuicazioni di Gorizia
Renato Pizzi: Ispettore Capo, Resp. Servizio Investigativo Polizia Postale e delle Telecomunicazioni di Gorizia
Eustachio Walter Paolicelli: Avvocato, Presidente World Wide Crime
Fabio Ghioni: Esperto in sicurezza e tecnologie non convenzionali, consulente strategico, scrittore, saggista e conferenziere

Manifesto per il digitale L’Omat di Milano si mobilita

La due giorni dedicata all’informatica del 17 e 18 aprile chiede un cambiamento. A sorpresa chiuderà l’hacker Fabio Ghioni

 

c.l.

 

 

Uno dei più “vecchi” e autorevoli appuntamenti per professionisti e dilettanti del digitale scende in campo e rilancia un manifesto per l’Italia digitale, per “lo sviluppo di un quadro normativo bloccato” che certo non aiuta il tanto evocato sviluppo.

Anche questo accadrà il 17 e 18 aprile nella edizione milanese numero 42 dell’Omat , due giorni di incontri e convegni, per specialisti e curiosi, sul futuro dell’informatica nella comunicazione nel commercio e nelle aziende. Mai come quest’anno l’evento affronta temi popolari.

 

A partire dal manifesto, promosso tra i primi dall’avvocato Benedetto Santacroce, professore in “Diritto penale doganale” presso la facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Torino. Il documento rilancia un’agenda digitale per la modernizzazione del Paese, e sarà presentato nel corso della conferenza plenaria di apertura e poi approfondito nella conferenza “Applicazioni e testimonianze – gestire in modo intelligente, proficuo e sicuro le informazioni aziendali”, entrambe in programma mercoledì 17 aprile. Tutti i presenti potranno sottoscrivere il manifesto nel corso dell’evento.

 

Ma l’Omat riserverà una sorpresa anche per il giorno di chiusura dei lavori, portando sul suo palco Fabio Ghioni, hacker e fiero di esserlo, esperto mondiale in sicurezza e tecnologie non convenzionali, consulente per organismi governativi internazionali, noto anche per essere stato membro del cosiddetto Tiger Team di Telecom. Attualissimo il tema del suo intervento, il 18 aprile alle 15: “Identità digitale: tutti i colori del buio”. Una vera e propria guida al “lato oscuro” del web, per spiegare che le opportunità sociali della Rete si accompagnano a truffe e trabocchetti da cui si può imparare a difendersi.

 

Nel mezzo, l’evento propone il consueto menù per tutti i palati, che animeranno l’Atahotel Executive (viale Don Luigi Sturzo 45). Si va dall’onnipresente Cloud, alla firma digitale e posta elettronica certificata, passando per gli imprescindibili Big Data e Open Data, le App e il mobile e il più specifico tema del Timbro digitale e della Firma Grafometrica. Tutti affrontati da uomini e donne che lavorano sul campo. Come per esempio Frieda Brioschi (Presidente, Wikimedia, Netizen), Paolo Catti e il professor Stefano Mainetti, a diverso titolo coinvolti nella School of Management del Politecnico di Milano, Luca Motta ed Enrico Toson di Hewlett Packard e molti altri.

 

Appuntamento a Milano, dunque, per discutere, ma anche per pungolare chi i dovere e aiutare il Paese a uscire dalle secche di un oggi che regala pochi slanci verso il futuro.

Tiziano Motti e i Diritti degli Animali

beagle-maschera

“L’Europa dovrebbe applicarsi con soluzioni non sanguinose per i randagi”. È quanto asserisce e si auspica l’eurodeputato Tiziano Motti, nella conferenza stampa del 19 aprile 2012 presso la sede del parlamento europeo a Strasburgo. Oggetto: Soluzioni alternative allo sterminio degli animali randagi che viene effettuato in alcuni paesi europei.

La protezione dei cani randagi e i diritti degli animali in generale occupano da sempre, per l’europarlamentare di Reggio Emilia del gruppo PPE, delegazione UDC, un posto importante nella scaletta delle priorità in favore degli interessi della comunità europea. In questa occasione, egli ha presentato coraggiosamente un video shock, senza censure, dove si disegna in tutta la sua crudezza la condizione ordinaria di diversi canili, in alcuni paesi d’Europa. Si evidenziano, inoltre, i recenti casi di violente uccisioni di massa di animali randagi, approvate incredibilmente, tra le altre, dalle autorità pubbliche di Romania, Ucraina, Spagna. Sembra che tutto avvenga con la massima naturalezza, ed è quasi un paradosso, dal momento che, ad esempio, l’Ucraina si è trovata recentemente ad essere sotto i riflettori mondiali, come organizzatrice della European Cup 2012! Un passo falso, dunque, si potrebbe dire.

Preme ricordare, tra l’altro, che Tiziano Motti è uno dei pochi deputati che si è opposto alla recente approvazione della direttiva sulla sperimentazione animale. Anche per quanto riguarda il video presentato, la cui visione è disponibile su Internet, se vogliamo lasciare alla coscienza dei singoli le implicazioni morali ad esso associate, si evidenzia invece una questione di sostanza giuridica. L’art.13 del TFUE (Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea), infatti, nell’ambito delle modifiche apportate dal Trattato di Lisbona, considera i randagi come “esseri senzienti”. Questo assunto, che ai più può sembrare quasi banale, sembra invece non essere per nulla considerato, a fronte dei molti documenti, grondanti crudeltà e dolore inflitti, diffusi dalle varie organizzazioni per la tutela del benessere degli animali.

Tali misure drasticamente ‘risolutive’ o ‘precauzionali’, in realtà, non sarebbero necessarie. La Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia, del 13 novembre 1987, aveva già indicato la sterilizzazione come metodo efficace per prevenire la riproduzione incontrollata delle bestie a piede libero. Se non tutti gli Stati membri del Consiglio d’Europa hanno firmato questa convenzione, è certo che tutti hanno firmato e ratificato il trattato di Lisbona. “Circa 120 milioni di randagi in Europa stanno diventando facile preda per la sperimentazione sugli animali a fini scientifici”, ribadisce Motti, “e solo l’adozione di strategie politiche comunitarie può tenere il fenomeno sotto controllo”. Propositi e obiettivi? L’applicazione di misure di prevenzione per la sterilizzazione, che tutti gli Stati dovranno adottare sotto la pressione dell’opinione pubblica, e l’apertura di una procedura di infrazione.